
lunedì 18 maggio 2009
domenica 17 maggio 2009
Il racconto
Le scosse si susseguivano da mesi. Tante. Troppe perchè il sistema nervoso non ne risentisse. Le ultime di quella notte, era la domenica delle palme, erano state forti. Mia madre e mia sorella erano sul letto matrimoniale, mio marito ed io avremmo dormito sui divani, in salotto. Nessuno di noi era nella propria casa. La paura ci aveva fatto scegliere un'abitazione messa a disposizione da amici. Non potevamo sapere che ci saremmo trovati sull'epicentro. Il pian terreno ci dava la sicurezza di una via di fuga, sulla piazzola antistante. Le nostre case, nel centro cittadino, avevano scale alte, difficili da percorrere in caso di terremoto. E vicoli stretti. Mia madre e mia sorella erano agitatissime, io le rassicuravo e le calmavo con gocce di Valium. Facevo progetti per la Pasqua, per distrarci.Pensavo di andare fuori. Via dal terremoto. Intorno alle due le lasciai nella loro camera e raggiunsi mio marito in salotto. Ero stranamente tranquilla. Non avevo paura. Il sonno mi vinse mentre pensavo che, all'indomani, avrei dovuto comprare le uova di cioccolata e le colombe per i regalini di rito. E portare avanti il mio lavoro che era frenetico in quei giorni. Dovevo ricordare di comprare quella bottiglia di rhum che piace tanto a Peppe. E volevo fare delle lasagne da congelare. Le lasagne a Pasqua sono un rito per noi. Le avrei portate con me. Ovunque saremmo andati. Dormivo. Lo scoppio del televisore caduto mi sveglia. Buio. Mio marito è a terra, accanto a me. E mi stringe. Il mondo trema intorno. E non si ferma. Rumore di cocci e vetri infranti. E di muri che cadono. Non penso al sisma. Non potevo immaginare che ne esistesse uno di quella intensità. Penso alla terra che si spacca e mi risucchia. Penso alla fine del mondo. Mia madre e mia sorella nell'altra stanza. Urlando, invoco i loro nomi. Nessuna risposta. Urlo e urlo, ma non possiamo muoverci. La violenza della scossa ce lo impedisce. La terra si ferma. Urlo, con i piedi nudi feriti dai vetri rotti. Ci avviciniamo alla porta d'ingresso. Non si apre. Invoco mia madre. Sento la sua voce flebile che mi dice "Anna, siamo vive" Mio marito mi catapulta dalla finestra e mi urla di allontanarmi. I miei occhi vedono solo nebbia bianca. Pesante.Puzza di gas e di polvere. Sono sola sulla piazzola quando vedo una casa implodere davanti a me. Poi un'altra. Arrivano le prime persone. Mute. Urlo di aiutarci: "c'è una persona anziana fra le macerie". Vorrei morire. Piango disperata.Una donna esce da una finestra. Sanguina abbondantemente. La stringo a me. E piangiamo. La terra trema ancora, spaventosamente. Vedo la casa dove sono i miei affetti, le persone che amo di più al mondo, aprirsi in un angolo. L'imbotto di una finestra cade. Urlo "dove siete?" E la terra continua a tremare. Cado. Mi rialzano. Sono disperata. Vedo uscire mio marito che trascina mia madre avvolta in una coperta. Mia sorella segue sconvolta. In quel momento ho pensato che avevo tutto quello che volevo. Eravamo salvi. L'auto era intatta. Saliamo e , lentamente, ci allontaniamo verso uno spiazzo aperto. Non una parola. Buio pesto. E silenzio. Tremiamo senza riuscire a fermarci, mentre chiamiamo i parenti e gli amici al telefono. Siamo vivi. Accendiamo la radio: canzonette, e le voci suadenti dei conduttori notturni. L'alba arriva con i suoni incessanti delle ambulanze e apre davanti a noi lo scenario di una realtà devastata. Il giornale radio parla di sisma disastroso. La mia seconda vita ha inizio.
venerdì 15 maggio 2009
Perchè?
Ci sono delle domande alle quali è difficile rispondere. Ne porrò una. E non la pongo perchè mi riguarda personalmente. Io ho scelto di non essere ospitata nelle strutture alberghiere messe a disposizione sulla costa abruzzese. Non ho mai fatto richiesta. Non mi interessa andare a villeggiare, anche forzatamente, mentre qui c'è gente che soffre.Ma mi chiedo perchè alcune persone vivono il terremoto
così .....
e altre in strutture tipo questa (Torre Mannella- Città Sant'Angelo)
Mi chiedo perchè in quelle strutture vivono impiegati, insegnanti,professionisti, imprenditori, commercianti , "notabili" e amici degli amici e , nelle tende, oltre ai pochi che lo hanno scelto, tanti cittadini di serie B. In base a quale criterio?
e altre in strutture tipo questa (Torre Mannella- Città Sant'Angelo)Mi chiedo perchè in quelle strutture vivono impiegati, insegnanti,professionisti, imprenditori, commercianti , "notabili" e amici degli amici e , nelle tende, oltre ai pochi che lo hanno scelto, tanti cittadini di serie B. In base a quale criterio?
