giovedì 11 giugno 2009

Le promesse del burlone

Ah, il post non sarà pacato. No. Il post è per le teste di tolla che hanno ancora una volta avallato con il loro voto questa destra di delinquenti. E' per coloro, Aquilani, che sono rimasti al mare, per manifestare la protesta da villeggianti, non venendo a votare. Ebbene sì, così come Kakà è stato venduto subito dopo le consultazioni elettorali, così i terremotati son stati trattati al pari dei tifosi del Milan. C'era da aspettarselo, noi comunisti, sempre contro, lo dicevamo. Loro, invece, contro ogni logica, erano speranzosi. Ecco qua la nostra ricostruzione gratta e vinci:la Commissione Ambiente della Camera, presieduta dal leghista Angelo Alessandri, ha deciso di non apportare modifica alcuna al Decreto Abruzzo del 21 maggio. I patti fatti dal cicsbeo imbellettato ,qui ,a ridosso delle elezioni? Erano una boutade, parole al vento. Il rimborso pari al 100% di tutte le abitazioni, la maggiore copertura per la zona franca,i fondi veri per la ricostruzione del nostro patrimonio artistico,la compensazione dei mancati introiti fiscali per gli enti locali e la chiarezza sugli espropri son diventate promesse fatte al vento. Al deputato aquilano Giovanni Lolli, alla Camera, è stato spiegato che gli emendamenti costano, e non ci sono soldi. Passata la festa, gabbato lo santo. Vi sveglierete, Aquilani, ora, e quando ci sarà il G8? Vogliamo farci vedere dal mondo intero? O restiamo qui? Ad aspettare e a sperare?

mercoledì 10 giugno 2009

Libri



Avrete capito che alterno giorni in cui mi sento combattiva e fiduciosa a giorni di pura disperazione. Oggi son disperata e tutto mi sembra insormontabile. Sono andata in centro per un'ennesima verifica - farsa da parte di "tecnici" che dovrebbero valutare lo stato delle nostre abitazioni. Immaginate la disorganizzazione, l'improvvisazione, l'inesperienza e anche l'arroganza e la stupida saccenza, il tutto alla massima potenza, tutto insieme, sulle nostre spalle di disperati. Radunati nei punti di raccolta, i cittadini del centro appaiono spaesati, frastornati e profondamente provati. Scusate se ripeto per l'ennesima volta il termine: appaiono, appaiamo, disperati. Anime in pena che non riescono neanche a parlarsi: solo sguardi muti e lacrime represse. Ci si abbraccia, anche se ci si conosce poco. E si condivide quello che non riusciamo a dirci, ma che sappiamo di provare allo stesso modo. Ci si dice che siamo vivi, che dobbiamo essere felici di questo, ma tutti sappiamo che ormai ciò non ci basta più. Nessuno merita questo inferno.
Cerco allora di divagare, per non abbattermi ulteriormente, e vi parlo di una bella iniziativa sorta in città. Molti di voi, a ridosso del sisma, mi hanno scritto per chiedermi dove poter inviare dei libri. Era difficile per me rispondere. Ora so dove indirizzarvi. Il video vi aiuterà a vedere dove i vostri libri arriveranno. L'ARCI di L'Aquila ha perso la sua sede in centro. Si è allora deciso, grazie alla gentile concessione dell'ASM trasporti urbani,che ha messo a disposizione un autobus grande ed una navetta, di istituire una piccola biblioteca stanziale in una tendopoli, ed una viaggiante per i vari campi. Si distribuiscono i libri donati. E si può scegliere di portarli indietro per farli godere anche ad altri, oppure di tenerli per sè, e di conservarli come un regalo. Guardate il video, è bello. Presto pubblicherò la seconda puntata. Sarebbe opportuno apporre una dedica sui libri che si devolvono. Io le ho trovate. E mi hanno fatto un gran piacere. E mi hanno commossa.E tenuto compagnia. Di seguito l'indirizzo per la spedizione:

CIRCOLO ARCI
campo Centi Colella
Fermo deposito SDA
67100 L'Aquila

Mi farebbe piacere che accludeste una nota dove si dice che l'indicazione è arrivata da me.
Grazie.

martedì 9 giugno 2009

Impressioni

La mia impressione, di quella posso parlarvi, è che la città si stia ripopolando. Fino a pochi giorni fa, nel traffico della mattina, e fino alle cinque del pomeriggio, gli automezzi erano principalmente quelli dei vigili del fuoco, polizia, carabinieri, protezione civile, esercito, guardia di finanza e forestale. Dopo le cinque, il deserto. Neanche un civile. Ora, invece, nell'incredibile caos che si sviluppa sulle poche arterie percorribili, le auto sono soprattutto le nostre. Bene inteso, la militarizzazione c'è sempre, ma credo che stia diventando sotterranea. I negozi dei due centri commerciali aperti non sono più vuoti. Le persone iniziano a far capolino. Mi sto motorizzando anche io, mio malgrado. E son diventata studentessa di teoria e pratica di guida. A breve avrò anche un'automobile. Blu. Da mille euro.Questo è tutto quello che posso dirvi, non riuscendo a distinguere una porche da una cinquecento. C'è un'altra notizia buona: il 20 giugno sarà riaperto un piccolissimo tratto del centro storico, dalla Villa Comunale alla Piazza del Duomo. Le nostre proteste hanno avuto buon'esito. Per me sarà durissima andare, ché mi sembrerà come di poter rientrare in casa, lì, a due passi, ed invece, poi, dovrò dirigermi verso il mio container, a quindici chilometri. Ma lo farò ugualmente. Voglio che questa città inizi di nuovo a respirare. Di prospettive lavorative per me e mio marito ancora nulla. Di terreno per mettere su un prefabbricato, men che meno. Ora si è impegnati col G8. E con la costruzione dei loculi definitivi di Berlusconi.Quelli che deturperanno irrimediabilmente il nostro splendido paesaggio. Gli Aquilani, dopo aver votato il cavaliere senza macchia, si apprestano a vivere un Mulino Bianco di felicità. E chi non è venuto a votare è come se lo avesse votato. Che non mi si parli di astensionismo di protesta.

