venerdì 30 luglio 2010

Si continua a lavorare

Il buono di un'assemblea cittadina è ,ovvio, il confronto di tante anime diverse. E' il parlare, l'analizzare, il valutare. E' l'addivenire a conclusioni ed azioni partecipate e condivise. C'ero caduta, io, anima ribelle, nel tranello che ci è stato teso. Ero pronta alle barricate. La rabbia accumulata in tanti mesi di sofferenze naturali ed imposte mi faceva perdere di vista il nocciolo della situazione. La protezione civile è autorizzata ad intervenire anche in emergenze di tipo sociale. E la reazione violenta che avrebbero potuto scatenare le dichiarazioni del presidente del consiglio avrebbe creato terreno fertile per un intervento di questo tipo. Nonché un'ulteriore divisione fra la cittadinanza. Il nostro lavoro non ha colore politico. E' il lavoro dei cittadini per la città.Nell'assemblea straordinaria convocata ieri pomeriggio, si è deciso di continuare il lavoro intrapreso da mesi. Quello della democrazia partecipata che nasce dai bisogni dei cittadini. Una lettera aperta al Presidente Napolitano chiarirà la nostra posizione di rifiuto netto di una nuova occupazione del nostro territorio. E dell'annientamento delle istituzioni locali, democraticamente elette dalla popolazione. E si va avanti con il nostro lavoro, grazie al quale, dopo dieci mesi di azzeramento della democrazia, si è iniziato a vedere uno spiraglio di libertà. E la vera rinascita.Si inizierà a stilare la legge speciale per la città dell'Aquila, quale iniziativa popolare che dovrà raccogliere cinquantamila firme su tutto il territorio nazionale. E si monitora il percorso della bozza del regolamento della partecipazione, stilata dall'assemblea,affinché venga discussa ed approvata dal Consiglio comunale in tempi ristrettissimi. E si elabora un piano di ricostruzione. E la nostra idea di città.
Le mosse di Berlusconi Bertolaso, se ci saranno, non ci troveranno impreparati.

giovedì 29 luglio 2010

Non passeranno

Il terreno, la cricca, lo ha preparato sapientemente. Va via alla fine di gennaio, dopo aver sperperato ed intascato il danaro pubblico nella fase della prima emergenza. Senza regole. Senza leggi. E senza aver risolto i nostri problemi. Lasciandoli qui, a gravare tutti sulle nostre spalle. Pura operazione di immagine e di propaganda di governo.Va via lasciando 220 milioni di debiti: alberghi da pagare ed autonome sistemazioni, per coloro che si sono arrangiati da soli. Ed inizia il balletto: i soldi ci sono a giorni alterni. Un giorno si dice che ci sono, il giorno dopo si smentisce. Di fatto non ci sono. E le amministrazioni non possono muoversi. Il malcontento cresce per via dell'immobilismo dovuto alla mancanza di fondi. Intanto la cittadinanza attiva inizia a farsi sentire fuori dalle nostre mura, varcando i limiti imposti dalla gestione militare ed autoritaria della protezione civile. L'Italia comincia a capire lo scempio e la menzogna perpetrati sulla nostra terra. Gli Aquilani iniziano a rialzare il capo. Iniziano a respirare. Ed a chiedere chiarezza.
Ma poi, il coup de theatre: il presidente del consiglio ieri annuncia che tornerà a salvarci, con la protezione civile. E butta lì cifre bugiarde e truccate come lui. Parla di 13 miliardi di euro disponibili subito. Quando nessuna legge e nessun decreto li ha mai stanziati. Ma gli ingenui creduloni grideranno al miracolo. Anche qui in città, ne sono certa. Mentre la banda distruggerà il futuro dei loro figli. Gettando le basi per la più grande speculazione immobiliare della storia d'Italia. E Bertolaso, l'indagato Bertolaso, aveva aperto la strada qualche giorno fa:"quando c’è un ostacolo che non si sa come risolvere, ci si inventa delle regole, che dovrebbero risolvere, ma purtroppo non è così". Regole, cioè, leggi. Che non piacciono all'amico di Anemone. E' abituato a non usarle.Parla di interventi concreti fatti dalle persone. Il resto non conta. Le leggi dello stato italiano sono per lui e la sua cricca solo un intralcio.
Ma ora qualcosa è cambiata: i cittadini responsabili sono cresciuti e si sono uniti. E si sono organizzati.
Ci opporremo con tutte le nostre forze. E L'Italia per bene deve stare con noi. Anche se è estate. Anche se si va in vacanza.
Ci opporremo con tutti i mezzi. Primo quello della legalità. E contro le menzogne di un uomo, e della sua banda, che qui NON PASSERANNO. La lotta sarà ancora più dura e difficile, ché i mezzi di persuasione occulta, atti a mistificare la realtà, ed a trarre beneficio in termini di consensi e di clientela, sono macchine da guerra. E i metodi forti, quelli che usano cordoni di polizia e manganelli,li conosciamo fin troppo bene. Ma noi siamo pronti a tutto. Rivolta, se necessario.E barricate.

mercoledì 28 luglio 2010

Il PD, questo sconosciuto

Chi segue da tempo il mio blog sa che ho monitorato il terremoto aquilano già dalle scosse precedenti al 6 aprile e che ho raccontato e racconto di quello che è accaduto dopo. Ho scritto delle nostre condizioni, della condizione della mia città, dei miei stati d'animo, di quelli delle persone a me vicine. E l'incontrarsi, l'organizzarsi dei cittadini attivi. Iniziammo da subito a creare un movimento di persone che non volevano stare a guardare. E ne abbiamo fatta di strada, da allora. Tra alti e bassi, momenti di esaltazione, e di sconforto. Abbiamo vissuto la frustrazione di sentirci soli di fronte a chi ci stritolava. Soli e pochi a lottare contro un mostro tanto più grande di noi. Ora vi invito a leggere questo mio post del 30 maggio 2009, soffermandovi sulle ultime quattro righe.
Sì, chiedevo aiuto. Sentivo che soli non ce l'avremmo fatta. E, invece, ce l'abbiamo fatta. Con sacrificio e tanta costanza.
Ieri pomeriggio, sedici mesi dopo il terremoto, sono giunti a L'Aquila quattro autobus bianchi. Recavano centoquaranta deputati del PD, la stragrande maggioranza dei quali erano all'Aquila per la prima volta dopo la tragedia. Tutti per la prima volta in veste ufficiale. Potete bene immaginare il mio stato d'animo. Ero arrabbiata. Arrabbiatissima. Anche se cercavo di celare il sentimento dietro il sorriso e l'indifferenza. Il timore che l'Assemblea cittadina possa divenire strumento nelle mani di chi arriva dopo così lungo tempo a cavalcare una visibilità che ci siamo guadagnati sul campo, con sacrifici inenarrabili e anche tanto dolore, era tangibile all'interno del presidio di piazza Duomo. I tavoli allestiti , con quattro microfoni,di fronte alle sedie che avrebbero dovuto ospitare la platea, facevano pensare che i deputati avrebbero tenuto una sorta di comizio di fronte agli Aquilani, dopo il tour fra le macerie della zona rossa. Noi ad ascoltare il loro verbo. E credo che questo fosse il programma stabilito. Ma quando il nostro Ettore Di Cesare ha preso in mano il microfono ed ha annunciato che avrebbe condotto lui l'assemblea, in quel luogo che è sede della nostra assemblea permanente, mi sono chetata. Ed ho capito che le cose avrebbero preso una piega diversa.
E i deputati, con Bersani e Franceschini in prima linea, altro non hanno potuto fare che star lì, ad ascoltare. Vari cittadini si sono succeduti al microfono. Ognuno con la sua storia. Ed è emersa la bocciatura che tutti hanno conferito ad un partito che era e dovrebbe essere del popolo e che, invece, dal popolo si tiene ben lontano. Pesavano come macigni le parole che erano di accusa per l'assenza dal luogo della tragedia, nel momento in cui avevamo maggiormente bisogno, e di duro rimprovero per le assenze e le astensioni alla votazione del Decreto Abruzzo, nonché al momento di dover sostenere la tassa di scopo per il nostro terremoto. I deputati presenti ieri erano, invece, assenti in Parlamentoo,quando si votò l'emendamento. Assenti in 54. E la bocciatura fu per una manciata di voti. I deputati hanno ascoltato, senza chiedere di parlare. Hanno dovuto incassare il colpo. Nulla c'era da controbattere. Gli Aquilani sono usciti vittoriosi dal confronto. Vittoriosi per coerenza e dignità. Una trasferta positiva, ha commentato Furio Colombo. Positiva senz'altro per loro, ché da noi hanno soltanto da imparare. Quindi si è passati, con la parola a Bersani, all'assunzione degli impegni: si faranno promotori di una legge speciale per L'Aquila e quella legge sarà scritta da noi Aquilani , sotto quel tendone, per l'iniziativa popolare che abbiamo deciso di intraprendere. Hanno assunto l'impegno di aiutarci a raccogliere le firme in tutta l' Italia. Resto scettica, amici miei. Ma un'immagine di speranza voglio lasciarvela. Eravamo in tantissimi. Il tendone era diventato improvvisamente piccolo. Piccolissimo.E quando è iniziato a piovere, a diluviare, le sedie predisposte all'interno hanno iniziato, all'unisono, a spostarsi in avanti, sempre più avanti. Sempre più le une vicine alle altre, sempre più a ridosso del tavolo con i microfoni. Per cercare di dare spazio a coloro che, numerosi, erano all'esterno.Erano gli Aquilani che si stringevano per fare posto agli altri Aquilani. E' stato un momento intenso e commovente. E simbolico. Insieme possiamo farcela. Proveranno a dividerci. Già lo stanno facendo. Dobbiamo resistere anche a questo.
Questo il link della registrazione dell'assemblea di ieri