giovedì 14 maggio 2009
L'arcivescovo metropolita
Sì, Bertolaso ha mobilitato i sacerdoti. Non si può dire che il brav'uomo non si dia da fare. Mentre il Capo mette in scena l'ennesima pantomima, fingendo ira furiosa verso il proprio commercialista Tremonti, che sostiene che i soldi per noi terremotati non ci sono, in attesa di stivarci tutti sui barconi e spedirci verso le coste libiche,tanto, fra disgraziati, possiamo darci una mano, il Betolaso, appunto, chiama santa madre chiesa.Si fa quel che si può. Chiede ai sacerdoti di stare accanto ai disgraziati, di supportarli, di dar loro il motivo e la ragione per andare avanti. Sorvolo sul panorama dei preti dell'aquilano, sorvolo. Ma ci sarebbe tanto da dire. E mi limito a riportare una lettera che il nostro arcivescovo ha inviato alla Presidente delle Provincia, Stefania Pezzopane. Piccola premessa: monsignor Molinari è aquilano ed è stato parroco in varie chiese cittadine e, soprattutto, è stato professore di religione al liceo classico. Professore amatissimo ed illuminato di tante generazioni, anche della sottoscritta. Poi è diventato vescovo e le cose son cambiate. Ha gettato all'ortica quell'aria e quei modi alternativi e si è perfettamente inserito nel sistema vaticano. Deve rispondere alla benny, mica a dominiddio. Stefania Pezzopane, ex PCI, è una che con le parole ci sa fare benissimo. Una che sa smuovere gli animi. Nei fatti è un po' diversa. Ma qui diciamo di parole. Insomma, la Pezzopane ha incitato ad accelerare l'uscita dalle tendopoli, ha evidenziato le condizioni penose degli sfollati ed ha chiesto per loro tempi brevi per una sistemazione dignitosa, per vite già tanto provate. Ha implorato attenzione. Questo uno stralcio della lettera dell'arcivescovo metropolita, ex prof anche della presidente.
"Il tuo grido di protesta sembra dimenticare che siamo tutti interessati a risolvere subito il problema. La tua sembra essere un'accusa indiscriminata contro lo Stato, contro la protezione civile e contro tutti coloro che si stanno prodigando generosamente nei confronti della popolazione e si stanno impegnando nella ricerca delle soluzioni concrete possibili. E' facile, purtroppo, in questi momenti, cedere alla tentazione di speculare sulla tragedia che ci ha colpiti. Non è giusto far leva sui disagi e la stanchezza della gente che vive nelle tendopoli anche se è certamente doveroso rimanere all'erta affinchè l'opera di ricostruzione avvenga nella trasparenza e velocemente"
Il prof. l'ha bacchettata, come ai tempi del liceo. E le ha detto, in pratica: ma che cavolo ti metti a dire che nelle tendopoli si sta male? Facciamo finta che tutto vada bene, come fanno vedere alla tele. Tanto tu stai col culo al caldo, io pure, i miei pretini sono stipendiati, la curia li aiuta, le chiese gliele ricostruiremo prima delle case e la benny è arrivata a darci la benedizione, anche se erano trascorse tre settimane dal sisma. Le abbiamo approntato un palco che è costato 68mila euro, non badiamo a spese noi. Mentre nelle tende c'era il gelo e mancavano le stufe. Ma la PC si è preoccupata che arrivassero, mica è colpa sua se sono arrivate dopo 15 giorni, quando c'erano 40 gradi nelle tende. Ora la PC si sta attivando per i condizionatori, speriamo che non arrivino quando saremo a meno 15. Si fa quel che si può, non stare a guardare il capello. Comunista.
mercoledì 13 maggio 2009
Alla sera
Post serale, post intimo. Di quelli per gli amici, gli amici che ti capiscono. E ti perdonano. Sempre, alla sera, accadeva anche nella mia prima vita, mi assale la malinconia. E' inevitabile. Prima la gestivo. Devo cercare di gestirla anche ora. Il container è piccolo, intimo, direi con ironia. Peppe ha preso una brutta bronchite ed è febbricitante. Si lamenta nel sonno. Spero che l'antibiotico faccia effetto. In questo spazio ristrettissimo ho cercato di ricreare un'idea di casa. Ho la mia scrivania che, all'uopo, funge da cucina e piano di lavoro, un armadietto, un letto da una piazza e mezza e un comodino che ospita il televisore, e mensole piene di ceste e scatole.Ci sono anche degli oggetti che mi ricordano la mia casa. Quella che non tornerà mai più. Non so se mi piacciono ancora. Credo di no. Dopo aver provato l'inferno della pioggia, del fango e del freddo, il container sembra un piccolo paradiso. Da giorni, molti, mi chiedo perchè non riesco ad allontanarmi da questo luogo. Dalla mia terra. Dalla mia gente.Un periodo fuori, anche breve, potrebbe farmi bene. Lo so. Ma non ce la faccio. Una calamita mi trattiene qui. Una calamita che è fatta di dolore. E di senso del dovere, che sento mi reclama qui. E poi il lutto non ti fa desiderare la normalità. Quella normalità che troverei altrove mi spaventa. Non posso viverla. Non posso vedere le cose di prima con gli occhi di ora. Occhi diversi. Di una donna diversa. Il lutto è profondo, ma lentamente mi sto facendo una ragione dell'accaduto. Ne sto prendendo atto. E so che devo fare dei progetti, per sopravvivere. Vi accennavo ad un'idea maturata qualche giorno fa. Voglio tornare a lavorare e voglio avere una casa. Non posso aspettare le promesse del Governo. Mi sentirei un'imbecille. Inutile. E temo che sarei anche disillusa. Quindi voglio trovare un pezzetto di terra, anche in questa area industriale, dove costruire, con le mie stesse mani un laboratorio ed una casa. Voglio una casa di legno, leggera. Che, se cade, non fa male. Una casa molto diversa da quella che avevo. Una casa povera, quale io sono ora. Ma mia. E bella. Oh, sapete, è il mio lavoro, so fare anche case belle con materiali poverissimi, riciclati. Ho già il progetto in mente. L'ho costruito, tassello dopo tassello, nelle mie notti insonni. Voglio una casa dove poter ospitare gli amici, dove portare la mia mamma a stare con me, dove tornare a vivere. E a ridere. Mi sembra il tema di Lorenzo,nove anni, bambino terremotato. Forse questi sono solo sogni irrealizzabili, ma sognare mi è sempre piaciuto.Vi lascio, prima che le lacrime mi oscurino totalmente lo schermo del pc. Questo è stato solo un sfogo. 'Notte......
