giovedì 15 luglio 2010

Di ricostruzione

"Ricostruzione: strategie per il futuro", questo il titolo del convegno che si terrà a L'Aquila il giorno 26 luglio e che è stato presentato, stamani, in conferenza stampa dal Commissario delegato alla ricostruzione,Chiodi, dal vice commissario Cialente e dal capo della struttura tecnica di missione Fontana. Bello il titolo. Di quelli che infondono speranza. E sentir parlare di ricostruzione, per noi che da quindici mesi brancoliamo nel buio dell'incertezza, è confortante. Chi decide in merito ha scelto un pool di sei luminari. Tutti fuori dal territorio. Poiché, apprendo dal commissario Chiodi, è sbagliato essere autoreferenziali e bisogna aprirsi alle eccellenze nazionali. Poco importa che si sia Aquilani e si conosca il territorio meglio di chi arriva da fuori. Meglio affidarsi ad urbanisti, sociologi, architetti ed economisti che poco o nulla ancora sanno della nostra terra. E di noi. E delle nostre esigenze. Il convegno, ho appreso, sarà aperto al dibattito. Noi ci auguriamo sia vero. E che ci sia spazio anche per i cittadini. Saremo in prima linea per portare le nostre idee e bisogni. E per cercare di capire cosa ci aspetta. Se, cioè, questa struttra di missione che dovrà elaborare le linee guida del nostro futuro vorrà tener presenti i cittadini proprietari. Coloro che da quindici mesi, e per moltissimi anni ancora, non hanno e non avranno la loro casa. Dopo le belle parole delle quali i rappresentati delle istituzioni sanno sempre fregiarsi, parole che restano spesso sospese nel vuoto, lasciando tanti interrogativi, si è dato spazio alle domande dei giornalisti. In verità solo due. Ed entrambe non parlavano di partecipazione, bensì chiedevano a chi si pensa debba decidere dall'alto, qualche lume sulle modalità della ricostruzione. La nostra Anna Lucia Bonanni, con un colpo di mano mal digerito dalle istituzioni, ha chiesto di non perdere di vista i problemi reali delle persone che vivono ancora in piena emergenza. Ha chiesto risposte concrete ed immediate. "Agiremo di pari passo in entrambi i sensi" è stata la replica unanime di Cialente e Chiodi. Ho, quindi, alzato la mano perchè avrei voluto porre un quesito da cittadina proprietaria. Avrei voluto chiedere in quale misura i proprietari potranno decidere delle loro abitazioni che giacciono nell'abbandono totale da quel 6 aprile. Se potranno fare progetti da sottoporre all'unità di missione, se potranno scegliere ditte e tecnici. Se potranno unirsi in progetti comuni e concordati. Se vedranno i loro diritti garantiti. Se il principio di sussidiarietà, sancito dall'articolo 118 della costituzione italiana, sarà rispettato. E quella era senz'altro la sede migliore nella quale avanzare i miei dubbi.Ma l'opaco moderatore della conferenza, un "giornalista" della Regione Abruzzo, Carlo Gizzi, ha ritenuto perentoriamente che non fosse il caso che i rappresentanti dei cittadini, riconosciuti e salutati dalle stesse istituzioni, avessero diritto di parola. E di replica. Mi ha fatto pena il povero Gizzi: un Aquilano che nega la parola ai suoi stessi concittadini. Un Aquilano che esercita il misero potere di zittire chi potrebbe parlare di dubbi ed istanze che potrebbero essere anche i suoi. Bene così. Siamo pronti per il 26 luglio.

17 commenti:

Luciano B. L. ha detto...

Ci sono domande più generali che non sono prese in considerazione anche se ovvie per chi sta fuori L'Aquila e sorprendenti per coloro che hanno buona capacità di valutazione della situazione reale nel territorio colpito dal sisma e dagli interessi della speculazione fondiaria. Mi riferisco a quelle di Giustino Parisse di alcuni giorni fa e solo oggi apparse in http://www.6aprile.it/rubriche/idee_ricostruzione/2010/07/15/nuova-idea-di-citta-tante-domande-senza-risposta.html

Non ci sarebbe da aggiungere nulla se non un interrogativo: perché, ragionando, Parisse coglie ancora una volta nel cuore?

oscar ferrari ha detto...

