mercoledì 5 gennaio 2011

Basta poco


E basta poco. Basta una vecchio bruciatore che si rompe, per l'ennesima volta, in una vecchia casa non tua, lontana dalla tua vita,e che ti fa piombare nel freddo che non dovrebbe farti paura. Ché lo conosci bene il freddo. E pure le sofferenze. Basta un articolo su L'Espresso: un giornale che parla della tua esistenza, e di quella dei tuoi compagni di sventura. Ne parla bene, dopo ventuno mesi. Ne parla come ne parli tu. Da ventuno mesi. Ma leggerlo, vederlo su quelle pagine patinate, scorrere le parole con lo sguardo velato, è toccare con mano quella tragedia che ti ostini a volere superare. E, a volte, non ci riesci. E allora un amico posta su facebook le vecchie immagini della strada più bella della tua città, la strada nella quale abitavi. Quella nella quale hai vissuto per cinquant'anni. Coperta di neve. E basta poco perché quelle lacrime, che pensavi di aver versato tutte, tornino come il primo giorno. Più salate, più amare. Ché nulla è cambiato. Tu sei solo molto più stanca.

15 commenti:

Inneres Auge ha detto...

Basta poco per farci contenti e molto per farci incazzare. Intanto Toto diventa padrone delle autostrade ed i pedaggi schizzeranno alle stelle. L'Aquila sarà la città più penalizzata del centro con il federalismo fiscale. La enteroGelmini taglia 2 milioni di € alla nostra università...
Buon 2011!

Anna ha detto...

Sì Inneres, essere incazzati, anche se impotenti, aiuta.E molto. Io, oggi, sono solo triste. Càpita.

barbara ha detto...

Ci vorrà tanto, tanto, tanto tempo prima che le lacrime finiscano. Bisogna darselo, questo tempo.
Non commento mai ma ti leggo sempre, anche se non sempre mi sento di farlo.
Mia nonna abitava a Costa di Picenze e dopo la sua morte, una ventina di anni fa, pochissime volte ho avuto il coraggio di passare di là, di rivedere il cortiletto dove con i miei cugini ci mettevamo nelle sere d'estate a guardare il cielo in cerca di dischi volanti. Ora non ho idea di come stia quella casa. E Costa Masciarelli la percorrevo in su e in giù e in tutti i vicoli laterali mentre aspettavo che mia figlia terminasse la lezione di karate.
Questo commento non serve a niente, ma per quel che vale sappi che ti sono vicina.

Anna ha detto...

Cara Barbara,
mia suocera abitava in Costa Picenze, proprio in una casa con il cortile. La comprò mio suocero una ventina di anni fa. Forse è la stessa?
Dopo il terremoto, e dopo inenarrabili peregrinazioni, le hanno assegnato un alloggio nel piano c.a.s.e. A Camarda. Ai limiti del Parco Nazionale del Gran Sasso.Nel nulla. Non un autobus, né un negozio.E' stata lì per 10 lunghi mesi. Dalla donna vispa ed attiva che conoscevamo, era diventata una larva.E neanche ragionava più tanto bene. L'abbiamo, a dicembre, riportata in città. In una casina minuscola a San Sisto, per la quale paga 650 euro al mese.Quasi tutta la sua pensione. Ma, per fortuna, è rinata ed è, quasi, tornata quella di prima.

nico ha detto...

Avrai pure il diritto di essere triste Anna, e che diamine!
Sai, la fotografia e il bruciatore mi hanno ricordato Parenti Serpenti di Monicelli!
Bisogna essere incazzati, Anna, è fondamentale! Ma nello stesso tempo si ha tutto il diritto di esere stanchi!
Non ho assolutamente parole adeguate a consolarti, non le ho mai avute da quel 6 aprile di merda, però posso unire alla vostra la mia enorme incazzatura per tutto lo schifo che ho visto finora da parte di chi continua a prendersi meriti che non ha! Non ultimo, per quello che Inneres ha sottolineato!
Un bacio, buon anno a te

barbara ha detto...