I professori

Si è riunita, oggi a L'Aquila nella Scuola della Guardia di Finanza di Coppito, la Commissione Internazionale di sismologi, voluta da Bertolaso in persona. Sono nove scienziati, specializzati in sismologia e geofisica, ai vertici delle universita' e dei centri di ricerca piu' importanti del mondo. Sono il prof. Tom Jordan, presidente del gruppo di lavoro della commissione, direttore del Southern California Earthquake Center, e professore di Earth Sciences alla University of Southern California a Los Angeles, Yun Tai Chen, professore di Geofisica e Direttore onorario dell'Istituto di Geofisica della China Earthquake Administration, Paolo Gasparini, professore di Geofisica alla Universita' Federico II di Napoli, Raoul Madariaga, professore di Sismologia alla Scuola Normale Superiore di Parigi, Ian Main, professore di Sismologia e Fisica delle Rocce all'Universita' di Edinburgo, Warner Marzocchi, dirigente di Ricerca dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Gerassimos Papadopoulos, direttore di Ricerca dell'Osservatorio Nazionale di Atene, Guennadi A. Sobolev, direttore del Dipartimento di Catastrofi Naturali e Sismicita' della Terra dell' Accademia Russa delle Scienze a Mosca, Jochen Zschau, professore di Geofisica all'Universita' di Potsdam. Lo hanno detto. E confermato. Il terremoto distruttivo è stato della magnitudo 5.8 della scala Richter. Si è avvertito così prepotentemente per via della faglia che attraversa proprio la città. Quei due decimali in meno non ci consentiranno di accedere al cento per cento del risarcimento per la ricostruzione. Due piccoli decimali. Non importa che il sisma sia stato distruttivo.Di vite e cose.E identità. I due decimali fanno la differenza. Sostanziale.
Mentre scrivo sento alla Tv che Bertolaso ha garantito il risarcimento totale dei costi della ristrutturazione. Non so, si son strombazzate tante cose sino ad ora. Non so.
martedì 12 maggio 2009
Noi, terremotati
Prendo spunto dalle pertinentissime domande che Alessandro MT mi ha rivolto nel commento al precedente post per aggiornarvi sulla condizione di noi terremotati aquilani. Mi ero persa nel dolore per la mia città distrutta e tralasciavo di informarvi su quanto il Governo sta facendo per noi. Gli sfollati di L'Aquila e comuni e frazioni interessati dal terremoto sono circa 65.000. I dati ufficiali parlano di più 35.000 allocati nelle tendopoli. Le rimanenti persone si dividono fra quelli alloggiati presso le strutture ricettive della costa, dei quali non esistono dati annunciati,che sono per la maggior parte impiegati statali, insegnanti e rappresentanti della borghesia locale, e coloro che hanno provveduto personalmente alla propria sistemazione. Nelle tendopoli, dove sono collocate nella maggior parte persone anziane e stranieri, la situazione è drammatica. E questo a poco più di un mese dall'evento. Bertolaso ha detto chiaramente che non sono previsti alloggi alternativi fino ad ottobre inoltrato, quando i moduli abitativi non provvisori saranno approntati nelle aeree ritenute antisismiche,che a tutt'oggi non sono state ancora espropriate. Le tende sono caldissime durante il giorno, si raggiungono anche i 40 gradi, e fredde durante la notte. Le condizioni igieniche sono precarissime. Il cattivo odore è insostenibile. Sono in atto epidemie di dissenteria e brochiti e polmoniti. Mosche, zecche e ratti sono in attesa di disinfestazione. Di container o case in legno fornite dallo Stato non se ne parla. In pratica, non esistono. In città, dopo pochi giorni dal sisma distruttivo, sono apparse numerose case in legno, poste in mostra da ditte locali e non, per essere vendute. Molti le stanno acquistando. Ma questo può farlo unicamente chi dispone di un terreno dove allocarle. E, ovviamente, del danaro per acquistarle. Non mi risulta che nel comune di L'Aquila esistano zone messe a disposizione dal'amministrazione a tale scopo . A tutto ciò va aggiunta la situazione disperata di quanti, commercianti ed artigiani e liberi professionisti, hanno perso il lavoro. Tra questi mi colloco anche io. I famosi 800 euro mensili ,tanto sbandierati dai politici venuti in passerella elettorale, non trovano riscontro alcuno in decreti reali. Chi non usufruisce delle tendopoli o degli alloggi sulla costa può inoltrare domanda al Comune per avere un risarcimento pari a 100 euro al mese, 200 per gli ultrasessantacinquenni. L'impiegata del comune, alla quale ho consegnato la mia domanda redatta su un foglio di carta volante, ché l'amministrazione non dispone di computer, mi ha detto che non si parlerà di avere tale indennizzo prima di settembre, viste le condizioni nelle quali versa la macchina burocratica comunale. Le case agibili, per le quali però il Sindaco non ha ancora fornito decreto di rientro, sono quasi il 50 per cento di quelle relazionate. Il 50 per cento di quelle che non si trovano in zona rossa. La zona rossa rappresenta, aldilà del bel nome evocativo, i centri storici di L'Aquila, Onna, Paganica,San Gregorio e Tempera che sono totalmente inagibili. Gli abitanti di queste zone sono oltre 16.000. Me compresa. I moduli abitativi annunciati da Bertolaso non potranno ospitare più di 13.000 persone. Appare chiaro, innanzitutto, che gli sfollati assistiti nelle tendopoli non possono trascorrere l'estate e parte dell'autunno in condizioni tanto precarie. E appare altrettanto chiaro che i nuovi disoccupati senza più beni al sole non possono sopravvivere privi di introiti di alcun genere. Quando arriverà l'inverno, coloro che saranno senza casa moriranno di freddo. Qui si scende anche a 15 gradi sotto lo zero. Questa la nostra situazione. Unica soddisfazione è stata, domenica, giorno della festa della mamma, la presenza delle deputate Gabriella Carlucci, Alessandra Mussolini e Paola Pelino, giunte sin qui a portare la loro solidarietà morale. La chicca è stata Maria Grazia Cucinotta che si pavoneggiava davanti ai riflettori,prima e dopo aver coperto l'abbondante scollatura con una maglietta bianca inneggiante alle mamme aquilane. Non è poco. Mica pizza e fichi.