lunedì 8 giugno 2009

Contrappasso


Vivo una sorta di contrappasso dantesco. L'inferno sulla terra.
La Anna di prima aveva sempre abitato in case grandi e non riusciva a vivere in ambienti stretti. La casa per lei era importantissima. La coccolava, la curava, la viveva. E amava la sua casa senza riserve.
La Anna di prima adorava imbandire delle belle tavole e si domandava come alcune persone potessero mangiare in piatti di plastica.
La Anna di prima aveva una cucina. E cucinava spesso, le piaceva.
La Anna di prima frequentava solo il suo cinemino d'essai, a due passi da casa. Le multisala? Orrore.
La Anna di prima amava solo i centri storici e non poteva prendere in considerazione il fatto di vivere in luoghi che non avessero pietre e storia.
La Anna di prima andava nel bar bello del centro a incontrare gli amici. Le piaceva sorseggiare un buon vino guardando gli scorci della sua città.
La Anna di prima era orgogliosa di non guidare, non le occorreva. Andava a piedi, ché aveva tutto a portata di mano.
La Anna di prima detestava la costa abruzzese e le sue cittadine cresciute a forza di condoni edilizi.
La Anna di prima amava viaggiare. Le occorreva farlo per ritemprarsi. E amava, poi, tornare nella sua casa. E ai suoi monti.
La Anna di prima amava il suo lavoro. Non le pesava.
La Anna di prima, se la destra vinceva le elezioni, se ne doleva fortemente. Ma poi tornava alla sua vita, cercando di trovare in quella ed in se stessa la motivazione per andare avanti.

sabato 6 giugno 2009

Cosa fare?

Si vota anche a L'Aquila. Nonostante tutto. E appare strano. Anche a me che ho sempre votato e che lo considero un dovere assoluto. Ma, quando si vive una vita così diversa, fuori da ogni schema logico, fuori da ogni immaginazione, una vita che ha delle priorità differenti da quelle della totalità dei cittadini europei, la visione delle cose cambia. Nettamente. E quando non sai nulla del tuo domani e ti senti in balìa di chi pretende di decidere per te, e devi pensare alla sopravvivenza minima ed impellente, ebbene, entrare in un seggio appare assurdo. Lo farò, non preoccupatevi. Lo farò domattina. E non so proprio a chi conferire il mio voto. Non ho seguìto. Non sono riuscita a fare nessun ragionamento, a giungere a nessuna conclusione. Sono certa, però, che anche voi siete spaesati. Non credo che abbiate ferree convinzioni di voto. Non vi chiedo, per questo, aiuto alcuno. Me la vedrò da sola domani, nel seggio improvvisato in una tenda, senza certificato elettorale, chè il mio sta sotto le macerie e al Comune non hanno tempo e mezzi per farmene uno nuovo.

venerdì 5 giugno 2009

Si inizia a costruire

I lavori per i nuovi loculi di cemento, nei quali non è riuscito a mandarci il terremoto, ma riuscirà la Protezione Civile, stanno per iniziare. La new town diffusa, che ci ospiterà per anni, sta per vedere la luce. Sono stati assegnati gli appalti per la costruzione delle piattaforme antisismiche sulle quali poggeranno le C.A.S.E. di Bertolaso.
Riporto testualmente dal giornale Il Centro