Cara Anna,
la casa dei miei nonni era al numero 7, salendo a sinistra, un cortiletto piccolo, dove mio nonno coltivava tanti fiori.
Sono contenta che tua suocera sia tornata quasi quella di prima. E' molto, ed è un segno di speranza, anche perché tendiamo a sperare per i giovani, per gli anziani non più. E invece la vita risolleva la testa quando meno ce lo aspettiamo.

lastreganocciola ha detto...

... solo un saluto da genova: anche questa città ha visto all'opera il potere peggiore, ha visto sangue e soprusi e realtà distorte. molti di noi non se ne dimenticano nonostante i quasi dieci anni passati. rabbia e tristezza non sono inutili, anche se a volte si vorrebbe poter dimenticare, poter lasciare quel peso almeno un poco. La tua testimonianza, però, serve per ristabilire un po' di verità.

Anna ha detto...

Barbara,
ho visitato per la prima volta il tuo bel blog. Ho visto la foto di tuo padre. Sai, era amico del mio, seppur molto più giovane.Staranno entrambi insegnando, da qualche parte.
Un abbraccio.

barbara ha detto...

E sono sicura che ci sarà un sacco di gente ad ascoltarli.
Sono contenta di questo legame.
E già che ci sono (per essere una che non commentava mai, direi che sto recuperando) te ne rivelo un altro: Barbara Summa, alias Mammamsterdam, è una mia amica carissima e speciale ed è attraverso di lei che ti ho conosciuta.

Anna ha detto...

La carissima Barbara Summa, amica recente, ma con profondi legàmi che attraversano la statale 17.
Bene, ci siamo trovate.
A presto Barbara.

Daniele Verzetti, il Rockpoeta® ha detto...

Essere stanchi e più tristi é un sentimento che comprendo e a volte pervade anche me.

E so che reagire può essere sempre più difficile.

Ma so anche che hai ancora voglia di rialzarti e lottare.

Un abbraccio fortissimo
Daniele

missi ha detto...

Nn si può comprendere fino in fondo il dolore per una vita persa...una vita che era casa e amici e l'identica strada e lo stesso continuo via vai di ogni giorno e luci, scalini, abitudini...profumi indimenticabili che disegnano cammini. Mura che nn sono "mura" ma il contenitore vivo della tua vita.

Vi abbraccio tanto.

pia ha detto...

Una storia da sfinimento. E non siamo in grado neppure di comprenderla.

silvano ha detto...

Ciao Anna coraggio.
Sappi che qui nel profondo Nord, nella realtà, praticamente nessuno la pensa come quel coglione di Borghezio. C'è solidarietà tra la gente.
ciao, silvano.

Mammamsterdam ha detto...

Scusate, mi è ronzato un orecchio da queste parti:-) e sono contenta che vi siate incrociate con Barbara.

Però avevo cercato i commenti per dire che in effetti nel video dell'albero ai 4 cantoni avevo notato che sia tu, che Peppe che quel signore che ho conosciuto quest'estate a casa vostra avevate un'aria molto stanca, cosa che non mi meraviglia neanche un po'.

Perché vedi, tutti questi signori che si permettono di criticare, dilazionare, insultare, ignorare, negare, loro vanno avanti con la loro vita, le loro comodità, le loro servitù, e hanno gioco facile contro chi da quasi due anni, perché quelli ormai sono, sta in bilico e letteralmente in mezzo a una strada.

E non sembrano capire che si, ci arriverebbe chiunque a dire: mi rifaccio una vita da un'altra parte, come parecchi amici nostri, per ottimi e personali motivi, hanno deciso di fare.

Ma che certe volte proprio non puoi farlo, che non puoi rinunciare a un'intera città, a un' intera comunità solo perché questo farebbe tanto comodo a chi ci vuole speculare sopra alle disgrazie altrui.

Perché la disgrazia, il disastro naturale, quello è tutta sfiga e tutta vita, ma quello che tuttora un mucchio di gente non vuole capire è che nella disgrazia si poteva ridurre il prezzo umano del post-terremoto semplicemente prendendo decisioni semplici e a favore della comunità. Quella comunità che nel frattempo si è ricreata in altri modi (perché stiamo pur certi che un sacco di noi avrebbero continuato a condividere una città senza conoscersi o ri-conoscersi), ma dire che uno fa il meno peggio che può non vuol dire che è il meglio che si poteva.

E mi fermo qui perché fa ancora male.