martedì 27 luglio 2010

La passerella

La passerella era la seguente: Vittorio Lampugnani ,architetto urbanista che ha partecipato al processo di ricostruzione di Berlino, Cesare Trevisani ,vicepresidente per le infrastrutture, logistica e mobilità di Confindustria, Paolo Leon ,economista, professore ordinario presso la facoltà di Economia dell'Università di Roma tre e Aldo Bonomi ,sociologo, dirigente dell'Istituto di ricerca Aaster (associazione agenti sviluppo territorio di Milano). La location era il Ridotto del teatro Comunale dell'Aquila. Gran cerimoniere Gianni Chiodi, commissario delegato alla ricostruzione e Presidente della Regione Abruzzo. Comprimario: il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente. Figurante: Gaetano Fontana, capo della struttura tecnica di missione. Buttafuori: Giorgio De Matteis, vice presidente della Regione.I partecipanti erano a numero chiuso. Il criterio per individuali: arcano.L'argomento: "L'Aquila 2020, e poi?". I cittadini: un optional. Questo il convegno tenutosi ieri pomeriggio e pubblicizzato come l'inizio dei lavori per costruire L'Aquila del futuro. La realtà è ben'altra: nessuno degli intervenuti ha idea di cosa sarà della nostra città. I grandi saggi erano qui, ieri, per la prima volta nella loro vita. Erano ancora sconvolti dalla visita fra le macerie del centro storico e dicevano cose di buon senso. Quelle stesse cose che noi cittadini responsabili diciamo dal 7 aprile. Ma la regia dell'evento non aveva previsto, mettendo le camionette della polizia all'ingresso, che i veri protagonisti della pomeridiana sarebbero stati i cittadini attivi. I convenuti hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco: ammettere pubblicamente che la partecipazione della cittadinanza è fondamentale nel processo di ricostruzione sociale ed urbana. Parole, per ora. Solo parole. Ma il viso contratto del buttafuori De Matteis tradiva nervosismo, mentre anch'egli era costretto ad asserire l'importanza della partecipazione. Salvo poi affermare, in separata sede, davanti ai giornalisti, che si vedrà chi applicherà la politica del fare e chi, invece, sa solo contestare. Eppure il cane da guardia è stato messo al corrente dei lavori dei cittadini attivi. Il Presidente Chiodi ha affilato un paio di gaffe da avanspettacolo. Una all'inizio ed una alla fine della farsa. La prima è stata quella di asserire, a meno di una settimana dall'aver asserito l'esatto contrario, che i soldi per il nostro terremoto ci sono. E sonanti. "Direttamente dal governo, sul mio conto personale". All'esplosione della sala si è corretto :"conto personale di commissario delegato". Ha riso, abbiamo riso. E poi l'ultima, a chiudere: "siete invitati al coffee break offerto dalla ditta tal dei tali" E questa sì che è una gaffe sostanziale: il coffee break prevede una ripresa dei lavori. Come, immagino, fosse stato programmato. Invece i lavori sono stati chiusi quando non si sono potute arginare le domande dei cittadini. E' stato un "the end coffee". Molto gustoso, per altro. Di sicuro non era previsto per i semplici cittadini. Ma per "personalità", non meglio identificate, come lo stesso Chiodi aveva annunciato all'inizio, e suorine biancovestite accorse numerose. Ci si vede alla prossima puntata. Si spera con delle idee da parte degli stimatissimi luminari. Noi le nostre già le abbiamo. Pronte per il confronto.

Per chi volesse capire meglio di cosa parlo ed avesse un po' di tempo da investire:

giovedì 22 luglio 2010

Cassandra

Brutto ruolo quello di Cassandra. E scomodo. Sei inviso ai più. E osteggiato. E deriso. E isolato. Eppure parli di cose facilmente prevedibili. Guardi i fatti, li analizzi, e trai le tue conclusioni.
Questo scomodo ruolo è quello assunto dagli Aquilani responsabili. Coloro che non si sono affidati ciecamente alle mani del Governo. Coloro che hanno tentato, nel silenzio più assoluto, di denunciare le cose che non andavano. Ma si combatte contro una mostro quasi invincibile che sa come manipolare le menti. E sa come trovare alleati e sudditi. Ora in città si dibatte sul danaro. C'è o non c'è? Il Governo lo ha messo a disposizione solo nominalmente, opppure in soldoni sonanti? Nel continuo rimpallo di responsabilità, quello che ci vede attanagliati da quindici mesi, gli Aquilani ancora non riescono a capire. Ci sono i soldi per gli sfollati , ancora quarantamila ?E per la ricostruzione delle nostre case? Per gli hotel, per il misero contributo di autonoma sistemazione, per i puntellamenti? Cialente, lo sapete, è uscito allo scoperto già da qualche mese. "I soldi sono finiti" tuona. Chiodi sosteneva ci fossero. Ben nascosti, ma ci fossero.Noi cittadini responsabili sapevamo che erano stati spesi dalla protezione civile per le c.a.s.e. e per la dissennata gestione dell'emergenza.Spesi senza rendere conto. Con appalti misteriosi e subappalti misteriosissimi. Spesi per pagare case a 2.700 euro al metroquadro. Più di un miliardo e cento milioni di euro per allocare meno di un terzo degli sfollati. Spesi in presine e sottopentole. In cestelli portaghiaccio e flute. In stendini per la biancheria e mobili mondoconvenienza. In piastre antisismiche che sorreggono case già antisismiche di per sé. In lavastoviglie e piumini Ikea. In televisori ultrapiatti e piatti e bicchieri e pentole e chi più ne ha più ne metta. E ancora in migliaia di persone negli hotel, a più di 50 euro al giorno. E nelle tende, allo stesso prezzo. E la popolazione credulona e miope è stata gabbata. La protezione civile è andata via lasciandoci il m.i.r.a.c.o.l.o. e 70 milioni di debiti. Quelli scoperti fino ad ora. E un Comune già disastrato che ha dovuto anticipare 15 milioni per tamponare i pagamenti. Il commissario alla ricostruzione, nonché presidente della regione Abruzzo, nonché PdL, Chiodi non può più sostenere l'insostenibile. Ha ammesso che il danaro non c'è. E pubblicamente. Promettendo di accorrere ai piedi di Tremonti per pietirlo. E questo dopo aver rifiutato da giorni , poiché sempre molto impegnato, il confronto con i cittadini in assemblea. Protezione civile sparita, danaro finito, quindi. Niente cricca, niente soldi. La festa è finita.E bisogna ricorrere sempre alle provocazioni, per ricevere un po' di attenzione. Proprio come i bambini trascurati dai genitori. Oggi sono gli albergatori che minacciano di buttare sulla strada gli sfollati. E noi 27mila in autonoma sistemazione, la maggioranza della popolazione assistita,che non riceviamo il misero contributo di 200 euro mensili dal mese di marzo, per essere presi in considerazione,dovremmo forse minacciare tutti di andare a dormire a palazzo Grazioli? Ah già, non possiamo: sotto il portone ci manganellano.

