Ho aperto la cassetta della posta, pubblicità, tanta, come sempre. Qualche bolletta, ché quelle non mancano mai e…….una lettera! Sono rare le lettere. La guardo: il mio nome e cognome scritti per esteso, nessun mittente. Il cuore sobbalza. Lo so è lui, lo sento. Sono due anni che non mi scrive, lo aspettavo, temevo questo momento ed ora, è arrivato. Faccio le scale di corsa, apro la porta con mano tremante, me la chiudo alle spalle. Poggio la borsa, le chiavi; rigiro la busta fra le mani, la annuso,la stringo,la guardo, la apro, quasi strappandola.Cara Anna Pacifica : il mio nome per esteso, come nessuno mi chiama; solo lui sa farlo, turbandomi. Anna Pacifica, mia nonna paterna mi chiamava così, Pacifica anche lei, e rotolava questi due nomi fra le labbra con orgoglio ed affetto. Ah , cara nonna, ora solo a lui è concesso di chiamarmi come tu facevi. Con lo stesso affetto e con aggiunta e ritrovata intimità.
Subito il mio uomo sa cogliere l’animo di donna del sud, mi conosce, ed a quello si aggrappa, sa come prendermi.
Mi parla della Sicilia, di Napoli, di luoghi del mio cuore e della mia anima. Per me costruirebbe ponti e lastricherebbe piazze e strade d’oro e di speranze . Vuole che mi senta sicura, fra le sue braccia, e mi sussurra che mi proteggerà, sempre e comunque.
Vuole donarmi la serenità del quotidiano: aiutarmi anche nel mio lavoro, rendermelo meno gravoso e più gratificante. “Quando sarai anziana, aggiunge, sarò presente come valido bastone della tua vecchiaia, come sostegno. Lascia l’altro che non ti merita! Ha sempre approfittato di te, della tua bontà, della tua disponibilità, del tuo danaro. E’ un mentitore, pieno di pregiudizi ed è un vizioso. Anna, anela alla libertà, quella libertà che solo io posso darti.” Quindi vira per planare lievemente sul campo minato della bacchetta, ah, la bacchetta, quella che tanto sapientemente diceva di saper usare. Chiudo gli occhi e sospiro: quanti ricordi! La bacchetta, la sua bacchetta. Ora dice di non averla più, non più così forte e vigorosa e non mi promette miracoli, ma una realtà tangibile di prestazioni durature ed intense. Indimenticabili. Che uomo!
Chiede la mia comprensione, il mio affetto, il mio slancio,il mio aiuto.
Allarga le sue rassicuranti braccia al mio amore. E’ pronto ad accogliermi.
Conclude con un forte abbraccio. I baci, quelli, saranno per dopo, lo so.
Poi la firma: non di quelle comuni, ma di quelle progettate, che fanno pensare a scarsi studi, a chi ha scritto raramente ed ha poca dimestichezza con la penna, ma vuole imprimere originalità e carattere nel vergare il proprio nome su contratti ed assegni. Una S che sembra una L, seguita da un ilvio da prima elementare, ma il tocco di classe è sulla B che una b non è, ma un’acrobazia grafica, seguita da segni ondeggianti ed incomprensibili.
E’ lui, il Nostro: l’innominabile che si è nominato.




































Adoro Siviglia, ci faccio un pensierino.