é il negare la parola che è sospetto. Altrimenti l'idea di affidare la ricostruzione a gente da fuori non sarebbe male a prescindere

Anonimo ha detto...

e io mi sono rotto i coglioni di vedere militari, militari, militari, militari, militari, verdi scuro, blu, azzurri, verdi chiaro, blu scuro, rossi, l'altra faccia adialettica della stessa medaglia, giusto per farceli apparire in :buoni e cattivi.



Eroderba

Anna ha detto...

@Oscar,
assolutamente non è male a prescindere, ma che non si faccia parola di professionalità locali che, sicuramente, conoscono il territorio e realtà e bisogni e storia mi sembra abnorme.

liscadpesce ha detto...

La storia si ripete ogni volta che una calamità colpisce un paese\città... Non si pensa mai al bene delle vittime, ma al tornaconto del furbo di turno che riesce ad approfittarsi della situazione! Mi sembra di rileggere pari pari la storia di Cavallerizzo di Cerzeto, spero per voi che non si ripeta uno scempio del genere...

Luciano B. L. ha detto...

La professionalità, forse, si acquisisce indipendentemente dal luogo di nascita. Quando un professionista ne possiede un bricciolo la manifesta innanzitutto con chiarezza. E' possibile indicare coloro che conoscendo la storia e la realtà urbana e territoriale, nonché i bisogni della popolazione, non hanno pronunciato una sola parola per rivendicare non già una "idea di città" ma semplicemente la trasparenza su uno strumento urbanistico. Nessuno sa se esiste e se mai verrà aggiornato. Perché?
A chi giova?
A che servono - ora - i convegni con emeriti urbanisti "foresti" o locali?

Poiché nessuna risposta è arrivata alle assai pertinenti domande che Parisse ha rivolto a chi di dovere nell'articolo già citato, è assurdo attendere replica a queste ultime, anche se, come qui è stato detto, il sindaco (e vice-commissario per la ricostruzione)pare essere sulla buona strada.

Anonimo ha detto...

@Anna.
Sulle Tue domande.
Il destino dele vostre case danneggiate...
potete risanarvele o provarci da soli?questo per me è un punto importante,poichè aprirebbe la strada ad una ricostruzione indipendente...quindi fuori dai giri loschi delle mazzette, favoritismi..e politica!quali sono,ti chiedo i limiti di fattibilità di questa opzione?perchè non si puo tentare di ricostruirsi la casa da soli?
c'è un blocco tecnico, un blocco politico od entrambi?
ammettiamo che io cominci a ricostruirmi la casa superando i blocchi di fattibilità tecnica,potrei incorre in altro per aver bypassato il controllo politico amministrativo?
un abbraccio
Watka Yo Ota

Anonimo ha detto...

capisco tutto, ma quest'articolo è una cagata. se un esperto sa fare il suo mestiere è bravo anche se non è nativo del luogo

Luciano B. L. ha detto...

@ Gianni (watha Yo Ota)
Scusandomi se monopolizzo questo spazio - ora più che mai interessante - cerco di rispondere per chiarire quanto sopra.
Certamente le case possono essere costruite "in proprio": anche quelle dell'emergenza come dimostrano i residenti di Pescomaggiore con la realizzazione del Villaggio Ecogestito; anche quelle danneggiate dal sisma. Ora ci sono le famose "linee guida", mancano solo i finanziamenti.
Tuttavia, si dovrebbe sapere che una città non è fatta di sole case. L'Aquila è ben più di una serie di agglomerati di case. Il pensare solo alle case è tipicamente da palazzinari beoti (che tali restano anche se aulicamente chiamati Cesare). Il suo piano casa, per ora realizzato compiutamente solo a L'Aquila, denota questa ideologia residenziale prettamente individualista e populista. Ma attenzione, non sono le 19 new town a documentarla, bensì le centinaia di casette "private" (spesso villette) sorte come i funghi in base a una semplice autorizzazione. Ora, pure condonabili per necessità.
La città è altra cosa. Chiaro?
E per far rinascere una città ci vorrebbe una sola cosa: una volontà politica, culturale, sociale. Poi anche un semplice strumento urbanistico: un piano di ricostruzione. Questo può - DOVEVA - essere fatto anche da tecnici esterni e gestito da altri locali. Corentemente con le scelte politiche che la comunità s'è data.
@ Anna
scusa se mi ripeto.

