lunedì 11 aprile 2011

Di identità e comunità.


Dico e scrivo spesso della mia paura di sentirmi sopravvissuta per sempre. A vita. Nasce dal fatto che, dopo due anni, nulla è cambiato nel mio sentirmi tale. E noto che nulla è cambiato per le persone che mi circondano: famigliari, parenti, amici, conoscenti, concittadini che incontro casualmente. Abbiamo ancora il terremoto e la condizione che ne è seguita dentro le ossa, nella mente, nell'anima, in fondo al cuore. E in cima ai nostri pensieri. Prima di quel maledetto 6 aprile ero soprannominata, scherzosamente, in famiglia "la donna con la valigia". Sempre pronta a partire. Tornavo e programmavo una nuova partenza. Per lavoro, per diporto: ogni occasione era buona. Partivo felice, tornavo contenta di riabbracciare le mie mura: quelle della città, quelle di casa mia. Le montagne sempre ad aspettarmi. Rassicuranti. Ora, invece, non riesco proprio ad andare via da questo nulla. Vi resto attaccata tenacemente. Resto attaccata alle transenne che mi impediscono di entrare in casa mia, all'odore di muffa, di marcio, di desolazione che esce dai vicoli della mia vita. Al provvisorio delle tende che costituiscono ancora i nostri spazi di socialità. Al traffico impazzito. Al panorama cambiato,deturpato dalla mano dell'uomo. Alle brutte casette di legno sorte come funghi. Alle cupole sfondate, ai palazzi puntellati. Ai visi smarriti dei miei compagni, tanti, di sventura. Quando mi costringo, rarissimamente, ad inoltrarmi nella normalità degli altri, sto male. Non la voglio. Voglio il mio nulla. Le città mi lasciano tramortita. I visi degli abitanti di quelle città, le altre, mi gettano nello sconforto. La normalità mi destabilizza. Desidero di tornare a "casa mia". Al nulla, appunto. A quegli occhi che mi parlano, anche se muti. A quelle persone che hanno il mio stesso dolore, che vivono la mia stessa condizione. Scopro uno spirito di appartenenza che prima non conoscevo. Voglio solo questo, come se solo in questo io possa vivere. Nonostante tutto. Nonostante le piccolezze che noto in molti, come quelle in un incontro nel tendone della Piazza del Duomo, dove si sarebbero dovute coordinare le azioni dei cittadini responsabili, quelli che fra i miei concittadini dovrei sentire ancor più vicini, per il sì al voto referendario: ho visto volti cupi, astio, panche brandite come randelli, avversioni personali portate sul piatto comune, desiderio di immotivato protagonismo, giovani donne urlanti, alcuni mostrare insofferenza, altri ancora non accettare il pensiero altrui, favorendo la divisione, poiché non si riesce a fare come loro vorrebbero. Non si cercano punti comuni. Si cercano primati, si rivendicano paternità. Leggo sui giornali, su internet, cattiverie contro chi si attiva per la città, anche solo con una carriola. Si gettano ombre. Tutti in corsa, verso cosa? Le elezioni del prossimo anno? Ottima cosa che i cittadini responsabili provvedano a candidarsi, mi pare d'obbligo. E l'unica speranza. Ma questa guerra è sciocca e sa di vecchio, stantio e marcio. Un terremoto come il nostro avrebbe dovuto cambiare i rapporti fra disgraziati, rapporti che, invece, se possibile, sono peggiorati. Ebbene, per quanto mi riguarda, tranquillizzatevi, potete guardarmi con maggiore bonomia : non ho intenzione di candidarmi, né di mettere il bastone fra le ruote ad alcuno. Rispetto il lavoro di tutti. La lealtà è sempre stata per me una necessità assoluta, mi capita, però, di commettere l'errore di pretenderla anche dagli altri. Voterò in base al programma, come ho sempre fatto. Sperando che venga rispettato. A me interessa solo il bene di questa "comunità".
Le virgolette, ahimé, sono d'obbligo.

7 commenti:

Inneres Auge ha detto...

"spirito di appartenenza che prima non conoscevo"
lo stesso vale per me, ed ogni giorno nonostante tutti i problemi mi sento sempre più aquilano.

oscar ferrari ha detto...

forse invece dovresti candidarti, hai fatto conoscere quel che è successo ad un sacco di gente, e se non ti va di andare via è perchè sai che c'è bisogno di te

giardigno65 ha detto...

sperando che un "programma" esista. Le virgolette sono d'obbligo

zefirina ha detto...

concordo con oscar dovresti candidarti li stracceresti tutti

Anonimo ha detto...

Il 29 ottobre 2002 la mia città Acireale tremò violentemente. A 4 km da casa mia alcune persone rimasero senza tetto.
In quel periodo dovevo scegliere tra continuare il mio lavoro part-time a Messina o iniziarne uno nella mia città. Anche se il terrore mi prendeva il cuore e lo stomaco, ho scelto la mia città. Non me lo sono mai saputo spiegare. Ora, leggendo il tuo Post, me lo spiego bene.

NON SI ABBANDONA UNA MADRE FERITA.

Voi siete abbandonati costantemente da questa politica di mafiosi di merda! La gente però è con voi sempre.

http://gracespace.ilcannocchiale.it

Barbara ha detto...

Che tristezza profonda mi prende leggendo il tuo racconto. L'Aquila è immobile, rimasta chiusa da troppo tempo, tolta ai suoi legittimi proprietari che non possono fare nulla.
Perché questo?

Anonimo ha detto...

Carissima...
fa un po tristezza leggere"Voterò in base al programma, come ho sempre fatto. Sperando che venga rispettato."
Sai molto bene che i programmi i politici non li rispettano..credo sia uno di quei momenti in cui gente come te "deve" "scendere in campo"...son scesi in capo gente del calibro del corruttore puttaniere..pedofilo...per risollevare le sorti del Nostro Paese..perchè non farlo noi! che abbiamo di meno?I soldi?Le televisioni?Le puttane ed i lecchini?L'avidità?
so solo una cosa Amica Mia...che se io entrassi in politica...e non riuscissi a mantenere il promesso....beh...solo allora potrei star zitto,tacere ed aspettare che qualcuno migliori la mia vita!Ma se riuscissi?Vorrei l'occasione....Vorrei la Tua occasione!Un Bacio
Watka Yo Ota