lunedì 11 maggio 2009
La città
Una ripresa della città, del quartiere di Santa Giusta, il mio, dalla collina di Collemaggio
Foto
domenica 10 maggio 2009
La signorina snob
E' domenica, e mi consento un post leggero.
Nella mia prima vita ero spiritosa. Spero di tornare ad esserlo anche nella seconda. Sì, spiritosa. E mi divertivo ad inventare macchiette ed a proporle agli amici. Una che piaceva tanto, ed era anche molto richiesta, era quella della signorina snob. Mi ispiravo alla bravissima Franca Valeri. Ricordo quando, ad Ischia, mollemente adagiata nelle acque calde, davanti a quel panorama che toglie il respiro, facevo ridere tutti recitando cose del tipo " Ah, questi poooovevi. Povevi cavi. Spesso vado a tvovavli nelle lovo catapecchie. Povto quelle cose che piacciono taaanto ai povevi. Sapete, vevo, che i povevi amano i fagioli in scatola? E le patate e la cavne consevvata, e quel fovmaggio che sa di polistivolo? Voba da discount. Pvovate a povtave lovo dello champagne: vi gavantisco che non lo bevvanno mai. I povevi lo champagne te lo sputano in faccia"
Ieri sera ero in coda per prendere la cena alla mensa del campo Monticchio1. Lì danno roba da poveri. E mi sta bene. Siamo in tanti.Una giovane donna, vestita in blu, con un accento del nord, rivolgendosi ad un compagno che le era accanto, stessa divisa con stemma ROTARY INTERNATIONAL, ha detto : "che facciamo? ci mischiamo alla plebaglia?" Ho sorriso. Era simpatico ritrovare la mia macchietta in carne ed ossa. Ed è stato bello sentirmi parte integrante di quella plebaglia.
Nella mia prima vita ero spiritosa. Spero di tornare ad esserlo anche nella seconda. Sì, spiritosa. E mi divertivo ad inventare macchiette ed a proporle agli amici. Una che piaceva tanto, ed era anche molto richiesta, era quella della signorina snob. Mi ispiravo alla bravissima Franca Valeri. Ricordo quando, ad Ischia, mollemente adagiata nelle acque calde, davanti a quel panorama che toglie il respiro, facevo ridere tutti recitando cose del tipo " Ah, questi poooovevi. Povevi cavi. Spesso vado a tvovavli nelle lovo catapecchie. Povto quelle cose che piacciono taaanto ai povevi. Sapete, vevo, che i povevi amano i fagioli in scatola? E le patate e la cavne consevvata, e quel fovmaggio che sa di polistivolo? Voba da discount. Pvovate a povtave lovo dello champagne: vi gavantisco che non lo bevvanno mai. I povevi lo champagne te lo sputano in faccia"
Ieri sera ero in coda per prendere la cena alla mensa del campo Monticchio1. Lì danno roba da poveri. E mi sta bene. Siamo in tanti.Una giovane donna, vestita in blu, con un accento del nord, rivolgendosi ad un compagno che le era accanto, stessa divisa con stemma ROTARY INTERNATIONAL, ha detto : "che facciamo? ci mischiamo alla plebaglia?" Ho sorriso. Era simpatico ritrovare la mia macchietta in carne ed ossa. Ed è stato bello sentirmi parte integrante di quella plebaglia.
sabato 9 maggio 2009
G8
Molti di voi mi han chiesto di intervenire in merito al G8 che il Cavaliere ha deciso di spostare a L'Aquila, fra noi terremotati. Che dire? La popolazione è divisa. Molti sono contenti,addirittura il deputato DS, aquilano, Giovanni Lolli inneggia al Presidente, definendolo un genio per la brillante trovata. Io sono nauseata. Sempre più nauseata. Non ne vedo il senso. Non riesco a cogliere gli eventuali vantaggi per la popolazione. Se tutto ciò fosse accaduto in tempi diversi, senza terremoto, per noi sarebbe stata una grande opportunità. Sarebbe stata una gran risorsa per una città splendida, da sempre dimenticata dalla classe politica. Da sempre considerata terra di conquista solo in campagna elettorale. Ma ora tutto assume connotati patetici e penalizzanti per noi sfollati. Non oso immaginare la città ancor più militarizzata di quantro lo sia allo stato attuale. Non oso immaginare noi, già martoriati, messi ancor più da parte per far posto ai potenti del mondo. Noi e la nostra terra usati come cornice di un quadro senza tela. Un secondo terremoto ci schiaccerà: saremo entità perse nel nulla. Spettatori anche in questo caso.Mi piacerebbe esserci ad urlare la mia rabbia, anche in maniera perentoria. Ad urlare quanto siamo lasciati soli in questa tragedia, quanto quello detto finora siano state solo belle parole. Non suffragate dai fatti. Quanto, ancora una volta, noi Aquilani siamo trattati da Italiani di serie B. Ma non posso andare da sola. Dovremo organizzarci. Dateci tempo. E man forte.