Anna ha detto...

@Gianni,
è impossibile ricostruirsi la casa da soli, come dici tu. Nel senso che è proibito.Bisogna aspettare le linee guida alle quali attenersi e, soprattutto, per il centro storico un piano generale di ricostruzione. Che mi sembra anche giusto, ma che non arriva. Dopo 16 mesi siamo ancora agli strombazzamenti che sono solo pubblicità di governo.

@Anonimo,
grazie per l'apprezzamento dell'articolo.
Io ritengo, al contrario di Chiodi, che sia segnale di provincialismo affidarsi a grandi nomi. Ma il nocciolo della situazione è che qui non c'è danaro per ricostruire. E neanche per l'emergenza.Mentre i grandi nomi, comunque saranno pagati e profumatamente per le loro consulenze. E qui abbiamo persone validissime che non sono state affatto chiamate in causa. A noi occorrono fatti e non parole. Il 26 saprò dirti meglio quale idea lor signori hanno della nostra città. E, soprattutto, se vorranno includere la cittadinanza oppure continuare a calarci dall'alto le decisioni prese da altri.

Anna ha detto...

@Luciano,
questi esperti dovrebbero spiegarci quale è la loro idea per la nostra città. Io sono curiosa...

Anna ha detto...

p.s.
@Luciano,
quello che dici è valido per le case di periferia. Non per il centro storico che era, come tu sapari, la città.

Stefano Serafini ha detto...

Gratuitamente la Notre Dame University si è occupata di San Gregorio, una piccola cosa fatta da giovani che venivano da "molto fuori":

http://magazine.nd.edu/news/15960-in-italys-ruined-abruzzo-architects-envision-a-traditional-future/

In teoria esistono fondi europei (che l'Italia rigorosamente reinvia sempre indietro) per trasformare l'Aquila in un cantiere-scuola di quel tipo, sia in fase progettuale che in fase esecutiva, dove non si ricostruisce soltanto, ma si creano maestranze, si ravviva l'economia locale, si reimparano le tradizioni tecniche cancellate dall'uso indiscriminato (e fallimentare) del calcestruzzo. Questo mi sembra un argomento solido sul quale indagare. Ma mi pare chiaro che non interessi a chi ha già spartito la torta.

Anonimo ha detto...

@Luciano B.L.
ok...mi riferivo sicuramente alle case del centro storico...ma anche a tutte quelle strutture che rendono una città..La Tua Città!
Da quello che ho capito,Anna correggimi (o chi per Lei) ,se sbaglio,é Vietato Toccare Le Case del centro storico...fino alle famose autorizzazioni!Quindi Io, se avessi(ovviamente non li ho) dei milioni di euro da donare ad Anna per ricostruire il suo palazzo e gli attigui attorno esattamente come erano,non potrei farlo!D'accordo che un piano concertato di ricostruzione...sarebbe la cosa più logica e sensata...ma "a quando?"e gli appalti"a chi?"e soprattutto "chi controllerà?"
Da qui il mio pensiero:se io cominciassi a sistemare con "i miei Milioni"il palazzo di Anna...e gli attigui ..che succederebbe? ci sarebbe un blocco da parte di chi?andremmo in causa perchè Anna vuole ricostruire la sua casa ed i suoi ricordi?siamo sicuri che perderemmo la causa?...ovviamente sempre con tutti i miei milioni a disposizione!
cerco solo di partecipare alla discussione...perdonate la mia ignoranza e lontananza dai fatti!
un saluto a tutti!
Wat(k)a Yo Ota

Luciano B. L. ha detto...

@ Anna
Quello che ho detto vale per le abitazioni. Quelle della zona rossa del capoluogo e quelle dei nuclei di antica formazione possono essere - ora - recuperate dai privati proprietari, ma se ci fossero i fondi necessari.
Dissento nettamente da chi considera solo il centro storico come città. Perché, per quanto importante, essenziale, altro non è che il cuore dell'organismo urbano. A L'Aquila poi si dovrebbe parlare di centri storici: e quelli delle cosiddette frazioni non sono certamente trascurabili rispetto a quello del capoluogo.