L'AQUILA. Ore 15 di venerdì scorso: un commissario della Protezione Civile apre all'Aquila le buste del primo appalto della ricostruzione. In ballo ci sono 15 milioni di euro. L'offerta economica più vantaggiosa è di un'impresa abruzzese, ma vince una ditta del Nord. Il giorno dopo, sabato, viene assegnato il secondo appalto da 13 milioni. L'offerta economica migliore per lo Stato è abruzzese. Ma per la seconda volta, in appena 24 ore, vince ancora un'impresa del Nord. Gli abruzzesi sono fuori gara.CHI HA VINTO. Gli appalti delle piattaforme antisismiche, quelle speciali basi di cemento armato, pilastri d'acciaio e solai basculanti, capaci di neutralizzare le frustate ondulatorie e sussultorie del terremoto, vanno alla Gruppo Bison in associazione temporanea d'impresa con la Gdm costruzioni di Milano e alla Zoppoli e Pulcher spa del Nord Est. Hanno 80 giorni di tempo per realizzare 150 piattaforme, ciascuna lunga 50 metri, larga 21 e alta 50 centimetri sui venti siti della ricostruzione. Piattaforme su cui è possibile poggiare case di legno, moduli o abitazioni vere.Ma la Bison-Gdm, nell'offerta tecnica, ha dichiarato che riuscirà a costruire le prime 65 basi in settanta giorni. E le sono bastate questi dieci giorni in meno per aggiudicarsi la gara, nonostante un ribasso dell'11,6 per cento contro il 21 dell'unica abruzzese in corsa, la Imar, oppure il 19 della Saicam. La Protezione Civile, quindi, ha preferito spendere circa due milioni di euro in più, applicando semplicemente il criterio di un punteggio più basso per l'offerta economica e doppio per l'offerta tecnica sui tempi di realizzazione. Ma l'impresa milanese dovrà portare in Abruzzo 400 operai propri, per i quali sarà necessario realizzare alloggi di cantiere, serviti di acqua e di luce.Occorrerà quindi più tempo e per di più non ci sarà spazio per gli operai abruzzesi che la mattina sarebbero venuti all'Aquila in auto senza che ci fosse la neccessità di occupare altri spazi per baracche di cantiere.
Abbiamo contattato gli uffici della Imar Costruzioni. «No comment» è stata la risposta. Dalla base operativa della Protezione Civile di Coppito, però, esce un documento che sintetizza le due gare, da 15 e 13,6 milioni di euro, vinte da imprese del Nord.NESSUNA PUBBLICITA'. Passati sotto traccia. Se non avessimo avuto il documento dei due appalti, nessuno avrebbe saputo nulla, perché nessuno ha pubblicizzato l'esito. Alla prima gara hanno partecipato in sei, l'ha vinta la Bison-Gdm con 81 punti (26 per il ribasso e 55 per la relazione tecnica), seconda la Zoppoli e Pulcher spa (punti 26 e 47), terza la Saicam (29 e 39), poi l'abruzzese Imar (30 e 36), quindi la Cogeis spa-Ivies spa (25 e 33) e infine la Domus dei fratelli Gizzi in Ati con Icor e Zeppieri (24 e 30).L'ALTRO LOTTO. Alla seconda gara, per i restanti 59 moduli, hanno preso parte solo in quattro, per l'esclusione della Bison-Gdm, perché già risultata vincitrice del primo lotto denominato «1G» e il ritiro della Domus-Icor-Zeppieri.Come è finita? Ha vinto la Zoppoli e Pulcher (con un ribasso di soli 9,8%) che ha «soffiato» l'appalto ancora all'abruzzese Imar (ribasso alto del 28%) per un solo punto: 66 a 65.Ma c'è una curiosità: la Imar ha presentato due relazioni tecniche per i due lotti. La prima è stata valutata 36 punti, la seconda 35. Ma sarebbero relazioni identiche

giovedì 4 giugno 2009

L'invito

“Era una persona che mi aveva chiesto, sapendo che sarei passato di lì, che se avessi avuto del tempo libero le avrei fatto un regalone ad essere presente e siccome io faccio anche politica, mi piaceva stare in un posto con tanti ragazzi, con tanta gente. Sono andato là, ho fatto non so quante foto con i nonni materni, i nonni paterni, i compagni di scuola, i compagni di giochi, tutti i cuochi, tutti i camerieri e su questo hanno inventato tutte le cose che conosciamo”. Siccome non poteva esserci nulla di piccante in quella mia visita io credo che sarà un grosso boomerang per la sinistra”.

Queste le dichiarazioni del Primo Ministro, presente ieri a Porta a Porta, in merito alla sua presenza al compleanno della fanciulla Noemi Letizia. Condivisibili, ammirevoli, da vero uomo politico che sa stare in mezzo alle persone e che sa coglierne gli umori, i desideri, le speranze.

Egregio Cavalier Berlusconi,
sono una terremotata, Aquilana dalla nascita. Vivo da due mesi la condizione di sfollata, senza la prospettiva immediata di una casa e di un lavoro. Purtroppo non sono nella possibilità di organizzare una gran festa. Vivo in un container di 10 mq, acquistato a mie spese, per scongiurare la triste realtà delle tendopoli, provata nei primi giorni dal sisma, e per eludere anche quella dell'alloggio sulla costa, che mi avrebbe portata lontana dall'unica cosa che mi resta: la mia terra. So che Lei passa spesso dalle mie parti e tutti noi Aquilani gliene siamo grati. So che tornerà, in vista del G8. Spero che voglia continuare a farlo anche dopo, ad elezioni e riflettori spenti sui potenti. Mi piacerebbe, se riuscisse a trovare del tempo libero, invitarLa ad una festa che vorrei organizzare espressamente per Lei. Dispongo di un grande spazio all'aperto, per altro bellissimo, circondato dalle nostre splendide montagne. Troverebbe tanti terremotati come me, persone piene di aspettative e di domande. Troverebbe anche nonni e nonne, zii, cugini, nipoti, e cuochi, camerieri, operai, artigiani,disoccupati. Si potrebbe festeggiare. Si potrebbero fare tante foto.Lei, con la sua verve, sono certa riuscirebbe a sollevare il nostro morale. E forse a darci qualche speranza, rispondendo alle nostre domande. Domande semplici, di persone che soffrono. E che hanno paura per il loro futuro. Domande che chiedono risposte altrettanto semplici: questo è quello che posso darvi, questo è quello che mi aspetto da voi.Son certa che nessuno potrebbe strumentalizzare la Sua graditissima presenza. Chi La invita è una donna più che matura e Le garantisco che nessuna delle nostre ragazze ha ambizioni di diventar velina o personaggio politico. Ogni malinteso sarebbe scongiurato all'origine e sia la sinistra che la stampa, italiana e straniera, non potrebbero che elogiare un atto tanto generoso.La Sua immagine personale, qualora servisse, ne uscirebbe ancor più rafforzata.Venga Presidente a saggiare i nostri umori reali, troverà anche qualche comunista come me, ma non mangiamo più bambini. Soprattutto ora, terremotati, vorremmo solo delle risposte concrete ed un piano reale di ricostruzione delle nostre vite e delle nostre case e della nostra identità, al quale contribuire con tutto l'impegno personale. Venga a prendere i suoi impegni con noi,gente comune, come noi prenderemo i nostri con Lei. Sarebbe un regalone per tutti noi, e di piccante ci sarebbe solo il nostro peperoncino, sulla salsa per gli spaghetti.