martedì 20 luglio 2010

Odor di dimissioni

Il sindaco Cialente minaccia da tempo di dimettersi. Minaccia noi cittadini. Minaccia il consiglio comunale. Paventò di abbandonare il timone della città terremotata anche a me personalmente. Era gennaio scorso, ed ero andata in Comune per intervistarlo. E' tornato a farlo ieri. E scommetto che stavolta è la volta buona. Nell'ultimo consiglio comunale i consiglieri di centro destra hanno abbandonato l'aula al momento della votazione. Si dibatteva sull'individuazione dei dieci punti strategici per la ricostruzione del centro storico del capoluogo e delle frazioni. Punto nodale e decisamente in ritardo, a quindici mesi dal sisma.La minoranza ora chiede le dimissioni. La maggioranza lascia sempre più solo il primo cittadino. Con continue defezioni. I giochi sembrano essere fatti. Presto alle elezioni. Ma in città l'aria di campagna elettorale spira già da qualche tempo. Esattamente da quando la sinistra ha perso le elezioni provinciali. In aprile.Tutti sappiamo, non vi dico nulla di nuovo, che, improvvisamente, in campagna elettorale si iniziano a prendere in considerazione le richieste ed i bisogni dei cittadini. A farsene paladini. Anche se sono stati ignorati e calpestati, quando si era nelle stanze del potere.Cialente non dice ancora la parola definitiva. Conferma che sta valutando le dimissioni :"farò la cosa più giusta per la città ,come ho sempre cercato di fare sia prima del terremoto, sia subito dopo aver messo in salvo la mia famiglia. Dalle 4 del 6 aprile 2009". Posso sbagliare, ma a me queste parole sembrano il preludio alla dipartita. Politica, ovvio. E allora capirete bene che un'assemblea cittadina permanente, nella quale, dopo inenarrabili sacrifici di noi volontari, si è riusciti ad aggregare parecchie anime, sotto l' obiettivo comune della ricostruzione partecipata,diventa molto appetibile. In termini di consensi elettorali. C'est la vie, direbbe il saggio. C'è la vie, voglio dire io. E potrebbe anche essere un bene per la città. Candidati che si assumono responsabilità di rappresentanza vera in un luogo di democrazia partecipata. Se l'assemblea cittadina dovesse, in virtù delle probabili elezioni, divenire finalmente il luogo di confronto dei cittadini con i propri rappresentanti attuali e gli eventuali futuri, di tutti gli orientamenti politici, ed esprimere anche un nuovo soggetto politico, significherebbe che il lavoro che abbiamo fatto fin'ora non è stato vano. Se dovessimo, invece, diventare lo strumento ed il viatico di un unico partito, allora significherebbe che la pluralità di vedute e l'inclusività della popolazione che abbiamo fortemente auspicato da più di un anno, amici miei, è andata a farsi benedire.

giovedì 15 luglio 2010

Di ricostruzione

"Ricostruzione: strategie per il futuro", questo il titolo del convegno che si terrà a L'Aquila il giorno 26 luglio e che è stato presentato, stamani, in conferenza stampa dal Commissario delegato alla ricostruzione,Chiodi, dal vice commissario Cialente e dal capo della struttura tecnica di missione Fontana. Bello il titolo. Di quelli che infondono speranza. E sentir parlare di ricostruzione, per noi che da quindici mesi brancoliamo nel buio dell'incertezza, è confortante. Chi decide in merito ha scelto un pool di sei luminari. Tutti fuori dal territorio. Poiché, apprendo dal commissario Chiodi, è sbagliato essere autoreferenziali e bisogna aprirsi alle eccellenze nazionali. Poco importa che si sia Aquilani e si conosca il territorio meglio di chi arriva da fuori. Meglio affidarsi ad urbanisti, sociologi, architetti ed economisti che poco o nulla ancora sanno della nostra terra. E di noi. E delle nostre esigenze. Il convegno, ho appreso, sarà aperto al dibattito. Noi ci auguriamo sia vero. E che ci sia spazio anche per i cittadini. Saremo in prima linea per portare le nostre idee e bisogni. E per cercare di capire cosa ci aspetta. Se, cioè, questa struttra di missione che dovrà elaborare le linee guida del nostro futuro vorrà tener presenti i cittadini proprietari. Coloro che da quindici mesi, e per moltissimi anni ancora, non hanno e non avranno la loro casa. Dopo le belle parole delle quali i rappresentati delle istituzioni sanno sempre fregiarsi, parole che restano spesso sospese nel vuoto, lasciando tanti interrogativi, si è dato spazio alle domande dei giornalisti. In verità solo due. Ed entrambe non parlavano di partecipazione, bensì chiedevano a chi si pensa debba decidere dall'alto, qualche lume sulle modalità della ricostruzione. La nostra Anna Lucia Bonanni, con un colpo di mano mal digerito dalle istituzioni, ha chiesto di non perdere di vista i problemi reali delle persone che vivono ancora in piena emergenza. Ha chiesto risposte concrete ed immediate. "Agiremo di pari passo in entrambi i sensi" è stata la replica unanime di Cialente e Chiodi. Ho, quindi, alzato la mano perchè avrei voluto porre un quesito da cittadina proprietaria. Avrei voluto chiedere in quale misura i proprietari potranno decidere delle loro abitazioni che giacciono nell'abbandono totale da quel 6 aprile. Se potranno fare progetti da sottoporre all'unità di missione, se potranno scegliere ditte e tecnici. Se potranno unirsi in progetti comuni e concordati. Se vedranno i loro diritti garantiti. Se il principio di sussidiarietà, sancito dall'articolo 118 della costituzione italiana, sarà rispettato. E quella era senz'altro la sede migliore nella quale avanzare i miei dubbi.Ma l'opaco moderatore della conferenza, un "giornalista" della Regione Abruzzo, Carlo Gizzi, ha ritenuto perentoriamente che non fosse il caso che i rappresentanti dei cittadini, riconosciuti e salutati dalle stesse istituzioni, avessero diritto di parola. E di replica. Mi ha fatto pena il povero Gizzi: un Aquilano che nega la parola ai suoi stessi concittadini. Un Aquilano che esercita il misero potere di zittire chi potrebbe parlare di dubbi ed istanze che potrebbero essere anche i suoi. Bene così. Siamo pronti per il 26 luglio.