Aggiungo il link delle dichiarazioni di Giovanni Lolli, per quanti volessero bearsene.
http://www.lucatelese.it/?p=923
Aggiungo il link delle dichiarazioni di Giovanni Lolli, per quanti volessero bearsene.
http://www.lucatelese.it/?p=923
Ancora sui volontari della Protezione Civile
Torno sull'operato dei volontari della Protezione Civile pubblicando un botta e risposta tra me ed una gentile volontaria. Lo faccio per chiarire, spero definitivamente, l'equivoco che si è generato tra me e le persone che son venute ad aiutarci. Questo è quanto scrive Ornella:
Ciao cara Anna! Sono una volontaria della protezione civile della prov. di Vicenza. Nella notte tra il 6 e il 7 aprile sono partita con i volontari della mia provincia per portare aiuto a voi, popolo abruzzese. Sono partita lasciando qui la mia famiglia, senza conoscere la situazione e senza sapere quanto sarei rimasta. Leggere le tue parole mi ha veramente ferito il cuore, non avrò parole di disprezzo, perchè ho vissuto la situazione e ho letto negli occhi dei tanti abruzzesi che ho avuto l'onore di conoscere la paura x quel che era successo, ma anche la gratitudine x ciò che stacamo facendo. Sono rimasta li una settimana, ho passato li la pasqua, lontana dalla mia famiglia, dalla mia casa; una settimana lavorando per montar tende, portare le brande e praparare i pasti... Non mi ha pesato il fatto che non avevo il tempo di mangiare o che nel nostro campo base i primi giorni non c'era che il bosco per andare in bagno e per tutta la settimana non mi sono potuta lavare, o che montavamo tende anche fino alle 3 di notte e alle 6 eravamo già al lavoro; capivo che tra tanti ero fortunata, e quando sono arrivata in Abruzzo vedere tante persone e tanti bambini che ancora dormivano in macchina mi ha fatto tirar fuori ogni mia forza. Sono pronta a ripartire il 23 maggio, ora la situazione dal punto di vista organizzativo è migliorata. Capisco che a volte certe nostre procedure non siano capite(come il fatto di schedare, non hai pensato che potrebbe servire nel caso qualche parente cerchi persone di cui magari non ha notizie?), ma veramente mi sono venuti i lacrimoni agli occhi nel leggere le tue parole pungenti... Ho cercato di essere il più obbiettiva possibile, ma veramente non ho capito tanta cattiveria nei confronti di noi, protezione civile. Mi spiace tantissimo se il nostro aiuto non ti è gradito, perchè lo facciamo con il cuore. Un abbraccio, Ornella
Questa la mia risposta:
Ornella,mi spiace che voi volontari della protezione civile prendiate come accuse personali quelle che io rivolgo SOLAMENTE all'istituzione.Istituzione che contesto da sempre. L'ho ripetuto tante volte, lo ripeto anche per te.Se tu non ti fossi fermata solamente a questo post, ma fossi andata avanti, lo avresti capito. La superficilità non paga mai. Ma ora voglio spendere altre parole con te. Vedi, non serve che tu mi spieghi minuziosamente come hai vissuto in quella settimana, io lo so. Io ci vivo da più di un mese e mi toccherà viverci ancora per molto tempo.Tutti noi terremotati che siamo rimasti qui a resistere lo sappiamo molto bene. Perdonami se non mi commuovo a pensare che tu ci abbia dedicato una settimana della tua vita. Perdonami. Sai, io il volontariato l'ho sempre fatto. Sempre fuori dai canali ufficiali, dei quali non mi sono mai fidata. Ho lavorato sempre in situazioni di disagio mentale grave. Se vai a ritroso nei miei post vedrai che ne parlo anche. Ebbene, ogni volta che le persone che ho"aiutato" hanno provato a ringraziarmi ed a mostrarmi gratitudine io ho SEMPRE detto che quello che facevo lo facevo per puro egoismo, perchè lo stare con loro faceva stare bene soprattutto me. Non mi sono MAI aspettata riconoscenza. Sono SEMPRE stata io riconoscente verso di loro. E credo che il senso del volontariato sia questo. Riflettici per favore. Nessuno deve battere le mani ai volontari, i volontari sono tali per loro scelta. Non per nostra.