mercoledì 3 giugno 2009

Le bugie della televisione

Leggo da una mia commentatrice che stamani Emanuela Falcetti forniva, entusiasta, la notizia di undici tendopoli chiuse ed ascriveva tutto ciò all'efficienza della Protezione Civile e del governo e, forse, ipotizzava la costruzione di alloggi alternativi. Non ho TV, quindi, posso solo parlare per sentito dire. Ma la verità su come stanno le cose posso fornirla.Le undici tendopoli chiuse sono quelle di Ovindoli,Rovere,Castel del Monte,Pettorano sul Gizio,Corfinio, Gagliano Aterno,Introdacqua, Raiano, Bugnara,Cocullo e Anversa degli Abruzzi. I comuni e le frazioni indicati distano, nel più vicino dei casi, 50 km dall'epicentro del sisma. I cittadini sono rientrati nelle abitazioni esclusivamente perchè dichiarate agibili, di tipo A, senza, cioè, bisogno alcuno di opere di risanamento e consolidamento. Se mi confermate che la "giornalista" in questione ha asserito quanto segnalatomi, sarà mia premura scriverle una missiva nella quale le illustrerò le condizioni in cui versano le 160 tendopoli che ospitano 26.155 sfollati che, tra scosse, nubifragi e trombe d'aria sono arrivati allo stremo delle loro forze. Segnalo inoltre, a tutt'oggi, il mancato puntellamento delle abitazioni private che tutti noi vediamo sgretolarsi davanti ai nostri occhi impotenti. Giorno dopo giorno, sotto il sollecitamento delle continue scosse e delle condizioni atmosferiche.

martedì 2 giugno 2009

Ricostruzione


La Provincia ed il Comune dell'Aquila ed i Comuni colpiti dal sisma hanno organizzato per domani, mercoledì 3 giugno, alle ore 16,30, presso la Villa Comunale, una MANIFESTAZIONE PER LA RICOSTRUZIONE.
A tutt'oggi sono stati ottenuti al Senato due riconoscimenti non contemplati in precedenza: il rimborso del 100% della prima casa per i residenti ed il riconoscimento, fino a diecimila euro, per il rimborso dei danni lievi. Ora si chiede una norma specifica, con le reali coperture finanziare, per sanare e ricostruire l'immenso patrimonio artistico edilizio dei beni culturali, pubblici e privati, dei centri storici del cratere. Gli edifici vincolati sono 1.900, e tutti di enorme valore storico, architettonico, culturale ed artistico.
Si chiedono, inoltre, risorse economiche per gli Enti Locali e le Aziende Pubbliche per i mancati introiti derivanti dalle tasse locali, senza i quali, i cittadini perderanno i servizi essenziali.
E ancora le risorse per gli imprenditori che hanno le aziende distrutte. E che il riconoscimento della zona franca, area urbana in cui detassare le attività imprenditoriali, commerciali e professionali, sia fornita di adeguata copertura, poichè i circa undici milioni di euro annui, per quattro anni, privisti finora, risultano assolutamente irrisori.
E, in merito agli espropri dei terreni nei quali edificare il progetto C.A.S.E. (complessi antisismici sostenibili ecocompatibili), aree identificate dalla onnipresente Protezione Civile, si chiede la valutazione non in base al valore della destinazione originaria, agricola, ma al valore della destinazione finale, residenziale.
Il grido delle istituzioni locali è chiaro: i fondi messi a disposizione finora appaiono del tutto insufficienti per un evento catastrofico di enormi dimenzioni quale quello che ci ha colpiti.
A mio avviso, la manifestazione sarà un ulteriore banco di prova per vedere quanti Aquilani sono effettivamente attenti e conivolti nel problema. Mi auguro che gli sfollati fuori città vogliano far ritorno per partecipare. Quelli nei campi di accoglienza sono stati informati.Si parla del nostro futuro e di quello della nostra terra. Non deleghiamo ancora lo stato centrale, cerchiamo di fare forza sulla nostra determinazione, sulla compattezza e sul numero. Siamo tanti, se vogliamo.