lunedì 12 luglio 2010

Senza paura


A Roma, a portare la loro solidarietà alla nostra causa,c'erano anche i ragazzi dei centri sociali. Sì, lo sapevamo e li abbiamo voluti. Così come abbiamo voluto tutti coloro che non ci hanno abbandonato nell'oblio. Movimenti, associazioni, collettivi provenienti da tutta l'Italia ci hanno assicurato una loro rappresentanza. Ma i dirigenti della Digos romana ravvedono nei rappresentati dei centri sociali dei pericolosi sovversivi. E degli infiltrati. Come se essere un cittadino che si riconosce in un centro sociale equivalga ad essere un delinquente. Sono forse i centri sociali fuori legge? Copio da wikipedia: "il centro sociale autogestito è uno spazio di aggregazione e di proposta di attività culturali e politiche, che viene gestito in maniera comunitaria e collettiva, permettendo a chi partecipa alle iniziative di esserne al tempo stesso promotore ed organizzatore".
Questo accade nell'Italia di oggi. Nell'Italia della cricca, nell'Italia dove un condannato per associazione mafiosa siede in senato. Dove un gran numero di inquisiti siede in parlamento.Nell'Italia dove l'inquisito per antonomasia è presidente del consiglio. Nell'Italia dove i vertici di polizia vengono condannati per aver compiuto una carneficina su giovani innocenti, a Genova, ma restano, tutti, al loro posto. Legittimati dal ministro leghista Maroni.
L'assemblea dei cittadini di piazza Duomo, a L'Aquila, è l'unica organizzatrice della manifestazione romana. E ne è l'unica responsabile. Gli scontri sono stati voluti e favoriti dai vertici della polizia. Per reprimere una protesta più che legittima. Per impedire a migliaia di Aquilani di portare le proprie istanze nei palazzi del potere. E per spostare deliberatamente l'attenzione dal vero ed unico problema. Quello, cioè, che gli Aquilani nulla hanno ottenuto delle richieste che continuano a rivendicare a gran voce. E che il miracolo tanto sbandierato non esiste. Non è mai esistito. E che L'Aquila sta morendo. Mercoledì, a Palazzo Madama, gli Aquilani terranno una conferenza stampa nella quale mostreranno ai giornalisti le immagini a loro disposizione, dalle quali si evince la realtà dei fatti. Si vedrà chi ha iniziato a picchiare e chi ha subìto. E chi ha subìto sono gli Aquilani. Tutti terremotati. Eravamo noi in prima linea ad urlare, con le mani alzate. E siamo stati noi ad essere intimoriti e picchiati. Se le denunce vogliono essere un'intimidazione, ebbene, si sappia che non ci faremo scalfire. La lotta per i nostri diritti continua. Senza paura. Lancio da questo blog l'idea di una nuova sortita romana, stavolta con tutti gli Italiani che ci sostengono e ci vorranno seguire. Abbiamo affrontato un terremoto, abbiamo affrontato tutte le conseguenze, fino ad oggi. Non possiamo più avere paura.

domenica 11 luglio 2010

La verità che fa paura


I movimenti sono come le maree. Alti e bassi. La sortita romana ci ha compattati. E le manganellate hanno risvegliato l'orgoglio dei montanari. Tante persone nuove si stanno avvicinando all'assemblea di piazza Duomo. Il consenso è tangibile.L'amministrazione comunale sembra esserci vicina. Non conosciamo gli intenti che la animano, ma, per ora, parla come noi. Aspettiamo i fatti che non sono ancora arrivati. Nulla abbiamo ottenuto, se non visibilità. Che non si vada cianciando di proroga del pagamento delle tasse, ché non è vero. Dal primo luglio gli Aquilani pagano più tasse, rispetto agli Italiani tutti.E tanto meno di risposte alle nostre istanze. Nulla è cambiato. Il governo sostiene che il danaro c'è. Il presidente della regione Chiodi si uniforma ai dictat berlusconiani: che si dica che tutto va bene. Come per la crisi economica, presto, dopo aver sostenuto che i problemi a L'Aquila non ci sono, si dirà che sono stati superati. Bypassando dolore e disperazione. E povertà.Ma noi ci sentiamo più forti. E sappiamo che la cittadinanza si sta svegliando. L'immobilismo di quindici mesi sta smuovendo anche gli animi più resistenti. E allora le proposte sono tante. E la mobilitazione continua. La rabbia e l'indignazione servono. Per non soccombere. Sappiamo che la strada è in salita. Sappiamo di essere invisi alla maggior parte degli Italiani creduloni, a coloro che non si pongono domande e preferiscono credere che tutto va bene. Sappiamo di essere tacciati quali menagrami irriconoscenti. Ma la verità è dalla nostra parte. Basta venire qui per capire.E la verità fa paura. Non ci facciamo intimorire. Continuiamo a lavorare indefessamente. Una lettera al ministro Maroni chiede chiarezza sui (mis)fatti romani. E le dimissioni di Manganelli. Allo stesso proposito è prevista un'interrogazione parlamentare dell'on. Lolli. Si sta organizzando un faccia a faccia nel tendone con Chiodi e Cialente. Commissario e vice-commissario alla ricostruzione. L'uno dice che i soldi ci sono, l'altro asserisce che siamo alla corda. E noi, i cittadini, vogliamo capire. Vogliamo soprattutto capire con chi sta il presidente commissario. Con la propaganda di stato che la sua appartenenza politica sembra imporgli, o con i diritti dei terremotati. E' in preparazione una piattaforma di richieste da inoltrare alle istituzioni locali. E la bozza del regolamento di partecipazione è stata stilata dai tecnici dell'assemblea dei cittadini. In attesa di essere discussa ed approvata dal consiglio comunale in tempi brevissimi.Pretendiamo chiarezza ed inclusività.Sappiamo che i tempi della ricostruzione saranno lunghissimi, ma vogliamo vedere l'inizio della risalita. Per poter decidere di restare, con dignità, sulla nostra terra. E per poter partecipare attivamente alla costruzione del nostro futuro. L'Aquila non può e non deve morire. Con buona pace dell'onorevole Stracquadanio, PdL ça va sans dire, che ha sentenziato " L'Aquila stava morendo indipendentemente dal terremoto, e il terremoto ne ha certificato la morte civile".

Guardate il video, è bello e dice la verità. Come chiamate uno Stato che oppone le forze dell'ordine alle istituzioni?

giovedì 8 luglio 2010

Sangue ed orgoglio

Eravamo in tanti, a Roma. Ieri, 7 luglio. Tutti sfollati, più di cinquemila. Sveglia all'alba, nelle nostre case di fortuna. E 15 euro il biglietto dell'autobus. E tante automobili private. E il caldo. Il Comune di Roma ci fa scortare lungo l'autostrada, fino a piazza Venezia. E lì ci consegna nelle mani delle forze dell'ordine. Armate fino ai denti e caricate ad arte, di fronte a gente stremata che non immagina neanche lontanamente cosa sia un posto di blocco nel quale i poliziotti hanno ricevuto l'ordine di caricare. Senza guardare in faccia nessuno: donne, bambini, anziani. E gli Aquilani cercano di parlare civilmente. Di contrattare l'ingresso verso palazzo Madama. E invitano i giovani, i nostri giovani, a far cordone per improvvisare una sorta di servizio d'ordine, per scongiurare eventuali tafferugli. Vogliamo arrivare alla Camera e poi al Senato, dove si discute, in finanziaria, della nostra sorte. Chiediamo di ricevere lo stesso trattamento che hanno ricevuto tutti gli altri terremotati. Un governo iniquo ci impone di tornare a pagare tasse e balzelli. Come se nulla ci fosse accaduto. E non mette soldi sulla nostra disgrazia. Per ricostruire case. E vite. Nasconde la verità di una città morta. E, come ha sempre fatto dall'inizio della nostra tragedia, soffoca la ribellione con la violenza. Occulta o manifesta. La prima della protezione civile, sulla nostra stessa terra, ora quella di stato, armata di manganelli. Scaltri, imbottigliano i manifestanti nel primo tratto di via del Corso. Li tolgono dalla visibilità di piazza Venezia. E li picchiano una prima volta. Manganellate e sangue. Ma gli Aquilani non si fanno intimorire. Vedo in prima linea professionisti insospettabili che urlano VERGOGNA alle forze dell'ordine che picchiano. E donne coraggiose. E gli amici dei paesi. E i nostri ragazzi. Accanto ai genitori. Alle mamme. Tutti ad urlare. Ed a sventolare le nostre bandiere nero verdi. Nero, il lutto. Verde, la speranza della rinascita. Davanti a palazzo Grazioli, quando ripieghiamo verso Largo Argentina, altri scontri. Li guardo in faccia quei ragazzi sottopagati per picchiare i disperati. E vedo il mio ex vicino di casa. Mi affacciavo dal terrazzo, quando entrambi avevamo una città, e lo osservavo lavorare nel suo giardino. A volte si fermava a bere una birra, all'ombra di un albero. Lo vedo, ora, preso per un braccio e strattonato da un poliziotto che brandisce il manganello. Lo sta per picchiare. Ma lui urla. E alza le mani. Tutti alziamo le mani. Arrestateci tutti. Siamo noi i delinquenti dei centri sociali.


