martedì 26 agosto 2008

Il CHE vive

Holden mi scrive in un commento :
"Sulla destra del tuo blog, c'è una bandiera della pace e sotto il Che. Il Che era un combattente e credo portasse un'altra bandiera. In fondo in quei due "simboli" si racchiudono le eterne contraddizioni della sinistra."
Le contraddizioni della sinistra sono molteplici, caro Holden. Le contraddizioni sono vita e pensiero in movimento. Diffido di chi è sempre coerente. Ma in questo post mi preme cercare di spiegare perchè secondo me il Comandante Guevara non è in antitesi con la bandiera della pace.
L'immagine del Che rappresenta uno stranissimo fenomeno di sopravvivenza storica, come poche volte accade. Egli ha perso tantissime battaglie nella sua vita e ne ha vinte ben poche, ma passa alla storia come un uomo d'azione, con il mitra in mano, non come uomo di pensiero, pieno di dubbi e di ripensamenti, capace di giudizio e di critica e, soprattutto di scelte decise e coraggiose. E' stato un uomo capace di salire e discendere dal potere per libera scelta. Ha guidato la rivoluzione di Cuba, come leader indiscusso, ha gestito per qualche tempo il potere e poi ha deciso di abbandonare, capendo che la sua vita era un'altra. Ha quindi combattuto in Africa, in America Latina continuando a vivere i suoi ideali che vedevano la critica spietata alle atroci ingiustizie che compie il capitalismo, alle guerre dell'imperialismo e scrivendo anche riflessioni che esprimevano critiche precise al socialismo reale. In sostanza credo che nessuno di coloro che lo amano come simbolo della riscossa dei deboli verso il potere veda in lui il genio militare o l'uomo che sapeva usare bene le armi, cosa che non era,bensì colui che non ha mai perso le speranze, che ha creduto fermamente nelle sue idee, capace di ricominciare sempre da capo, di non abbattersi per le sconfitte, di ricostruire la lotta e di rovesciare tutte le gerarchie.Egli è simbolo della capacità di sacrificio, dello spirito di abneagazione per le grandi battaglie di giustizia sociale,e, soprattutto,della superiorità delle idee politiche che trovano la forza di prevalere sempre su tutto, sulla vita stessa. Quindi è spiegabile che la sua aura romantica, il suo tono egualitario, la sua irriverenza verso i potenti possano diventare emblemi e costituire per noi un simbolo che non disturba gli ideali di pace e fratellanza e giustizia. Egli per me, oggi come ieri, rappresenta la speranza in un mondo migliore.

34 commenti:

dario ha detto...

E' vero tutto quello che hai detto, ma non e' un po' anche ammettere che l'unico modo di ottenere la giustizia e' imporla con la violenza delle armi?

Voglio dire, il Che e' per me un modello di tante cose che non sono in contraddizione con la pace, ma non e' di certo un modello di pace, ecco.

Boh... sono un po' confuso

dario

Tony Pannone ha detto...

Ognuno di noi è pacifico, fino a che punto?..... mi capita di proclamare pace ovunque pero' basta un dito sotto il pugno verso l'alto di una automobilista scorretto per far cadere tutti i miei teorema di pace che pure a me son cari. Non mi piace inneggiare qualcuno anche se puo' essere preso come esempio per trascinare e lasciarsi trascinare..... vorrei tanto prima vincere la mia battaglia con me stesso e poi seguire chi riesce a parlare e a fare le stesse cose di milioni di persone..... Chi ascolta il Papa si aggrappa ad un ideale.... chi si aggrappa alla armi vede morire il suo ideale per sempre...... Sto con te perche', leggendoti mi hai messo a conoscenza di cose che non sapevo, anche perche' quel pirla di Maradona che mi ha incantato e fatto sognare ha disegnato il CHE...... sulla spalla... ciao Anna.

intrigantipassioni ha detto...

... non sono un'esperta della sinistra (in realta' voglio evitare il discorso hihihi)... perci'o ti comunico solo di essere tornata...
ciao bella...

ladyoscar ha detto...

la pace e la giustizia sociale vanno a braccetto.
non ci sarà mai la prima se non c'è la seconda.
ladyoscar

p.s. complimenti per il tuo blog

silvano ha detto...