domenica 31 maggio 2009

Ricordi

Un'altra domenica. L'ottava. Tutto fermo, immobile. E la pioggia. Torrenziale. Non siamo riusciti a trovare la forza di muoverci neanche stavolta. Siamo coscienti che tutto ciò è sintomo di una patologia che , se persiste, diventerà preoccupante. Continuo a pensare che, appena avremo un qualcosa da lasciare qui, anche solo la bozza tangibile di un progetto, riusciremo ad allontanarci. Per ora non ce la facciamo ad usarci la violenza, un'altra, di costringerci a fare quello che non vogliamo.
Allora vi parlerò d'altro. Lasciamo stare il terremoto, allontaniamolo per un istante.
Da bambina fui allevata da mia nonna. Mia madre, con tre figli, dei quali io la minore, ed il suo lavoro di professoressa che la portava, lontana da L'Aquila, nei paesini del circondario, non ce la faceva a stare dietro anche a me. Mia nonna, dunque, era una pia donna. Mi allevò secondo i suoi principi che erano quelli di una bigotta osservanza della dottrina cattolica. Mi instillò prepotentemente il senso del peccato e della colpa. Me li porto ancora dietro e dentro. Mia madre, quando fui più grandicella, contribuì a rafforzarli. Mio padre era illuminato, ma cattolico osservante anche lui. Una cosa che era assolutamente intollerabile in casa, molto più della bestemmia, era l'atto del giurare. Mi fu insegnato che si poteva e doveva giurare solo davanti alla legge ed alle istituzioni. Davanti agli uomini mai. Davanti a Dio non occorreva, lui sapeva. Insomma, non potevo dire "le caramelle non le ho prese io, lo giuro". Era peccato. E gravissimo. Son quindi cresciuta e diventata adulta senza mai proferire quel verbo. Da adolescente andai con la famiglia in gita a Napoli . Ricordo una signora che uscì da un basso dei vicoli spagnoli e, rivolgendosi alla vicina del piano superiore, disse " Ieri sera non l'ho visto a Totore, te lo giuro sopra alla testa dei miei figli". Fui inorridita. E mio padre, lapidario, mi disse: "una delle cose peggiori che un essere umano può fare è quella di giurare, il vero o il falso che sia, sulla testa dei propri figli".

sabato 30 maggio 2009

La manifestazione




Non è stata una vittoria, ma è stato un inizio. Eravamo, ad un sommario sguardo, un migliaio. Agguerriti, arrabbiati, pieni di domande. C'era, purtroppo, mancanza di coordinamento, ma era inevitabile. Come si possono coordinare persone sparse nei campi, sulla costa, o negli alloggi privati? E con un piano ben mirato che tende a disperderci sempre di più? Che punta ad un preciso disegno che eviti ogni tipo di aggregazione? Davanti al cordone delle forze dell'ordine, abbiamo provato a forzare il passo, ma ci siamo resi conto che era difficilissimo. Molte persone erano anziane, c'erano dei bambini, e tutti in prima linea. Abbiamo avuto paura. Le scosse della notte precedente hanno contribuito a far temere per l'incolumità personale. Il padrone delle ferriere, Bertolaso, non c'era. Il Sindaco c'era, insieme con la sfilata di politici locali, ma non ci ha appoggiati, come avrebbe dovuto. Ci ha fermati, ha spiegato la pericolosità, a mio avviso inesistente, di ciò che intendevamo fare, quindi si è deciso di desistere. Siamo stati ammessi solo alla prima parte del corso cittadino, scortati dai Vigili del Fuoco, ché loro e solo loro abbiamo voluto a gran voce, e poi deviati al piazzale del Castello, dove il Sindaco si è concesso al popolo esponendo idee condivisibili per la seconda fase, successiva a quella dell'emergenza, che avremmo già dovuto iniziare a vivere e per la ricostruzione, ma asserendo che non ci sono soldi. Una cosa è emersa chiaramente: aspetteremo altre due settimane per la messa in sicurezza del tragitto, poi si ritenterà. Nel pomeriggio ho partecipato all'assemblea cittadina presso il parco Unicef e da lì sono emerse altre iniziative. Prima fra tutte una manifestazione a Roma il giorno 15, giorno in cui si voterà per il decreto terremoto, dove si affermerà che, se non avremo ciò che chiediamo ed i tempi brevi, il G8 non vedrà la temuta protesta dei no global, ma quella di mamme di famiglia, lavoratori, operai, professionisti, cittadini che reclamano i loro diritti. Siamo intenzionati a non fare da cornice, il mondo dovrà vedere. L'importante è sensibilizzare gli Aquilani, raggiungerli, renderli consapevoli. Il piano di annientarli deve essere ribaltato. Occorrerebbero persone che vadano negli alberghi e nei campi, a parlare con loro. A far capire che solo l'unione e la determinazione può darci la forza per essere ascoltati. Il lavoro nei campi lo faremo noi. Ma nelle residenze al mare? Gli Aquilani che hanno visto la morte negli occhi, e che, scampati, sono rimasti inebetiti e senza punti di riferimento, hanno bisogno di qualcuno che risvegli le loro coscienze. Possiamo farcela, ma dobbiamo lavorare tutti insieme. Anche con l'aiuto esterno, di chi, lucido e con i mezzi idonei,sappia coordinarci. Sinistra, dove sei? E' un sogno chiedere dei volontari che possano aiutarci in questo?