sabato 26 giugno 2010

Visti da lontano


Eccoli i miei compagni (io non ho paura di usare questo sostantivo: cum panis, persone con le quali divido il pane della lotta e della resistenza che, per noi,è primario) davanti alla sede RAI di Roma. Dopo aver partecipato al consiglio comunale straordinario, che si è tenuto in piazza Navona, nel quale si è proclamato lo stato di agitazione permanente della città dell'Aquila, sono andati a protestare per il comportamento della televisione di regime che, nonostante gli introiti del danaro pubblico, continua ad ignorare la nostra condizione. E a fare disinformazione. Fuori dalle mura fortificate della mia città, con gli occhi di chi sta lontano, i miei compagni mi appaiono ancor più belli. E forti. E coraggiosi. E sprezzanti della fatica e dell'emarginazione. Il sindaco Cialente ha fatto suo il consiglio che gli ho porto prima di partire. Gli ho chiesto di farsi sentire. Di chiamare a raccolta i giornalisti.Di raccontare, fuori dalle nostre mura, la penosissima situazione che stiamo vivendo. Meglio tardi che mai, recita il vecchio detto. Dopo mesi di acquiescenza e di sopore, il sindaco pare essere diventato davvero il nostro primo cittadino. Non posso esimermi dal chiedermi a cosa sia dovuto tale tardivo cambiamento. Dopo aver incondizionatamente avallato la dissennata gestione dell'emergenza, ed ignorato ogni segnale che gli arrivava dalla cittadinanza consapevole, che, già dalla prim'ora, aveva intuito il piano criminale che vedeva gli Aquilani oggetto di propaganda di governo e sperpero del denaro dell'emergenza, Cialente esce allo scoperto. E dice finalmente che il danaro non c'è. Io lo gridavo dallo scorso anno. Non serviva essere dei geni per capirlo. E ancora la salva, il sindaco, la protezione civile. Dice che la gestione dell'emergenza è stata ottima. Ottima per chi? Per i suoi concittadini senza casa, senza città, senza lavoro? O per le tasche della cricca? Bertolaso incita i giornalisti dai teleschermi. "Andate a vedere anche ciò che abbiamo fatto di buono", e allude alle C.A.S.E. Come se le immagini del finto miracolo non le avessimo già viste sino alla nausea, prima di cadere nell'oblio. E come chiamare, chi si comporta così, se non un gran mascalzone? Dopo aver gestito tutto il danaro messo a disposizione per il terremoto aquilano , abbandona la città all'asciutto. Persino con i debiti. E buona notte ai suonatori. E' facile gestire con tanti soldi a disposizione, senza controllo, sperperando in appalti e sub appalti non monitorabili. I guai, la tragedia, il dolore? Quelli si lasciano in mano alle amministrazioni locali. Che ringraziano per la buona gestione. C'è qualcosa che non mi quadra. Mi consolo pensando agli Aquilani combattenti. Grazie amici miei, grazie di continuare. Nonostante gli insuccessi. Nonostante l'oblio. Presto sarò di nuovo con voi. Ritemprata ed attiva. Vi abbraccio con tutta la mia riconoscenza.

lunedì 21 giugno 2010

Le verità degli altri

Il negozietto di generi alimentari è sempre lo stesso: un ingresso sul vicolo stretto e l'altro sul lungo mare, di fronte all'azzurro del cielo e dell'acqua, e all'arancio delle pietre barocche. Entro dal vicolo, come sempre. E' mattina presto, c'è solo un avventore. La propietaria alza lo sguardo dal conto che stila, sempre, rigorosamente, a mano. Un solo attimo di incertezza e mi riconosce. Non sorride. Io le sorrido. Liquida velocemente il cliente e scivola verso di me, fuori dal bancone. Mi abbraccia. "Signora, fui tanto in pensiero per lei e per suo marito, ma chiesi sempre alla sua amica. Mi disse che vi eravate salvati, che avevate, però, perso la casa. E tutto. Poi, mi creda, mi si aprì il cuore dalla felicità quando vidi alla televisione che vi davano le case nuove. Che vi ricostruivano la città. Che tutto era a posto, in così poco tempo. Siete stati fortunati".
Non mi va di raccontare. Non mi va di dire che non siamo poi così fortunati. Voglio dimenticare la nostra condizione. Almeno per qualche giorno. La signora coglie il mio strano mutismo e mi dice che mi vede diversa. Stanca. "Sì, sono stanca" le dico. E, cercando di cambiare discorso, le chiedo un litro di latte. Un furgoncino a tre ruote si ferma davanti l'ingresso, sul lato del mare. L'odore del pane ancora caldo invade l'aria. Chiudo gli occhi: un attimo di benessere. La brezza mattutina, il rumore del mare. Quel profumo di pane.
"I panetti di latte di mandorle arrivarono freschi ieri sera" mi informa la signora. E poi, rivolta al figlio che sta scendendo dal furgoncino "Salvo, ricordi la signora dell'Aquila? L'anno scorso non venne, per via del terremoto". Salvo mi getta uno sguardo cortese, ma indifferente: "buongiorno signora". Ed inizia a scaricare i sacchetti bianchi del pane. La mamma sta incartando, per me, due soffici brioche. Mi piacciono al mattino, con un velo di marmellata di arance. O, quando voglio strafare, con la granita di caffè.
"Belle veramente quelle case nuove. Persino lo champagne. Berlusconi vi ha dato proprio tutto. Solo di noi si è dimenticato" si lamenta la signora. A questo punto, Salvo, con lo sguardo chino sui sacchetti del pane, farfuglia " i Siciliani sfortunati di serie B sono. A San Fratello ancora sfollati sono. E proprio ieri la protezione civile arrivò a dire che non ci sono soldi per ricostruire le case e per pagare gli affitti di quelle dove sono sitemati ora. Ma quelli si incazzarono. In mille erano, e occuparono il Comune. Lo sciopero della fame vogliono fare".
"Lo hai letto sul giornale, Salvo?" gli domando incuriosita. " No, i giornali e la televisione non ne parlano. Me lo disse la cognata della mia zita che ha un cugino da quelle parti. Berlusconi ha preso tanti voti in Sicilia. Noi tutti in famiglia lo votammo. Ma niente ha fatto per noi. Solo promesse. E soldi sul terremoto in Abruzzo ha buttato. Per carità, voi avete avuto tutto. Ed è giusto. Ma noi? Un amico della protezione civile che è stato in Abruzzo mi ha detto che gli Abruzzesi non sono mai contenti. Vogliono la bistecca di vitello tutti i giorni. E i cornetti freschi alla mattina. E vogliono essere fatti tutto. Niente fanno. E ora si lamentano ché le case nuove sono piccole e non hanno il bar ed il cinema vicini. E non vogliono pagare le bollette e le tasse. Troppo gli hanno dato". Noto che parla in terza persona plurale. Non vuole offendermi. La madre è visibilmente imbarazzata. Non mi guarda. " C'è il pane con i semi di sesamo?" chiedo indifferente. " Sì sì, caldo caldo" mi dice Salvo, tirando fuori da un sacchetto un filoncino fragrante. " Altro?" sussurra la mamma. " Basta così" concludo. Il conto a mano, niente scontrino. Prendo il sacchetto e saluto "Salvo, signora arrivederci". Esco. Non voglio più tornare in questo posto. Ma, sulla soglia, qualcosa mi blocca. Ripercorro i miei passi. La signora è scomparsa nel retro. Salvo sistema i succhi di frutta sugli scaffali. Poggio il sacchetto di plastica sul bancone. "Salvo, facciamo un gioco" gli dico. "Immagina la tua bella Ortigia chiusa, sbarrata. Non puoi entrare perché le camionette con i militari sorvegliano giorno e notte la tua città deserta. Se vuoi andare a casa tua ti serve un permesso speciale, e puoi andarci solo per pochi minuti, e una volta ogni quindici giorni, e solo se devi prendere qualcosa. Immagina il tuo negozio sbarrato. Immagina di non lavorare da mesi e mesi. E immagina tutti i negozi chiusi. E i bar, e gli uffici. Immagina che su settantamila Siracusani solo quindicimila hanno avuto la casa del miracolo. Gli altri si son dovuti arrangiare da soli. Pagando fitti di casa triplicati. E di tasca propria, ché l'aiuto dello Stato non arriva, proprio come a San Fratello. Immagina quattromila commercianti che non hanno più fonte di guadagno. E immagina Siracusa senza più piazze, o bar, o posti di ritrovo. Solo un centro commerciale. Immagina che, sulla via del mare, persino a ridosso della spiaggia, sorgano all'improvviso casermoni di cartongesso, su colate di cemento. Immagina questo miracolo che deturpa il tuo panorama. E tu non riconosci più il tuo mare. E la tua città. I tuoi amici dispersi non sai dove. In diciannove piccole città. Lontane chilometri e chilometri da te. Immagina altri ospitati in caserma. Altri ancora negli alberghi lontano cento chilometri. E tante persone, ben ventimila, senza lavoro. Ecco, fai conto che io sia la cognata della tua zita. Ti racconto quello che i giornali e la TV non ti dicono. Anche gli Aquilani hanno protestato. In trentamila. Hanno persino bloccato l'autostrada, per dire che, in queste condizioni, non possono tornare a pagare le tasse. Ma nessuno lo sa. E, dimmi, tu cosa avresti fatto in una situazione simile? Saresti contento per il miracolo e ringrazieresti il Governo?" Non esita neanche un instante, Salvo, con i suoi vent'anni "Io prenderei l'aereo e me ne andrei" mi sibila, prima di scomparire anche lui nel retro. "Ciao, Salvo, a domani", prendo il sacchetto ed esco.
Una scia bianca attraversa il cielo proprio dove si congiunge con il mare. Devo strizzare gli occhi per guardarla, ché la luce è già abbagliante. Un geco corre lungo il muro, fino a nascondersi in un buco. Mi avvio verso casa. Pochi metri. Sono già stanca.