Ciao cara Anna! Sono una volontaria della protezione civile della prov. di Vicenza. Nella notte tra il 6 e il 7 aprile sono partita con i volontari della mia provincia per portare aiuto a voi, popolo abruzzese. Sono partita lasciando qui la mia famiglia, senza conoscere la situazione e senza sapere quanto sarei rimasta. Leggere le tue parole mi ha veramente ferito il cuore, non avrò parole di disprezzo, perchè ho vissuto la situazione e ho letto negli occhi dei tanti abruzzesi che ho avuto l'onore di conoscere la paura x quel che era successo, ma anche la gratitudine x ciò che stacamo facendo. Sono rimasta li una settimana, ho passato li la pasqua, lontana dalla mia famiglia, dalla mia casa; una settimana lavorando per montar tende, portare le brande e praparare i pasti... Non mi ha pesato il fatto che non avevo il tempo di mangiare o che nel nostro campo base i primi giorni non c'era che il bosco per andare in bagno e per tutta la settimana non mi sono potuta lavare, o che montavamo tende anche fino alle 3 di notte e alle 6 eravamo già al lavoro; capivo che tra tanti ero fortunata, e quando sono arrivata in Abruzzo vedere tante persone e tanti bambini che ancora dormivano in macchina mi ha fatto tirar fuori ogni mia forza. Sono pronta a ripartire il 23 maggio, ora la situazione dal punto di vista organizzativo è migliorata. Capisco che a volte certe nostre procedure non siano capite(come il fatto di schedare, non hai pensato che potrebbe servire nel caso qualche parente cerchi persone di cui magari non ha notizie?), ma veramente mi sono venuti i lacrimoni agli occhi nel leggere le tue parole pungenti... Ho cercato di essere il più obbiettiva possibile, ma veramente non ho capito tanta cattiveria nei confronti di noi, protezione civile. Mi spiace tantissimo se il nostro aiuto non ti è gradito, perchè lo facciamo con il cuore. Un abbraccio, Ornella
Questa la mia risposta:
Ornella,mi spiace che voi volontari della protezione civile prendiate come accuse personali quelle che io rivolgo SOLAMENTE all'istituzione.Istituzione che contesto da sempre. L'ho ripetuto tante volte, lo ripeto anche per te.Se tu non ti fossi fermata solamente a questo post, ma fossi andata avanti, lo avresti capito. La superficilità non paga mai. Ma ora voglio spendere altre parole con te. Vedi, non serve che tu mi spieghi minuziosamente come hai vissuto in quella settimana, io lo so. Io ci vivo da più di un mese e mi toccherà viverci ancora per molto tempo.Tutti noi terremotati che siamo rimasti qui a resistere lo sappiamo molto bene. Perdonami se non mi commuovo a pensare che tu ci abbia dedicato una settimana della tua vita. Perdonami. Sai, io il volontariato l'ho sempre fatto. Sempre fuori dai canali ufficiali, dei quali non mi sono mai fidata. Ho lavorato sempre in situazioni di disagio mentale grave. Se vai a ritroso nei miei post vedrai che ne parlo anche. Ebbene, ogni volta che le persone che ho"aiutato" hanno provato a ringraziarmi ed a mostrarmi gratitudine io ho SEMPRE detto che quello che facevo lo facevo per puro egoismo, perchè lo stare con loro faceva stare bene soprattutto me. Non mi sono MAI aspettata riconoscenza. Sono SEMPRE stata io riconoscente verso di loro. E credo che il senso del volontariato sia questo. Riflettici per favore. Nessuno deve battere le mani ai volontari, i volontari sono tali per loro scelta. Non per nostra.
venerdì 8 maggio 2009
Il dolore
Apro piano la porta. Entro in punta di piedi. Questa è l'unica casa che mi è rimasta. Avrete notato come qui nulla sia cambiato. Tutto è identico, come ai tempi della mia prima vita. Mi siedo in un angolo e vi parlo. Ho bisogno di intimità. Non mi avete sentita ieri e oggi. Ho dovuto elaborare un lutto. Ieri, ad ora di pranzo, mio marito ed io abbiamo raggiunto il punto di raccolta a La Fontana Luminosa per essere accompagnati dai Vigili del fuoco nel nostro negozio-laboratorio. Ormai il flusso di persone va scemando. Abbiamo aspettato solamente un'ora e poi i Vigili ci hanno scortati, con la nostra auto, verso il centro. Non avevano fretta. Ci siamo lentamente inoltrati attraverso il corso, siamo arrivati in Piazza Duomo e quindi nello stretto vicolo che conduce a quella che, una volta, era la nostra attività. Dei vigili ho già parlato. Loro capiscono. Ho chiesto di poter dare un'occhiata alle vie circostanti. Hanno acconsentito, pur sapendo che non avrebbero dovuto.Mi sono avventurata da sola. Ho ripercorso quelle stradine che erano le mie di tutti i giorni. Tutti i giorni della mia vita. Immaginate un castello di carte da gioco. Di quelli che si erigono sperando che non crollino da un momento all'altro. Avanzavo sommessamente. Sola. Intorno a me il deserto. E il silenzio totale. Lì mi sono sentita madre. E madre per eccellenza. Quella madre che accoglie fra le braccia il figlio morto.Quella madre che lo stringe a sé e si abbandona al dolore della perdita. Una perdita che sa incolmabile. Una perdita che la soffoca. Quella madre che accarezza con lo sguardo la creatura alla quale darebbe la sua stessa vita, pur di vederla ancora viva. Un dolore atroce. Che ti schiaccia. E ti lascia tramortita. Le ferite di quelle pietre erano le mie. Le ho accarezzate, e baciate. Tutte in un abbraccio disperato. Vi giuro, soffro per la mia città più che per ogni altra perdita personale.Vedo le stelle dalla finestra. Il cielo è sempre uguale. Come le montagne.Voglio provare a sopravvivere. Devo farlo.