(cliccare sulle foto per guardarci in faccia)

venerdì 29 maggio 2009

Mister banana

Al cicisbeo imbellettato andrebbe spiegato che chi ha perso tutto non ha voglia di vacanza. Non ha voglia di divertirsi, né in crociera, né al mare. All' imbonitore piazzista andrebbe fatto capire che le persone che non hanno più nulla hanno bisogno di certezze. Non di sorrisi davanti alle telecamere e di promesse da buffone. All'adulatore di minorenni andrebbe detto che chi non ha più lavoro non ha bisogno di riposo, ma di essere messo nelle condizioni di poter lavorare. E andrebbe aggiunto che le congratulazioni al ciambellano di corte dovrebbero fargliele i terremotati, non lui che lo ha nominato suddito plenipotenziario. Oggi, se qualcuno di noi rimasto qui, come dice il presidente joker, attaccato alle sue macerie per scelta, decidesse di staccarsene e di optare per una sistemazione alberghiera, qui dovrebbe restare. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Mica, stremati da due mesi di sofferenze, si può cambiare idea. Il reuccio d'Italia dovrebbe vedere come i pasti nelle tendopoli non sono sufficienti per tutti e dovrebbe tastarne personalmente la qualità. Dovrebbe vedere come siamo assaliti dalle gastroenteriti e, per sopravvivere, siamo costretti a comprarcelo da soli il cibo. Già, ma noi siamo resistenti per scelta. Non abbiamo abbandonato la nostra terra in mano a chi decide tutto. Stiamo qui a reclamare, con la nostra presenza,se non altro, almeno il fatto di esistere. Nonostante tutto.

Mi manchi



Consentitemi la nostalgia. Favorita anche da uno stato di salute non ottimale. Nostalgia per quello che è stato e che, a dispetto del titolo del video che ho scelto, non sarà più. Le immagini mostrano solo una piccolissima parte delle bellezze di L'Aquila e mi hanno particolarmente commossa. Se scorrete il video, vedrete una ripida scalinata in selci, percorsa da una signora con una gonna a fiori. Sullo sfondo, a destra, con le persiane verdi, la mia casa. E' stato un tuffo nel passato, quel passato spazzato via. Il tempo trascorso sembra lunghissimo. E sono stati solo due mesi.A volte mi estraneo dalla realtà, e mi pare di poter ancora, con le chiavi strette in mano, raggiungere Costa Masciarelli ed aprire la porta. La porta della mia vita. Poi mi scuoto. E prendo atto. Non è stato solo un brutto sogno.
Ciao L'Aquila bella me'. Mi manchi......

giovedì 28 maggio 2009

Francesco

Francesco è un ragazzo aquilano. L'ho conosciuto, per lavoro,in un cantiere, un paio di anni fa. Ci si scambiò il contatto msn e, ogni tanto, si chiacchierava da quelle parti. Ci capitò anche di vivere insieme, lui dalla sua tastiera, io dalla mia, qualche scossa di terremoto, di quelle che hanno preceduto la catastrofe. Lui mi tranquillizzava. Mi diceva " non te preoccupa' ". A dicembre, per il suo compleanno, gli regalai un blog. Glielo confezionai, gli scrissi l'incipit, e glielo consegnai. Gli dicevo che la scrittura gli avrebbe tenuto compagnia.Lui, nonostante le mie sollecitazioni, scrisse un unico post e poi abbandonò. Per non deludermi, mi diceva che prima o poi avrebbe scritto. Ma non lo fece.La mattina dopo la tragedia, tra tutte le telefonate che facevamo per sapere delle vite degli amici, ci sentimmo: eravamo vivi, ci bastò. Ora abita in tendopoli, resistente anche lui. Al telefono mi disse che sarebbe andato in albergo sulla costa, io gli dissi "villeggiante anche tu?", lui mi rispose "no, ci vado solo per due giorni, e me lo pago da me".Vive in tenda, dunque, e continua a lavorare come operaio, per quanto gli è possibile. Vorrebbe aiutare a mettere in sicurezza la città, ma per quello c'è la P.C., posto per gli Aquilani non c'è. Oggi Francesco, sorprendendomi non poco, ha ripreso in mano il suo blog e sta cercando di buttare fuori, per la prima volta, il dolore, la sofferenza, la paura che ha vissuto quella notte.Nessuno meglio di me sa quanto questo lo aiuterà. Tutti abbiamo bisogno di parlarne, di dirlo, di urlarlo. Francesco lo fa a modo suo. Con semplicità. La semplicità delle persone vere. Se vi va di sentire un'altra voce e di condividere il suo ed il nostro dolore, questa è la strada per arrivare a lui:

mercoledì 27 maggio 2009

Schiacciati

Facce nuove nelle tendopoli abitate da ragazzi. Facce di persone che non devono dare spiegazioni. E non si capisce chi siano. Le libere assemblee nei campi sono vietate.Case agibili nei pressi della scuola della GF, vera cittadella militare con bunker sotterraneo di 38 ettari, che verranno requisite. Servono tetti e terrazzi. Nuove vie di fuga dalla caserma approntate in tempi record. Mentre i palazzi storici si sgretolano.Alberghi del centro cittadino, centro fantasma, che vengono riattati. Non per noi Aquilani, noi siamo in mezzo alla strada. Assembramenti di più di quattro persone che si vedono spiate da militari che non nascondono il fatto di venire lì ad ascoltare cosa stai dicendo. E, già da una settimana prima del summit, le vie di accesso alla città saranno bloccate. Noi dentro, come topi nella tagliola. Noi sempre più schiacciati. Ed è solo l'inizio. Il G8 è una violenza che non meritiamo. Datemi una sola ragione per la quale dovremmo essere beneficiati da questa vetrina dei potenti della terra. Sulla nostra terra. Il mio è un grido di allarme. La democrazia non abita più qui.