Io credo che il mito del Che sia dovuto al fatto che lui è stato semplicemente l'ULTIMO EROE ROMANTICO.

Finazio ha detto...

Bentrovata Carissima! Vedo con piacere che non hai perso la verve affabulatoria, come sempre condivido tutto quello che hai scritto. Aggiungerei, in risposta a Dario, che l'unico modo per ottenere giustizia non è usare le armi, ma per combattere una dittatura può essere tragicamente necessario. El Che ha combattuto per la libertà, non per il gusto di guerreggiare. E se ci fosse stato ancora avrebbe combattuto contro Pinochet, non ci si sarebbe affacciato alla finestra del palazzo presidenziale, come altri sedicenti uomini di pace hanno fatto.

Saretta ha detto...

mi trovo in accordo con tutto ciò che dici.
ed è comunque un dubbio che mi sono posta moltissime volte.
io mi ritengo una persona assolutamente non violenta ma, se fossimo nel '45 sono sicura che sarei una partigiana....

Pellescura ha detto...

Credo che la nostra generazione sia stata educata in una tale bambagia che solo pochi avrebbero il coraggio di imbracciare i fucili e rischiare la vita. Io per esempio non so se lo farei, con tutta onestà.

Elsa ha detto...

Ciao Anna...tempo fa postai sul Che...puoi scorrere sul mio blog per vedere ciò che scrissi se ti va...
Posso dirti una cosa però Ernesto si rivolterebbe nella tomba se vedesse la sua bandiera affianco a quella per la pace. LUI (da me amato) era un guerrafondaio puro...Armato dalla passione e dagli ideali che segnarono la sua vita. Io porto nel mio cuore tutto questo di LUI. Per il resto di cazzate ne ha dette e fatte tantissime...Non era un ottimo comandante, non era un ottimo ministro dell'industria, non fu neppure bravo con le banche...capì che la sua natura era il sogno di un America latina unita sotto un unica bandiera e partì ancora una volta...l'ultima per la Bolivia!!!
Fu lasciato solo...morì senza un briciolo di dignità, anche quella gli fu negata. Io lo porto dentro per la sua Passione...ma non mi sognerei mai di portarlo con me ad un corteo pacifista! Non avrebbe voluto...Era un comunista infarcito di mate e Marx (mate-tipica bevanda argentina). Ti sei mai chiesta perchè gli argentini non lo hanno mai amato tanto? Solo da poco iniziano a capire la sua passione...mentre i Boliviani hanno capito solo adesso cosa perdettero con Lui...ma i tempi allora non erano maturi per una rivoluzione in Bolivia. Lui non lo aveva capito.
" Bisogna avere polso senza mai perdere la tenerezza " el Che.
Alle volte lo dimenticava e dventava una furia...ho avuto la fortuna di conoscere chi gli ha insegnato ad allacciarsi gli stivali e a prendere bene la mira...un italiano! Per il resto
io lo adoro ugualmente...Hasta siempre...con tutti gli errori che fece. Era un essere umano perfettibile come tutti noi...il fatto che sia morto così govane e male...immortalato come un cristo, ha fatto il resto!
con affetto
Elsa

holden ha detto...

Sono talmente fuori che ho postato sul mio blog...rimedio..

Beh..Anna cara..non potevo mancare al banchetto dopo aver fatto la frittata.
Non ho parole.In effetti il Che è il Che. Io ho il mio bel manifesto in casa.Evito di esporre la sua foto al pubblico..nel mio blog nn c'è.Vorrei che la sua immagine inflazionata scomparisse e fosse in possesso solo di chi lo ama davvero, come un francobolllo raro.
Il pacifismo è un altra cosa,vedo un'altro personaggio simbolo, Gandhi.Ma ti capisco e ho capito il senso del tuo post,beh,dai, la vetrina l'hai rotta,per me tu sei più rivoluzionaria che pacifista.ciao

giulia ha detto...