@ Gianni
Con i tuoi soldi puoi fare tutto. ORA. Perché finalmente sono state predisposte le "linee guida" per gli interventi. Sono un semplice protocollo di procedure da seguire nel fare i progetti di intervento per il recupero degli edifici danneggiati di particolare valore storico, documentario e tipologico che sono inclusi nelle aree perimetrate della zona rossa. Semplice procedura perché nota da tempo e non applicabile solo a L'Aquila, tuttavia complicata da seguire solo per chi vorrebbe operare senza lacci e vincoli. Onerosa perché richiede un certo impegno professionale di alto profilo che i professionisti locali dovrebbero certamente possedere ma che nessuno utilizzerebbe per pura misericordia e carità.
Continuo a credere che l'aver atteso tanto - troppo - tempo per varare queste norme dipenda da ragioni di opportunità politica (Chiodi-Cialente) e non di carenza professionale della struttura di missione (Fontana). Per questa c'é stato solo opportunismo nell'accettare i tempi assurdi imposti da Chiodi e subiti da Cialente.
Ora, però, queste linee guida ci sono ed allora, cosa si aspetta ad operare? I danè?
Ma non i tuoi, i miei, quelli degli aquilani. Quelli di Stato.
Che Tremonti lesina, nonostante l'intercessione di Letta. Perché sono dati per fare le case dei C.A.S.E., i M.A.P., i M.U.S.P., i M.E.P. e sono stati messi a disposizione di Fintecna per un'operazione immonda di cui diremo.

@ tutti
Se oltre le case c'é ben altro in una città, perché nessuno se ne accorge e reclama quello che serve per rivitalizzarla? Se anche si rifacessero tutte le case, mancherebbe l'anima della città. Si possono fare tutti i consulti che si crede, si può sperare di aver consigli da esperti esterni (anche non di antico pelo), si può sperare nel miracolo di Cesare. Si perderà solo altro tempo prezioso. Soltanto la COMUNITA' locale può - e deve - intervenire. Oltre, ben oltre la richiesta di rinvio di tasse e tributi.
(Per Santa Caterina de' pastai il mi padrone ha dato una bella festa; una bella festa tutta pagata dalla minestra all'insalata ed alla fine della bella festa una sigaretta a testa). Può finir così?

FR:D ha detto...

Le grandi archistar possono dare un contributo puntuale, non territoriale. Grandi architetti del passato come Quaroni o altri nomi, anche con la partecipazione dei cittadini e la loro grandezza professionale, hanno costruito la Nuova Gibellina, un bel contenitore vuoto e disabitato. Una lezione buona, il discorso è complesso, ma il locale dovrebbe avere un diritto sacrosanto di intervenire. Come si fa a sfuggire alle strumentalizzazioni? Quarant'anni fa hanno Mario Moretti fece demolire l'apparato barocco di Collemaggio, una stratificazione storica importantissima, ci si è appellati alla voce del popolo (si diceva) che voleva e desiderava l'aspetto delle chiese rudi, medievali, primordiali. Dell'interno di Collemaggio prima del terremoto era rimasto un debole moncone scalpellato, un finto gotico per la perdita di un dignitoso barocco. Queste falsificazioni vanno evitate e controllate, ce ne saranno altre, l'italiano ha la materia nella sua cultura e la vuole difendere, ogni pietra è sacra e può essere rimessa al suo posto anche con qualche armonica licenza poetica, ma con equilibrio e conoscenza del contesto. Una domanda da fare sarebbe questa? Ma i nostri professionisti locali perchè non possono iniziare a lavorare? Aspettiamoci risposte tipo
questa

una domanda che fece Maria Rita D'Orsogna per il petrolio in Abruzzo (video 4parte minuto 3.07)

Anonimo ha detto...

Forse hanno timore che, concedendo il diritto di parola, vada a finire come in questo incontro sulla TAV in Val di Susa

http://www.youtube.com/watch?v=ruvK3ynymD8&feature=related

Simonetta