lunedì 25 maggio 2009

Lunedì


Lunedì. Ho aspettato questo lunedì come risolutore di qualcosa. Un lunedì dopo un fine settimana da incubo. Sì, perché il tempo si ferma ancora di più al fine settimana. E si aspetta non si sa cosa. Di buon'ora sono uscita per sovrintendere alla verifica di una casa agli interni della quale avevo lavorato fino al giorno prima del sisma. La cliente amica mi ha pregata di sostenerla in questa dolorosa incombenza. Ho così visitato il quartiere di San Pietro, il più devastato dall'evento. Viste le macerie, ho ancor di più elaborato il dramma della perdita. Le ciance inconcludenti di una studentella appena laureata in architettura mi hanno infastidita non poco. Lei faceva la saputella, noi piangevamo in fondo al cuore. Le prime della classe non ci servono, ci serve chi ha lavorato nel campo, chi ha esperienza. Il funzionario della sovrintendenza, davanti ad un camino del cinquecento, mi ha chiesto se fosse liberty. E, davanti a degli imbotti di finestra dello stesso periodo, mi ha chiesto se fossero di nuova fattura. La patina di cinquecento anni lo lasciava totalmente indifferente. Mi domando in mano a chi ci stiano mettendo. La verifica di stabilità ci ha lasciato del tutto insoddisfatti. Interdetti direi. E ci ha portati fino alle ore 13, con un caldo bestiale. Ora di pranzo, si va alla mensa del campo della stazione. Arriviamo alle 13,15. Ci comunicano che non ci sono più pasti. Ci dirottano presso un'altra mensa. Al piazzale di La Meridiana. Arriviamo dopo cinque minuti. Pasti finiti anche lì. Si potrebbe andare alla mensa di Monticchio, ma è dall'altra parte della città. Con una sola arteria aperta, non si arriverebbe in tempo per le 14, ora di chiusura. E poi, forse, i pasti son finiti anche lì.Tentiamo in un paio di strutture a pagamento, ma sono invase dai volontari della protezione civile. Alla fine, entriamo in un supermercato e compriamo del pane e della mortadella e li consumiamo seduti su una panchina all'interno del centro commerciale. Ci sentiamo abbastanza idioti.La pratica della verifica della nostra casa è irrimediabilmente smarrita, al momento non sappiamo a chi rivolgerci. I numeri di telefono che ci hanno fornito per cercare di recuperarla ci buttano giù il ricevitore,senza dire neanche pronto. Tutto ciò fa sentire abbandonati. E anche contrariati, per usare un eufemismo. Una buona notizia, però, c'è. Sabato 30 avrà luogo una manifestazione di cittadini per chiedere a gran voce di essere ammessi al centro storico. Cuore pulsante e fulcro della nostra città. Culla della nostra memoria, anche se offesa quasi a morte. Ora terra di nessuno. Pronta per essere messa in sicurezza per ammettere i potenti del mondo. Ma non per noi. Siamo armati di ottime intenzioni. Si cercherà di forzare i posti di blocco. 'Sta cosa mi piace. Cazzo, la città è anche nostra. O no?

sabato 23 maggio 2009

I registi del terremoto

Alcuni registi sono arrivati qui a L'Aquila per raccontare il terremoto visto con i loro occhi. Fra i brevi video ne ho scelti due, quelli che mi sono piaciuti di più.

Il primo è di Francesca Comencini e fa parlare le donne di San Gregorio, un paesino nell'immediata periferia. Ci mostra la forza disarmante e genuina delle donne. E le donne abruzzesi sono ancora più forti, ché sono abituate alla sofferenza. Ed al sacrificio.




Il secondo è di Michele Placido e ci mostra il terremoto vissuto dai migranti che vivono nella nostra terra nella quale sono stati accolti, ché gli Aquilani non dimenticano di essere stati e di essere loro stessi migranti. Si respira amore, e integrazione, e voglia di ricominciare. Tutti insieme.