mercoledì 9 giugno 2010

A presto

E' prevista, per il giorno 16, una mobilitazione che i cittadini aquilani del presidio permanente di piazza Duomo stanno organizzando per rivendicare il diritto di non tornare a pagare le tasse dal prossimo primo luglio e per avanzare la piattaforma di proposte che hanno elaborato per la ricostruzione sociale, economica e abitativa della nostra città. Manifestazione che si vorrebbe unitaria della cittadinanza tutta. I problemi, come sempre, sono tanti. E' difficile organizzare una mobilitazione senza mezzi e con poca forza fisica. Ma si va avanti nel duro lavoro. La cittadinanza è stanca e sfiduciata. Si sente abbandonata dalle istituzioni. E ricattata da quel padrone che minaccia di fare ciò che ha già fatto: ignorare la nostra condizione reale, poiché non si plaude al miracolo inesistente. Chi non ha occhi per vedere, e forza per capire, crede ancora che ciò che abbiamo avuto, poco e malgestito, non ci fosse dovuto. E accetta, piegando il capo. E per paura dell'ostracismo attribuito a coloro che vengono additati quali ingrati.
L'istituzione della zona franca urbana, manovra già inefficace, poiché riservata non già alle attività esistenti, azzerate o in grave sofferenza, ma all'insediamento di nuove imprese, è naufragata. La manovra finanziara l'ha fatta sapientemente scivolare in "zona a burocrazia zero". Non più sgravi fiscali o contributivi per cinque anni, ma solo un inter burocratico semplificato per chi vuole aprire una nuova attività. I 45 milioni di euro già stanziati si volatilizzano.
Il primo degli incontri promossi dal tavolo della comunicazione del presidio di piazza Duomo con gli abitanti del progetto c.a.s.e., tenutosi, per iniziare, negli insediamenti di Roio e finalizzato alla rilevazione dei bisogni dei cittadini, ha evidenziato persone fortemente demoralizzate e rinunciatarie. Persone che non vogliono uscire di casa. Persone che hanno perso la già poca speranza. Avvertono i tristi quartieri dormitorio come destino ineluttabile e permanente. La mancanza di provvisorietà che il governo ha voluto imporre con il faraonico progetto delinea negli animi un futuro che non prevede ricostruzione. E uccide i sogni. La riapertura di un altro piccolissimo tratto del corso, nel centro storico, a 14 mesi dal sisma, concede un po' di entusiasmo che sfuma, però, quando si comprende che una città non è fatta di case puntellate, ma di negozi, uffici, abitazioni. E persone attive.
Occorre un'iniezione di speranza. E occorre unità. Entrambe mancano. Forse arriveranno.
Questo è quello che lascio. Per la prima volta da quel 6 aprile, avverto il desiderio di andare via. Ho bisogno di "normalità" per poter chiarire le mie idee.
Lascio gli amici attivi e combattenti non senza rammarico e senso di colpa. Ma so che ben poco potrei fare in questo momento per la nostra causa. I mesi passati mi hanno minata nel fisico e negli entusiasmi. Ma so che i movimenti di persone responsabili sono onde. Si va e si viene. In questo cambio c'è la forza.
A presto lettori di questo blog. L'ho detto, lo ripeto, raccontarvi le nostre vicende è per me fonte di energia e motivazione. Siete preziosi.
A presto amici aquilani. Amici di lotta. Il vostro lavoro è impagabile ed esemplare.
A presto Aquilani tutti. Tirate fuori quell'orgoglio che ci dicono di avere. Io non lo vedo. Quando si è uniti si trae forza l'uno dall'altro. Buttiamo al vento pregiudizi e divisioni. Uniamoci per la nostra città.
Perché qui, soli, si muore.

sabato 5 giugno 2010

Rabbia



Lo stato d'animo che impera, in questi giorni ,tra i cittadini responsabili è la rabbia. Rabbia perché la misura è colma. Il tentativo della regione Abruzzo di distogliere il danaro del terremoto per operazioni che riguardano il ripianamento del buco nel bilancio e per iniziative in altre provincie non interessate dal sisma. La presenza in città del nuovo prefetto fresco di nomina, signora Iurato, che, imperterrita, nonostante il suo nome sia presente nella lista Anemone, nonostante sia indagata a Napoli per turbativa d'asta, continua a restare saldamente attaccata alla poltrona, fortemente voluta dal ministro Maroni. Il danaro dei famosi sms degli Italiani, cinque milioni di solidarietà, consegnati dalla protezione civile al fondo Etimos, che li userà per dare prestiti a famiglie ed imprese in difficoltà, a TASSO AGEVOLATO. Danaro sul quale lucreranno.E i referenti per istruire le pratiche saranno i centri di ascolto della caritas.
Vado avanti, c'è ancora molto.
Le tasse ed i mutui, da tornare a pagare il primo luglio. Anche per i beni immobili distrutti. Ci riservano un trattamento diverso da quello adottato nei precedenti terremoti. Il nuovo presidente della provincia, quel Del Corvo preferito, nelle ultime consultazioni elettorali, alla ds Pezzopane, vuole rendere il consiglio provinciale "itinerante". Inizia dalla Marsica, la sua terra. Contro ogni regola statutaria, decide che L'Aquila non è più sede consona. Le pratiche riguardanti l'assegnazione degli alloggi del piano c.a.s.e. , già secretate dalla protezione civile, ancora rese inaccessibili dall'amministrazione comunale. Nessun controllo sull'assegnazione degli alloggi. Consegnati "a piacere". Le aree destinate, da progetto, ai servizi, sempre nei nuovi insediamenti , ora rimodulate, se non azzerate, aprono scenari di interi quartieri dormitorio.Le strade di accesso inadeguate per i mezzi publici. Le ore ed ore spese nel traffico di una grande città. Senza avere una città. Il danaro dell'emergenza che è finito. E siamo ancora in piena emergenza. Abitativa, lavorativa, sociale, economica. Il governo centrale che ci dice che abbiamo avuto fin troppo. Con gli sfollati ancora negli hotel e nelle caserme. E tantissimi abbandonati a provvedere a se stessi, senza aiuti di sorta. Bertolaso che , senza vergogna, continua a parlare di miracolo aquilano. Sprezzante e bugiardo. I centro storici in stato di totale abbandono. Le case con danni non strutturali, riparabili in breve tempo, che sono ancora lì, ad aspettare i fondi. Mentre si spende danaro per gli hotel di altre provincie.I giudici che inviano gli avvisi di garanzia ai componenti della commissione grandi rischi, che, una settimana prima del disastro, ci ha invitato a stare tranquilli. E noi siamo restati nei nostri letti.
La rabbia, sì. La rabbia monta.
Quello che mi sconvolge è che la maggior parte degli Aquilani continua a dormire. Inebetita. Sfiduciata. Stanca. Senza domani. Continua a non capire il valore della partecipazione. E della legittima RIVOLTA .
Leggevo, nel bel post dell'amico Federico D'Orazio (http://stazionemir.wordpress.com/2010/06/05/ricetta-per-una-rivoluzione-aquilana/), che tratta il mio medesimo argomento, un commento alla domanda "cosa altro devono fare agli Aquilani perché si ribellino?"
Portare loro via i televisori, era la risposta di chiappanuvoli(http://chiappanuvoli.wordpress.com/)

Per alleggerire, ché la satira è l'unica medicina, vi posto l'intercettazione im-possibile, partorita ieri da un amico mentre si lavorava al tavolo della partecipazione, nel tentativo di far comprendere alla cittadinanza ed alle istituzioni quanto sia importante pretendere i regolamenti che siano lo strumento che permette alle persone di essere attori e non spettatori della ricostruzione.