giovedì 7 maggio 2009
Il container
Sì,ieri si è compiuto un mese dal giorno della catastrofe. Un mese di dolore durante il quale nessuna delle ferite che hanno squarciato corpi ed anime si è rimarginata. Le sofferenze sono ancora profonde,e laceranti, ma, nonostante tutto, si continua a vivere. Mio marito ed io abbiamo deciso di restare in città e, della cerchia di amici e conoscenti, siamo davvero tra i pochissimi. Molti hanno optato per gli alberghi messi a disposizione sulla costa, altri per le seconde case, altri ancora per l'ospitalità di parenti ed amici. Noi, da resistenti, restiamo sul campo. Ma abbiamo abbandonato la roulotte. Era invivibile. Da ieri sera dormiamo in un container. E non siamo più ad Arischia, ma a Fossa, nella zona industriale di Fossa. Su una piazzola asfaltata messa a disposizione da amici, terremotati anche loro, che non hanno, però, perso il lavoro. Quindi il nostro container è accanto a quelli che ospitano gli uffici, sono ingegneri, e disponiamo di elettricità ed acqua corrente. E di un bagno con doccia. Non è poco. Dopo un mese nell'accampamento degli amici allevatori, tutto questo ci appare un vero lusso. Il container misura dieci metri quadri. Poco, ma riesce ad ospitare un letto, un armadietto ed un tavolo. Anche un fornellino per il caffè. Abbiamo dovuto comprarlo il container, ché per Bertolaso saremmo nelle tende fino a data da definire. Fra dissenterie e pidocchi. E' costato 2.100 euro. E qui entrano in scena quanti di voi mi hanno dimostrato affetto e solidarietà inviando il danaro per l'acquisto del computer dal quale vi scrivo. Siete stati numerosi e generosi. Marina mi ha rimesso la somma di 1.775 euro,che è quella residua dopo l'acquisto del pc. Voi, amici cari, mi avete regalato anche questo container. Questo piccolo spazio dal quale ripartire per rinascere a nuova vita. Grazie per la generosità che, in questo momento, ci risulta davvero preziosa. Appena potrò, pubblicherò delle foto del vostro regalo. Sapete, ieri sera, mettendoci a letto, in una parvenza di normalità, Peppe ed io, per la prima volta dal disastro, siamo riusciti ad azzardare una bozza di ipotesi del nostro futuro. Fino a ieri tutto ci pareva ancora irreale.E ingestibile.Ma di questo vi parlerò in un altro post.
martedì 5 maggio 2009
Il consiglio comunale 2
La tosse allergica non mi dà tregua. Cerco di buttare sulla tastiera qualcosa per voi. E per me. Ieri sera ho partecipato ad un affollatissimo consiglio comunale. Gli Aquilani hanno voglia di esserci. E di sapere. Il punto della situazione è il seguente: ad un mese dal sisma le persone sfollate risultano essere 65mila. Provenienti da L'Aquila e da altri 49 comuni . Le tendopoli allestite sono 170. Tutti ci domandiamo come si può pensare di tenere degli esseri umani in tenda fino all'arrivo dell'autunno. Nessuno parla di roulotte o container.Tutti temono epidemie, malori, malattie e stati d'animo pericolosi. Il decreto terremoto, messo a punto dal consiglio dei ministri, appare quanto di più farraginoso e meno leggibile si possa immaginare. Si parla di ricostruzione immediata e,poi, di finanziamenti dilatati sino al 2033. Si parla di alloggi di transizione per 15 mila sfollati, quando solo gli sfollati del centro storico, totalmente inagibile, sono 22mila. Appare chiaro che gli Aquilani non verranno trattati come Umbri e Marchigiani e Friulani che hanno avuto finanziamenti pari al 10o% del costo base delle loro case.Gli Aquilani sono troppi. Il centro storico della mia amata città è quattro volte più grande della somma di tutti i centri storici dei paesi umbri e marchigiani colpiti dal sisma. La mia città è una delle 24 città d'arte italiane, appare ancor più agghiacciante, quindi, l'opzione concessa alla società Fintecna: chi non riuscirà a coprire la ristrutturazione con il massimale degli 80mila o 150 mila euro, come accadrà in tantissimi casi, me compresa, e non disporrà di fondi personali da aggiungere alla somma erogata dallo stato,potrà cedere mutuo e rudere a questa immobiliare che diventerà padrona del centro storico, con conseguenze speculative immaginabili. Con il rischio di vedere trasformata L'Aquila in una enorme Disneyland. Altro dato inquietante è quello degli alloggi provvisori che vengono stimati, come detto, nell'ordine di cinquemila, per una spesa totale di 400 milioni di euro entro il 2009. Fatti i dovuti conti, un modulo prefabbricato di 50 mq costerà intorno agli 80mila euro. Quanto lo stato riconosce per la ristrutturazione di un appartartamento disastrato del centro storico. La cosa che è apparsa lampante agli occhi di tutti è stata l'estromissione totale dei cittadini e dei governi locali ad opera della Protezione Civile. La Protezione civile blinda e decide, con arroganza e saccenza.Ti mette da parte. Questo è apparso anche dal discorso del Sindaco, che invocava di essere chiamato in causa e dagli assessori e consiglieri tutti. Bertolaso era lì, e faceva il piacione. Ci ha rassicurati, ci ha detto che tutti saremo sistemati al meglio. Ci ha detto fidatevi di me, sono dalla vostra parte. Ce lo aveva detto anche prima del sisma che ci ha schiacciati.Le nostre facce erano perplesse, e spaventate dal futuro che ci aspetta. Un po' di claque che inneggiava al suo operato se l'era portata dietro. In perfetto stile berlusconiano.
domenica 3 maggio 2009
Lorenzo ha raccolto con entusiasmo l'invito di Marina

Marina, Lorenzo ha accettato il tuo invito con entusiamo. Il tema è solo per te. Ed è il mio post di questa domenica. Dovresti venire qua, amica mia, saresti di grande aiuto con bambini e ragazzi.