Piccole cose

Che dire? Posso raccontarvi solo piccole cose, cose del mio quotidiano. Mi sono dedicata, negli ultimi due giorni, alla ricerca del terreno per il mio progetto. Dopo aver contattato un privato che vende la sua terra, in zona industriale, al prezzo di mercato quintuplicato, ho deciso di rivolgermi direttamente ai sindaci dei paesi cui fanno capo queste aree. Ho scoperto che i piccoli comuni ancora non recuperano le mappe catastali e sono in fase di riallestimento. Tutti mi hanno risposto di farmi viva fra un paio di settimane. Scoraggiata, dopo aver letto il decreto che parlava di abitazioni messe a disposizione degli sfollati dalla PC nelle zone dell'entroterra, mi sono sentita rispondere da una cortese impiegata di un comune in provincia di Pescara che, al momento, gli appartamenti reperiti sono due, a fronte di oltre trenta richieste già pervenute e che, comunque, saranno privilegiate le persone ospitate nelle strutture ricettive della costa. Si è dichiarata però disponibile a trovarmi un appartamento a pagamento.Non volendo infierire sull'impiegata che non ha colpe per decisioni altrui, ho desistito. Sono quindi andata all'ufficio passaporti della Questura, avendo perso il mio passaporto sotto le macerie, per cercare di averne uno nuovo. Ho scoperto che mi costa cento euro e che nessuna agevolazione è prevista per noi terremotati. Tasse e bolli vanno pagati. Ho desistito. Sono andata negli uffici della Sovrintendenza, ospitati presso la scuola della Guardia di Finanza, quartier generale della P.C., per recuperare la relazione del primo sopralluogo effettuato nella mia abitazione che è stato smarrito. All'ingresso sono stata identificata , mio marito, sprovvisto di documenti, non è stato ammesso ed io ho dovuto dire al solerte finanziere che mi ha accolta, dove andavo, cosa dovevo fare e quale funzionario dovevo vedere. Scortata presso l'ufficio, ho scoperto che la pratica che mi riguarda non si trova. I computer sono andati in tilt. Il funzionario mi ha detto di farmi viva fra un paio di settimane. All'uscita sono stata rimbrottata dai soliti solerti finanzieri per esser passata dall'entrata, a due centimetri dall'uscita. Sono quindi andata all'ufficio anagrafe per rinnovare la mia carta d'identità in scadenza. Gli impiegati sono sotto una tenda bollente e sudano alle prese con miriadi di carte. Mi hanno timbrato la vecchia carta d'identità che sarà valida per altri cinque anni. All'uscita sono stata immediatamente identificata da una pattuglia di solerti carabinieri. Sconsolata, mi son detta "torno ai miei dieci metriquadri di container". Mi appariva un rifugio sicuro. Ho quindi incontrato Riccardo, una luce in tanto buio. Riccardo è un vigile del fuoco che mi ha contattata tramite Facebook. L'ho incontrato davanti al campo di Monticchio ed abbiamo parlato un bel po'. Ed ho toccato con mano tanta solidarietà ed affetto.Era con Gionata, un suo collega. Quando ci siamo lasciati, Riccardo, abbracciandomi, mi ha fatto dono di formaggio e salame e di un libro di Tiziano Terzani. Mio marito ed io siamo andati via con le lacrime agli occhi. Tornati a "casa", gli operai del cantiere dove viviamo avevano organizzato una grigliata all'aperto. E' stata una piccola festa. Abbiamo fatto baldoria fino a un'ora fa. Son venuti anche i nostri ex vicini di casa. Eravamo abituati a fare grigliate sui nostri terrazzi. E' stato un ritrovarsi e un confortarsi a vicenda. Un dirci "ce la faremo".
Piccole cose. Cose di persone che provano a sopravvivere. Nonostante tutto.

giovedì 21 maggio 2009

Di Bertolaso e della Protezione Civile

Dalla mailing list dei Giuristi Democratici trascrivo queste osservazioni sulla P.C.

Bertolaso dichiara:
“Abbiamo messo alcuni paletti fondamentali e abbiamo risolto l’annosa vicenda di chi comanda: in campo di protezione civile bisogna sapere sempre chi è il capo, non ci può essere democrazia in emergenza… Perché noi in Italia siamo sempre in emergenza”.
(Intervista rilasciata a Alma Pizzi, Se la terra trema, Milano, Il Sole 24 ORE, 2006, pp. 74-75)

Infatti, per prolungare ad arte l’emergenza, a L’Aquila non basta il terremoto. Bisogna aggiungervi anche il “grande evento”del G8, per il quale è competente sempre la PC. Secondo Bertolaso, la protezione civile non costituisce un diritto fondamentale, di tutti. Gli articoli 2, 9 e 32 della Costituzione non direbbero nulla in proposito. Esiste solo il dovere di obbedire a un capo. Egli ignora perfino il fatto che un secolo non è passato invano dall’inizio del 1909, quando a Messina fu proclamato lo stato di assedio e la legge marziale. E che la Protezione Civile è stata chiamata così proprio per marcare l’opposizione alla protezione militare. Non sa neanche che la legge n. 225 del 1992, con la quale è stato istituito il Servizio Nazionale della Protezione Civile, e che fissa tuttora i principi generali della materia, all’art. 18 c. 1 parla chiaro: “Il Servizio nazionale della protezione civile assicura la più ampia partecipazione dei cittadini, delle organizzazioni di volontariato di protezione civile all’attività di previsione, prevenzione e soccorso, in vista o in occasione di calamità naturali”. “La più ampia partecipazione dei cittadini” per Bertolaso si ridurrebbe alla esecuzione degli ordini del capo. E senza fiatare.

martedì 19 maggio 2009

Vorrei

Vorrei che questo blog diventasse un messaggio di speranza per tutti, soprattutto per gli Aquilani. Vorrei monitorare la mia rinascita, anche se so che sarà lenta e dolorosa. E faticosa. Vorrei mostrare a tutti che si può provare a ricostruire. Partendo da noi stessi. Mai dimenticando gli altri. Soprattutto i più deboli. Vorrei mostrare i miei piccoli passi incontro alla nuova vita. Vorrei creare un punto di aggregazione dove poter riprendere a volare......