giovedì 10 febbraio 2011

Riabbracciamola, riabbracciamoci


E quindi si è ri-cominciato. E' duro, difficile. Penoso a volte. L'Assemblea cittadina non ha più una sede: i cittadini attivi, pur avendo più volte avanzato, e da mesi, la richiesta all'amministrazione, e avendo fatto presìdi e partecipato a snervanti colloqui con sindaco ed assessori, sono ancora raminghi, senza casa. Neanche quella comune. Neanche quel tendone, quello che tutti conoscono, quello con la scritta RIPRENDIAMOCI LA CITTA', che ha campeggiato sulla piazza del Duomo per quasi un anno. Concesso così a lungo da un generoso filantropo, è stato rimosso per ragioni sconosciute. E allora i cittadini attivi hanno dovuto reagire, per non soccombere ai voleri di un'amministrazione che solo a parole si mostra favorevole alla partecipazione, ma che, nella realtà dei fatti, la teme profondamente. E allora accade che una parte di cittadini, giustamente stanca delle troppe promesse disattese, occupi un asilo e vi stabilisca una sede dedicata principalmente ai giovani. E capita che un'altra parte di cittadini attivi, indica l'assemblea in una sala conferenze che è costretta a pagare di tasca propria. Pur avendo il Comune strutture agibili atte all'uopo. Le occupazioni sono sacrosante, soprattutto in un caso come il nostro, ma comportano denunce, conseguenze penali, spese legali. E non tutti sono disposti ad aggiungere ulteriori pene e preoccupazioni alle tante che hanno già sulle spalle. E allora ci si paga una sede.
Rincontrarsi è stato emozionante. Dopo quasi due mesi. E constatare che c'è la voglia di continuare, nonostante tutto, è molto incoraggiante. Quello di ieri è stato un incontro introduttivo, un dirci che ci siamo ancora. E che vogliamo lavorare per crescere, in numero ed in qualità. Tutti sappiamo che ripartire dopo gli errori non è facile, ma sappiamo bene che di quegli errori faremo tesoro. E domenica prossima riabbracceremo la nostra città. Torneremo con le nostre carriole. E le nostre braccia. A lavorare. E cercheremo di ristabilire quello spirito di unità e solidarietà che, proprio un anno fa, portò gli Aquilani a forzare le transenne del centro storico ed a riappropriarsi della loro città e della loro identità. Le transenne sono ancora lì, come un anno fa. E noi siamo davvero stanchi. La città è nostra, urlavamo il 14 febbraio dello scorso anno. La città è nostra, urleremo domenica. Ma stavolta non siamo più disposti ad accettare che ci venga negata. Quelle transenne devono scomparire.

Qui le riprese dell'assemblea di ieri http://www.youtube.com/view_play_list?p=DC5FF703E4302B64

4 commenti:

Furio Detti ha detto...

Proposta "audace" ma non troppo.
Sarà forse un azzardo ma la storia è stata fatta talvolta da chi ha tentto soluzioni inedite "against all odds"...

se non avete sede perché non provate a fare un "cloud crowding", vale a dire perché non vi riunite autonomamente in più sedi piccole e vi collegate via web in videoconferenza virtuale.
le tecnologie lo permettono.

non sarà esattamente come un raduno di massa ma se ci sono organizzazione e volontà, non è impossibile radunarsi virtualmente in una sessione comune per decidere senza dover per forza usufruire di spazi grandi....

pensateci seriamente.

un abbraccio al gusto di max solidarietà.

Anonimo ha detto...

speriamo che questa volta las vostra iniziativa non sia strumentalizzata, non permettete alle solite facce di presentarsi in prima linea a farsi portavoce di una protesta contro le loro scelte infelici e "non scelte" ! Se L'Aquila oggi è ancora in questo stato è soprattutto colpa di amministratori locali che nulla fanno per risolvere la situazione nei posti dove è giusto che si risolvano i problemi legati alla difficile ricostruzione.

Rebelde ha detto...

Cara Anna, trovo incomprensibile come l' amministrazione non riesca a mettere a disposizione uno spazio pubblico per un' assemblea pubblica che ha la finalità di riappropriarsi di diritti negati da ormai troppo tempo. Però,fatto stà.
Ho guardato alcuni spezzoni del video con molta difficoltà di audio e quindi non sono in grado di commentare ciò che vi siete detti e quanto è scaturito dall' assemblea. Devo sinceramente dire che quando si è aperta l' inquadratura mi aspettavo una platea più nutrita anche se per il momento la partecipazione credo sia scarsa in quanto siete (mi sembra di capire) reduci da divisioni e incomprensioni di vario genere, tanto da dover ricominciare da capo.
Mi sembra di capire però che anche altri gruppi di cittadini stiano ricominciando da capo.
Secondo me è un errore ricominciare divisi.
Lo so, per me è facile parlare da 600 chilometri di distanza e che questa sera rientrando dal lavoro trovo la mia casa a cui sono affezionato da anni bella calda eccetera eccetera. Però mi sento di dire che in questo momento le divisioni, che possano solo essere di metodo in quanto spero che il merito sia comune a tutti e cioè il riappropriarsi della città, la sua ricostruzione e il ripristino del tessuto sociale, sono quanto di più controproducente vi possa essere.
Io credo che dopo due anni di praticamente nulla sono giustificati pure coloro che usano metodi non proprio convenzionali come le occupazioni o i gesti eclatanti tipo i tetti e le torri.
Ormai la sperimentazione di metodi convenzionali credo non abbia funzionato e comunque lascia le istituzioni e l' informazione nell' indifferenza. Che sia ora di gesti più rischiosi? E' ovvio che vanno sperimentati sulla propria pelle e credo (anche se è l' ultima cosa che mi auguro) che se i cittadini non trovano un punto di vera unione su problematiche tanto comuni a tutti ho paura che la "questione Aquilana" prenderà una piega che altre situazioni del genere hanno preso molti anni fa.
Scusa Anna se nei miei interventi sono sempre così drastico e non ti aiuto a trovare sollievo ma purtroppo sembra essere la realtà ed è peggio non affrontarla così come si presenta.
Un abbraccio e in bocca al lupo per domenica.
Aldo

Anonimo ha detto...

miss cappa ho visto il blog cita il play greco Panagouli nella dittatura del 67-74 bravo anche perché sono state ideologos.Alla reale di questa generazione, nota come la generazione del Politecnico da 74 nel 2011 come gravare eccessivamente GRECIA CON 300 miliardi di euro che è necessario per la salvezza del Giappone, mentre il 74 prima di debito della Grecia è stata pari a zero prima di eichamai l'esercito è in charge''dictatorship''Now abbiamo la koultoudiarides spaccio popolo greco uno Dimokratia presunto ma abbiamo dittatura economica, in cui ha vissuto un anno in Grecia e comprendere la realtà sarebbe una foto della dittatura di Papadopoulos '' ''