INTERCETTAZIONE IM-POSSIBILE
La trascrizione del colloquio tra Guido Bertolaso (GB) e il suo avvocato (A)
A: “Ciao Guido”
GB: “Ciao, come va?”
A: “Eh, non ho buone notizie. Il padrone della casa di via Giulia, Raffaele Curi, ha confermato che a pagarti l’affitto era Zampolini (n.d.r. segretario dell’imprenditore Anemone )”
GB: “Uhmmm … la cosa si fa seria”
A: “Eh si, tocca difendersi”
GB: “Già … potremmo dire che non ne sapevo niente. Anzi che il padrone di casa è un furfante, riscuoteva l’affitto due volte!”
A: “Eh si, considera però che questa linea non ha mica portato fortuna a Scajola”
GB: “Ah già … Allora potremmo dire che la casa me l’ha prestata un amico”
A: “Si, bene. Ma l’amico quindi è il padrone di casa, Curi …"
GB: “Non, no è un altro …”
A: “Cioè un tuo amico ti prestava una casa che non è sua e che pagava un’altro?”
GB: “Uhmm … certo un pò strano è … comunque meglio, più è incredibile meglio si riesce a confondere le acque”
A: “Uhmm … se lo dici tu …”
GB: “Si si, comunque Diego (Anemone n.d.r.) mi ha fatto incazzare”
A: “Beh lui però non ha cantato …”
GB: “Non, no non è questo. E’ il fatto che a Scajola gli ha pagato un’appartamento e a me solo l’affitto. E che so meno di Scajola io?”

mercoledì 2 giugno 2010

Povero Guido

Dall'incontro con il sindaco, nonché vice commissario alla ricostruzione, Cialente, promosso ieri dal tavolo di lavoro sulle tasse del presidio di piazza Duomo, scopriamo che il primo cittadino è indignato. Lo rivela in un tendone pieno di persone venute per ascoltare le sue parole e quelle di altri politici ed amministratori.
Indignato con il governo,dopo quattordici mesi, la bella addormentata finge di svegliarsi. Dopo non aver mai preso una posizione netta e le necessarie distanze dalle linee governative per la conduzione dell'emergenza e per i decreti che non mettono danaro in questa tragedia. Continua a modificare i suoi discorsi secondo la platea che ha davanti. Continua ad essere oscuro ed inefficace. E con lui tutto il team di dirigenti e tecnici di vecchia e nuova nomina. Persone inadeguate a fronteggiare la nostra condizione. Piccoli burocrati che si sono adeguati alle manovre dei pescecani che ci hanno divorato. Altro che orgoglio degli Aquilani. Il primo cittadino ha provveduto ad informarci che il danaro dell'emergenza è terminato. Quello per la ricostruzione non c'è. Quindi nessun contributo di autonoma sistemazione per i venticinquemila che si autogestiscono e che hanno visto gli ultimi miseri spiccioli a febbraio. L'amministrazione pagherà marzo ed aprile, forse, e poi basta. Eppure ci hanno obbligati ad autodichiarazioni e richieste di incremento della somma per i nuclei di una o due persone. Con file snervanti ed impiegati indisponenti.Nessun contributo per i traslochi, altre code, nel caldo afoso dell'agosto dello scorso anno. Nessun contributo per i beni di prima necessità, perduti nel sisma. Niente danaro per i puntellamenti dei palazzi feriti. Nel frattempo questi signori, comissario Chiodi e vice commissario Cialente, non mettono neanche mano all'idea della città da ricostruire. Non hanno la più pallida idea di cosa occorre. Sono lì, in balia delle onde. Continuano a non parlar chiaramente. Continuano, loro che potrebbero essere ascoltati, a non dire agli Italiani e persino agli Aquilani stessi, quelli che credono ancora nel famoso miracolo, poiché rincretiniti dalla propaganda di regime, che qui siamo allo stremo. Che qui stiamo morendo.
La beffa è stato l'intervento dell'on Pierluigi Mantini, il quale, alla fine di un discorso tanto condivisibile, quanto superfluo, ha chiesto le dimissioni di Guido Bertolaso. Le ha chieste, fra gli applausi degli astanti, davanti a chi, seduto in prima fila, ex presidente della provincia e sindaco, ha da sempre avallato e riverito il capo della protezione civile. Insignendolo persino di premi al merito, e permettendogli di fare di noi e della nostra città carne da macello.
Il sindaco, raggiunto da me alla fine dell'incontro, quando gli ho detto che mi aspetto che urli a gran voce ciò che aveva appena sostenuto, non ha risposto, se non con parole che svicolavano dalla richiesta diretta. Mi ha detto che GUIDO, nonostante tutto, è amato da una parte di Aquilani e che lui ne è contento, poiché il poverino attraversa un brutto periodo. E mi ha rinfacciato che, quando ha chiesto la tassa di scopo per L'Aquila, è stato lasciato solo dal movimento. Movimento che ritiene debba essere il cagnolino che accorre per essere strumentalizzato. Lo ha detto senza neanche sapere che è in atto da tempo una raccolta di firme per richiedere la tassa. E che si è giunti ad un numero rilevante di consensi. Lo ha detto dopo avermi informata che il regolamento per la partecipazione, che noi pretendiamo a gran voce da più di un anno, è al vaglio di un tale Giuseppe (Totò direbbe uno scognomato) dal mese di luglio dello scorso anno. Lui non ha tempo per occuparsi della partecipazione dei cittadini. Mi domando cosa faccia. Si pregia di lavorare ventiquattro ore al giorno. Ebbene, che porti a conoscenza della cittadinanza, che nulla sa, i risultati di tanto lavoro. Ma di trasparenza delle istituzioni, in questi lidi, non se ne parla. Il sindaco fa balenare l'ipotesi di dimissioni da vice commissario alla ricostruzione. Le dimissioni non si paventano, a mo' di minaccia. Le dimissioni si rassegnano, quando non si vuole essere complici di inganni ed iniquità.
L'Aquila è nelle mani di individui di questo calibro. Amministratori che non hanno il coraggio di riportare le nostre condizioni. E noi, cittadini responsabili, a cercare ancora un colloquio con loro. Mi dissocio. Non si può tirar via l'olio dai sassi. Cosa abbiamo noi, se non le nostre menti pensanti e la totale abnegazione dedicata al tentativo di applicare la democrazia partecipata? Non abbiamo contributi di sorta, mettiamo mano al già scarno portafoglio per stampare volantini e manifesti. E siamo stanchi e con mille problemi personali. L'esasperazione sta arrivando.La povertà vera presto busserà alle porte degli Aquilani. Stipendi medi ridotti, da luglio, a 700 euro mensili, autonomi già allo stremo, consumi azzerati. E le bollette ed i mutui da pagare.
Già, povero GUIDO, sta attraversando un brutto periodo.