Ciao Anna, hai scritto un ottimo post sul Che! Ho sempre ammirato il Che proprio perchè non era nemmeno capace di usare le armi ma lui è andato avanti come hai spiegato tu con coerenza verso se stesso e il suo popolo! A distanza di anni, persino generazioni , il Che è e rimarrà un mito, di libertà e di amore! Grazie Anna, le tue parole scandite in maniera stupenda, aiutano le persone a capire!......Ciao Luisa

Alligatore ha detto...

Chi ha il poster in camera del Che, 90 volte su 100 ha pure la bandiera arcobaleno appesa al balcone. Perchè stare qui a spaccare il capello in quattro? Che e arcobaleno sono simboli della stessa cultura, la cultura della sinistra. Fai bene Anna a tenerli vicini. Che sventolino, perbacco!

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

La grandezza del Che non si discute. Laureato in medicina ha rinunciato alla vita borghese, per entrare nella storia.
Grazie per essere passata da me. Torna quando vuoi.
Un caro saluto.

digito ergo sum ha detto...

combattere la violenza con la violenza, non mi ha mai convinto. un grande il che, certo. ma anche un grande assassino. ed è un prezzo che macchia.

giulia ha detto...

Bisogna ricordare che lui impugnò le armi là dove non c'era possibilità nè di parlare, nè di manifestare, nè di dire liberamente le proprie idee... Ho visto ieri un film sulla dittatura in Brasile e non so come ci si possa opporre a chi tortura barbaramente solo per aver appoggiato un rivoluzionario... Che Guevara andava in posti così... Poi quello che è successo dopo è responsabilità degli uomini che dopo hanno preso il potere, lui non è mai diventatao un capo e forse per questo rimane un simbolo... Giulia

guglielmo ha detto...

Il Che non c'entra nulla col pacifismo, c'entra molto con le guerre di liberazione. Gandhi ha condotto una battaglia pacifista per liberare l'India dal colonialismo, il Che ha imbracciato le armi contro le dittature sostenute dagli USA. Sono due esperienze diverse e penso difficilmente conciliabili.

donnigio ha detto...

Annaaaaaaaaaaaaa...eccomi qui!!!! Se ne hai la possibilità, guardati "The Lost City"... un bel film di e con Andy Garcia. E' il punto di vista di un cubano!!! A prestooo

silvano ha detto...

Tante idee diverse a sinistra.

Silvia ha detto...

Passavo di qui...
Interessante il post!

Il Che: un grand'uomo...
Coraggioso, determinato e coerente. Sapeva di battersi per una giusta causa!

A presto

Artemisia ha detto...

Il fascino del Che è intramontabile. Non c'è adolescente che ne sia esente magari conoscendolo solo per sentito dire. Mio figlio di 15 anni ha stupito tutti quest'anno chiedendo per regalo a Natale il libro di Paco Ignacio Taibo "Senza perdere la tenerezza" e, ancora più incredibile, lo sta persino leggendo!
Però in effetti al pacifismo associerei più la figura di Gandhi.

oscar ferrari ha detto...

Se metti anche Madre Teresa ci starebbe bene la musichetta di Jovanotti in sottofondo...
hnuxhmhk

Anna ha detto...

Quanti bei commenti!
Ha ragione Silvano quando dice che anche su questo modesto blog, noi di sinistra non riusciamo a metterci d'accordo :-)
E' la nostra natura: siamo anime diverse, unite dagli stessi ideali.
Io il Che lo lascio, fa parte di me ed è una bandiera. Concedetemi questo vezzo romantico.
Teresa e Jovanotti li lascerei ad altri, con il permesso del caro Oscar. Nessuno di noi imbraccerebbe le armi per fare la rivoluzione. Siamo qui, dolenti, in attesa di tempi migliori. Teniamoci le nostre icone, come copertina di Linus e pensiamo a cosa fare. Se qualcosa ci sarà dato di fare.....

silvio di giorgio ha detto...

mio padre ha scriteriatamente votato forza italia finchè ha potuto; gli ho fatto leggere una biografia del che (non di parte) ed è rimasto positivamente sconvolto...negli ultimi mesi di vita si era ricreduto persino su marco travaglio...ora sta chiacchierando con montanelli che lo starà aggiornando sulle vera natura del cavaliere con macchia e senza vergogna...

