Il negozietto di generi alimentari è sempre lo stesso: un ingresso sul vicolo stretto e l'altro sul lungo mare, di fronte all'azzurro del cielo e dell'acqua, e all'arancio delle pietre barocche. Entro dal vicolo, come sempre. E' mattina presto, c'è solo un avventore. La propietaria alza lo sguardo dal conto che stila, sempre, rigorosamente, a mano. Un solo attimo di incertezza e mi riconosce. Non sorride. Io le sorrido. Liquida velocemente il cliente e scivola verso di me, fuori dal bancone. Mi abbraccia. "Signora, fui tanto in pensiero per lei e per suo marito, ma chiesi sempre alla sua amica. Mi disse che vi eravate salvati, che avevate, però, perso la casa. E tutto. Poi, mi creda, mi si aprì il cuore dalla felicità quando vidi alla televisione che vi davano le case nuove. Che vi ricostruivano la città. Che tutto era a posto, in così poco tempo. Siete stati fortunati".Non mi va di raccontare. Non mi va di dire che non siamo poi così fortunati. Voglio dimenticare la nostra condizione. Almeno per qualche giorno. La signora coglie il mio strano mutismo e mi dice che mi vede diversa. Stanca. "Sì, sono stanca" le dico. E, cercando di cambiare discorso, le chiedo un litro di latte. Un furgoncino a tre ruote si ferma davanti l'ingresso, sul lato del mare. L'odore del pane ancora caldo invade l'aria. Chiudo gli occhi: un attimo di benessere. La brezza mattutina, il rumore del mare. Quel profumo di pane.
"I panetti di latte di mandorle arrivarono freschi ieri sera" mi informa la signora. E poi, rivolta al figlio che sta scendendo dal furgoncino "Salvo, ricordi la signora dell'Aquila? L'anno scorso non venne, per via del terremoto". Salvo mi getta uno sguardo cortese, ma indifferente: "buongiorno signora". Ed inizia a scaricare i sacchetti bianchi del pane. La mamma sta incartando, per me, due soffici brioche. Mi piacciono al mattino, con un velo di marmellata di arance. O, quando voglio strafare, con la granita di caffè.
"Belle veramente quelle case nuove. Persino lo champagne. Berlusconi vi ha dato proprio tutto. Solo di noi si è dimenticato" si lamenta la signora. A questo punto, Salvo, con lo sguardo chino sui sacchetti del pane, farfuglia " i Siciliani sfortunati di serie B sono. A San Fratello ancora sfollati sono. E proprio ieri la protezione civile arrivò a dire che non ci sono soldi per ricostruire le case e per pagare gli affitti di quelle dove sono sitemati ora. Ma quelli si incazzarono. In mille erano, e occuparono il Comune. Lo sciopero della fame vogliono fare".
"Lo hai letto sul giornale, Salvo?" gli domando incuriosita. " No, i giornali e la televisione non ne parlano. Me lo disse la cognata della mia zita che ha un cugino da quelle parti. Berlusconi ha preso tanti voti in Sicilia. Noi tutti in famiglia lo votammo. Ma niente ha fatto per noi. Solo promesse. E soldi sul terremoto in Abruzzo ha buttato. Per carità, voi avete avuto tutto. Ed è giusto. Ma noi? Un amico della protezione civile che è stato in Abruzzo mi ha detto che gli Abruzzesi non sono mai contenti. Vogliono la bistecca di vitello tutti i giorni. E i cornetti freschi alla mattina. E vogliono essere fatti tutto. Niente fanno. E ora si lamentano ché le case nuove sono piccole e non hanno il bar ed il cinema vicini. E non vogliono pagare le bollette e le tasse. Troppo gli hanno dato". Noto che parla in terza persona plurale. Non vuole offendermi. La madre è visibilmente imbarazzata. Non mi guarda. " C'è il pane con i semi di sesamo?" chiedo indifferente. " Sì sì, caldo caldo" mi dice Salvo, tirando fuori da un sacchetto un filoncino fragrante. " Altro?" sussurra la mamma. " Basta così" concludo. Il conto a mano, niente scontrino. Prendo il sacchetto e saluto "Salvo, signora arrivederci". Esco. Non voglio più tornare in questo posto. Ma, sulla soglia, qualcosa mi blocca. Ripercorro i miei passi. La signora è scomparsa nel retro. Salvo sistema i succhi di frutta sugli scaffali. Poggio il sacchetto di plastica sul bancone. "Salvo, facciamo un gioco" gli dico. "Immagina la tua bella Ortigia chiusa, sbarrata. Non puoi entrare perché le camionette con i militari sorvegliano giorno e notte la tua città deserta. Se vuoi andare a casa tua ti serve un permesso speciale, e puoi andarci solo per pochi minuti, e una volta ogni quindici giorni, e solo se devi prendere qualcosa. Immagina il tuo negozio sbarrato. Immagina di non lavorare da mesi e mesi. E immagina tutti i negozi chiusi. E i bar, e gli uffici. Immagina che su settantamila Siracusani solo quindicimila hanno avuto la casa del miracolo. Gli altri si son dovuti arrangiare da soli. Pagando fitti di casa triplicati. E di tasca propria, ché l'aiuto dello Stato non arriva, proprio come a San Fratello. Immagina quattromila commercianti che non hanno più fonte di guadagno. E immagina Siracusa senza più piazze, o bar, o posti di ritrovo. Solo un centro commerciale. Immagina che, sulla via del mare, persino a ridosso della spiaggia, sorgano all'improvviso casermoni di cartongesso, su colate di cemento. Immagina questo miracolo che deturpa il tuo panorama. E tu non riconosci più il tuo mare. E la tua città. I tuoi amici dispersi non sai dove. In diciannove piccole città. Lontane chilometri e chilometri da te. Immagina altri ospitati in caserma. Altri ancora negli alberghi lontano cento chilometri. E tante persone, ben ventimila, senza lavoro. Ecco, fai conto che io sia la cognata della tua zita. Ti racconto quello che i giornali e la TV non ti dicono. Anche gli Aquilani hanno protestato. In trentamila. Hanno persino bloccato l'autostrada, per dire che, in queste condizioni, non possono tornare a pagare le tasse. Ma nessuno lo sa. E, dimmi, tu cosa avresti fatto in una situazione simile? Saresti contento per il miracolo e ringrazieresti il Governo?" Non esita neanche un instante, Salvo, con i suoi vent'anni "Io prenderei l'aereo e me ne andrei" mi sibila, prima di scomparire anche lui nel retro. "Ciao, Salvo, a domani", prendo il sacchetto ed esco.
Una scia bianca attraversa il cielo proprio dove si congiunge con il mare. Devo strizzare gli occhi per guardarla, ché la luce è già abbagliante. Un geco corre lungo il muro, fino a nascondersi in un buco. Mi avvio verso casa. Pochi metri. Sono già stanca.
