sabato 29 maggio 2010

Quei venticinque chilometri

A volte mi dico che son diventata insensibile. E' dal 7 aprile che, in spregio ad ogni divieto, io guardo le mie macerie. E la distruzione della mia città. Le ho accostate pian piano, le ho abbracciate, accarezzate, me ne sono cibata. Le ho metabolizzate. Ora le guardo con l'occhio di chi è abituato a vedere il congiunto gravemente ammalato e si ostina a cercare strade per nuove cure. Non si sofferma sull'eccessiva magrezza, sullo sguardo spento, sulle membra che si abbandonano. Guarda avanti. E spera. Ma, quando accompagno le persone che arrivano qui per la prima volta, e le costringo, alcune riottose, ad infrangere le transenne dei divieti, e ad inoltrarci nei vicoli del centro che conosco come le mie tasche,vedo in loro uno sgomento che mi spaventa. Vedo in loro quella che dovrebbe essere la mia reazione. Improvvisamente smettono di parlare ed i loro occhi si velano. Vedere tanta bellezza devastata dal sisma, e poi dall'incuria dell'abbandono, è esperienza dura per gli animi sensibili. E allora leggo nei loro occhi la domanda non detta "come puoi non piangere?" Non piango perché le lacrime non vogliono uscire. Non sono io che le butto dentro. Semplicemente non escono. Ma il dolore è lancinante. Allora ho indossato la corazza. Per sopravvivere. Ha pianto il nuovo Prefetto, proprio quella signora Iurato, della quale vi ho parlato. Persino Francesco Totti è stato profondamente colpito dallo stato del centro storico. Lo ha detto ai giornalisti, mentre le autorità lo conducevano, insieme con i suoi compagni di squadra, in quel tour fra le macerie che a noi Aquilani è assolutamente inibito "E' impressionante. Non mi aspettavo fosse questa la situazione. In televisione si è visto solo un centesimo di quello che è in realtà".E lo ha detto con le mani giunte sul viso,come a pregare.
Poi Bertolaso lo ha immediatamente condotto a vedere l'acronimo c.a.s.e. Ma di quella visita non si hanno commenti.
Il tendone del presidio dell'assemblea dei cittadini di piazza Duomo è a cinquanta metri da casa mia. Se pongo, all'interno, la sedia in una certa angolazione, mentre lavoro ai tavoli, o partecipo all'assemblea, vedo la facciata. Devo, per forza di cose, armarmi di corazza. Soprattutto quando vedo le transenne che impediscono a me ed a tutti gli Aquilani di avvicinarci alle nostre pietre.E le camionette dei militari. Attente a che non ci si avvicini alla nostra vita. E poi, quando al tendone le attività son terminate, tornare all'automobile. E dirigermi verso la mia casa di ora. Quella che dista venticinque chilometri dalla mia vita di prima.

venerdì 21 maggio 2010

Il nuovo prefetto

Posto vacante, dunque, quello del Prefetto dell'Aquila. L'ex poliziotto Gabrielli è andato a raggiungere la nomina di vice capo della protezione civile. Vice di Bertolaso. Gli occorrerà qualche mese per imparare bene dal maestro cosa fare. Come agire, come comportarsi. Egli è allievo diligente, ne sono certa. Lo ha ampiemente dimostrato sul territorio aquilano. E per questo è stato premiato.Sta arrivando al suo posto una signora: Maria Rita Iurato. Maroni si è impuntato: la voglio. Nonostante lo stop che le era stato inflitto dal consiglio dei ministri. La signora, infatti, risulta presente nella famosa lista Anemone. All'appunto numero 13 dell'anno 2005. Solo il suo nome e cognome. Null'altro. Un'ombra davvero poco consistente per stigmatizzarla, prima dei dovuti accertamenti degli inquirenti. Pesante, davvero pesante, se vela un ruolo tanto delicato come quello di vigilanza sugli appalti della nostra ricostruzione. Se mai ci sarà. La signora si è occupata sino a ieri di logistica e caserme. Si occuperà dei cittadini soldato. Quelli che non si pongono domande. E obbediscono agli ordini. E ringraziano anche. Quelli con i quali le istituzioni auspicano di avere a che fare . Qui di partecipazione non ne vogliono sentir parlare. Rimandano. Ci sono cose più importanti. Intanto, le ditte che hanno iniziato lentamente a puntellare la nostra città ferita abbandonano il campo. Ci sono 33 milioni di fatture insolute, sui 62 previsti. Hanno fatto di tutto per accaparrarsi l'affidamento dei lavori. Affidamento diretto, senza gara d'appalto. A discrezione del sindaco. Ora fanno marcia indietro. E si pentono.
E ogni giorno ne arriva una nuova. A mettere a dura prova i nervi già logori di noi terremotati.
Ricordo le richieste, che mi giungevano anche su questo blog, subito dopo quella notte. Mi si chiedeva un recapito sicuro per i soldi delle donazioni. Io prendevo tempo. Dicevo di aspettare. Dicevo che sarebbe stato meglio individuare delle persone realmente bisognose, piuttosto che inviare sms o danaro alle istituzioni. Molti mi hanno anche scritto piccati. Mi accusavano di non interessarmi alla cosa. Io non ho voluto assumermi la responsabilità di fare nomi. Ebbene, oggi si scopre che la Regione Abruzzo ha deciso di erogare al comune di Chieti ,territorio non interessato dal terremoto, parte dei soldi che gli Italiani hanno inviato quale aiuto per l'emergenza. Per attività musicali, cinematografiche, sportive e, più genericamente, culturali. Quasi 11 milioni che provengono dalle vostre donazioni. Un regalo per il neo eletto sindaco berlusconiano. E per i suoi elettori, ovvio. Il presidente della regione Chiodi si è limitato a dire che le accuse sono una "castroneria". Ma non ha dato spiegazioni di sorta. Qui le spiegazioni sono superflue. Bertolaso ha aperto la strada. Lor signori si adeguano.

mercoledì 19 maggio 2010

Non è possibile

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa ,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un'appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema. " Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo."

martedì 18 maggio 2010

L'ex ospedale di Collemaggio 2

Ecco il video di quanto vi ho raccontato nel post precedente

domenica 16 maggio 2010

L' ex ospedale di Collemaggio

Una bella giornata quella di ieri. Nonostante la pioggia ed il freddo. Quando la polizia e la celere sono arrivate, e noi avevamo già ripulito una grande stanza, persino spazzato e gettato acqua per ripararci dalla polvere, i ragazzi sono entrati con i tamburi ed abbiamo iniziato a ballare. E il rumore era tanto. A dire che la forza di volontà deve avere ragione sull'immobilismo. E sul profitto. E sull'arroganza. A dire che quegli spazi devono essere nostri. Nostri, ché non ne abbiamo più. E sorridevamo, nonostante tutto. Nonostante le intimidazioni.
Era un laboratorio di falegnameria, anni fa. All'interno dell'area dell'ospedale neuropsichiatrico di Collemaggio. Stabile classificato agibile. Devastato non dal terremoto, ma dall'incuria di chi sperpera il danaro pubblico. Costose attrezzature per disabili, scatoloni di medicinali non scaduti, macchinari per fisioterapia.Tutti ammassati. E poi banconi da falegname. E tanta sporcizia. E vetri rotti. Un migliaio di metri quadri inutilizzati. E si potrebbe renderli fruibili con poca spesa. E allora partono le idee. La creatività. Uno spazio per gli artigiani. Un laboratorio per la ricostruzione. Una biblioteca d'arte.Una bottega scuola. E tante altre ancora. Tutto a cozzare con la tenace ottusità delle amministrazioni che pensano a cartolizzare. E a speculare. Intorno un giardino all'italiana, bello, anche se abbandonato. Con i cedri del Libano.E tantissimi edifici. 150.000 metriquadri, di cui 12.000 coperti.Una piccola città nella città. Un luogo della memoria. Un luogo che tutti gli Aquilani conoscono. Proprietà della Asl. Abbandonato a se stesso.
Si esce dalle mura, nei campi che non ci sono più, e le c.a.s.e, fiore all'occhiello del presidente palazzinaro, e danaro non controllato,nelle tasche degli imprenditori forestieri, ci mostrano una città che non volevamo. Che non riconosciamo. Che offende il nostro orizzonte e i nostri cuori. Da lontano le cupole e le facciate della città antica. Lasciata a marcire. La nostra città, quella vera.