Racconta ai bambini di Roma, che non lo sanno, come si tratta un cavallo, tutto quello che si deve fare per occuparsi di lui, e dove andresti con lui se tu ne avessi finalmente uno.
Per tenere un cavallo bisogna avere l' occorrente: il morso, la sella, la sotto sella.
Poi se il fantino vuole fare una competizione gli occorre: una camicia biancha,un nero
giaccone , pantaloni bianchi, e cap nero, e soprattutto una stalla.
Tutte le mattine bisogna tenerlo pulito, poi per accudirlo bisogna avere un silos di biada, erba medica e acqua. Con il cavallo vorrei andare al mio accampamento in montagna, dove ho un rifugio di legno.Là ci vado in estate. Il posto si chiama San Franco e si trova dentro il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Mi avete chiesto come è il tempo oggi:piove, come sempre.Il tempo sembra sospeso. E' domenica anche con il terremoto. Si aspetta domani, non si sa bene per cosa. Si aspetta.
Racconta ai bambini di Roma, che non lo sanno, come si tratta un cavallo, tutto quello che si deve fare per occuparsi di lui, e dove andresti con lui se tu ne avessi finalmente uno.
Per tenere un cavallo bisogna avere l' occorrente: il morso, la sella, la sotto sella.
Poi se il fantino vuole fare una competizione gli occorre: una camicia biancha,un nero
giaccone , pantaloni bianchi, e cap nero, e soprattutto una stalla.
Tutte le mattine bisogna tenerlo pulito, poi per accudirlo bisogna avere un silos di biada, erba medica e acqua. Con il cavallo vorrei andare al mio accampamento in montagna, dove ho un rifugio di legno.Là ci vado in estate. Il posto si chiama San Franco e si trova dentro il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Mi avete chiesto come è il tempo oggi:piove, come sempre.Il tempo sembra sospeso. E' domenica anche con il terremoto. Si aspetta domani, non si sa bene per cosa. Si aspetta.
sabato 2 maggio 2009
Lorenzo
Archiviate le maestrine dalla penna rossa, gli anonimi che, se insultano, saranno censurati, i soddisfatti o rimborsati, i volontari che hanno letto dietro il mio attacco un attacco personale, non capendo che mi riferivo all'organo al quale fanno capo ed al preciso disegno che sta mettendo a punto in Abruzzo, dopo un paio di giorni di inevitabile sconforto, scaturito dal constatare come la natura umana sia capace di mostrare il peggio di sé anche in frangenti tragici come quello che vede coinvolti noi Aquilani, oggi voglio pubblicare un messaggio di speranza. Che non viene da me, ma da Lorenzo, nove anni. L'unico bambino del nostro accampamento. Lorenzo non amava molto la scuola, prima dell'evento, ne avrebbe fatto volentieri a meno. Ora, in un anelito di normalità, la reclama. Si lamenta del container che ospita tutti i bambini di tutte le classi delle elementari di Arischia. E delle poche ore di lezione giornaliere. L'altra sera, mostrandomi orgoglioso il suo quaderno con un tema che lo invitava a ricordare ancora una volta l'accaduto di quella notte, mi ha chiesto, stupendomi non poco, "Anna, dammi un tema da fare". Voleva normalità. E la chiedeva a me. Ecco il tema di Lorenzo Nurzia, bambino di nove anni. Terremotato.
La vita che vorrei dopo l'emergenza del terremoto.
Dopo di questa emergenza vorrei andare a casa e poi giocare e poi andare a scuola. Poi vorrei andarmi a fare una camminata che facevo sempre per le montagne, andare a mangiare la pizza con i miei amici e festeggiare le feste. Spero tanto che la mia casa è agibile.Spero che tutti i bambini stanno bene e auguro a tutti di rientrare nelle loro case, e che mamma dopo il terremoto mi compri il cavallo.
La vita che vorrei dopo l'emergenza del terremoto.
Dopo di questa emergenza vorrei andare a casa e poi giocare e poi andare a scuola. Poi vorrei andarmi a fare una camminata che facevo sempre per le montagne, andare a mangiare la pizza con i miei amici e festeggiare le feste. Spero tanto che la mia casa è agibile.Spero che tutti i bambini stanno bene e auguro a tutti di rientrare nelle loro case, e che mamma dopo il terremoto mi compri il cavallo.
venerdì 1 maggio 2009
I vigili del fuoco
I vigili del fuoco lavoreranno numerosi anche oggi a L'Aquila. I vigili del fuoco sono eroi. E non è retorica. Vi sfido a parlare con tutti gli Aquilani, uno per uno, e tutti vi confermeranno le mie parole. I vigili del fuoco sono eroi che ti parlano. Sono eroi che ti ascoltano. Sono eroi che ti capiscono. Sono eroi che rischiano le loro vite per recuperare anche un solo pezzetto della tua vita spezzata. Sapete, noi terremotati siamo strani. Quando ho saputo che la mia casa era distrutta, il primo pensiero non è andato alle cose di valore che ho perso. E' andato ad una gonna con un pappagallo che avevo appena comprata. Assurdo. Mi attaccavo ad una cosa che non mi occorreva affatto. Come una bimba con il suo orsacchiotto.Un vigile del fuoco, salendo su una scala pericolante, me l'ha portata. Ed ha raccolto le mie lacrime, e la mia riconoscenza. E mi ha capita.Schernendosi. Gli Aquilani tutti pregano i vigili del fuoco di conservare per loro qualcosa che è stata recuperata. Come pegno di affetto. Come si farebbe con un familiare. E i vigili del fuoco la accettano, anche se non sanno cosa farsene. Perchè capiscono che ti fanno felice.
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