Anna ha detto...

Ciao Silvio, bene arrivato. Sono passata varie volte da te.
La mia mamma, nella prima repubblica, aveva votato sempre per i liberali. In concomitanza con la seconda repubblica,dopo la morte di papà, decise, per risparmiare, di non comperare più il quotidiano, ma di leggere quelli che compro io. Iniziò così con La Repubblica, per passare poi a L'Unità, intervallata dal Manifesto. Voleva vedere un punto di vista diverso. Prima leggeva Il Tempo. Sai cosa? Ora è diventata, ad 87 anni, più rivoluzionaria di me :-))

silvio di giorgio ha detto...

grazie anna.:-) quando vuoi quella è casa tua e quando hai qualcosa da dire sei la benvenuta!anche mio padre si stava convincendo...non sopportava travaglio,poi gli ho fatto leggere un paio dei suoi libri, ha visto che le sue notizie erano documentatissime e la sua fede nel cav. ha iniziato a vacillare...ora tocca a mia madre...

Riverinflood ha detto...

Che Guevara... è finito sulle magliette e in quel momento è finito l'uomo mentre incominciava il suo mito. Così i tanti si sono rimossi da lui ed è stato un bel parlarne da ogni angolazione. Un ateo direbbe che ha fatto la fine di Gesù Cristo, ma Cristo era già programmato come icona subito dopo il risuscitamento. In quanto al sottile ragionamento circa la sua posizione sul pacifismo, il Che sapeva come tutti i rivoluzionari, che la conflittualità è innata nel genere umano, e come rivoluzionario lui ha cercato di incanalarla verso ideali antioppressivi, ma a quel punto, quella pace ricercata interiormente lo ha portato ad alzare il livello del combattimento. Del resto, parafrasando Mao, la rivoluzione non è un pranzo di gala, e lui non ci mangiava, ma soprattutto perché non era l'intellettuale d'avanguardia. Se lo fosse stato, non sarebbe morto nella guerra contro gli oppressori. Scusa la lunghezza, ma questo tema mi sconvolge sempre.

Fabioletterario ha detto...

Un po' di quanto dice dario è vero, ma purtroppo a vole la pace e la democrazia va portata con le armi dell'oppressione...

Elsa ha detto...

Un salutone Anna...

Donna Cannone ha detto...

Con la scarsità di modelli stimabili e con il profluvio di deficienti che si ergono su piedistalli, con l'anacronismo delle figure più o meo storiche religiose, ben venga la memoria di un uomo così.
La sua appartenanza alla nostra epoa lo rende più nitido e può sostenere ancora sogni e battaglie

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Che dire.... ho letto tanti commenti davvero interessanti.

Forse Finazio mi sembra abbia centrato il punto. Penso che anche Elsa abbia tutto sommato ragione sul carattere del Che.

Penso che vogliamo la pace ma non siamo forse così pacifisti dal conquistare pace e libertà come fece Ghandi. E questo non vuol essere un atto d'accusa solo una costatazione.

Ciao Anna!
Daniele

LuCa ha detto...

il che è certamente un mito, ma sinceramente non lo assocerei alla pace..lui ha combattuto, ma per me è un eroe perchè è morto per i suoi ideali, si è sacrificato per quello in cui credeva..ecco perchè lo stimo e ho una sua foto in camera! :)
per il resto, ascoltati la canzone 'TRANSAMERIKA' dei Modena City ramblers..dedicata al grande ernesto!
la trovi su youtube, qui:
http://it.youtube.com/watch?v=JEt-hDqY26c

anzi, ti consiglio di mettere il video sull'intervento..ci sta tutto!!
a presto :)

Artemisia ha detto...

Anna, mi permetti una riflessione che mi è venuta spontanea leggendo l'ultimo commeno di LuCa? Niente di personale con questo ragazzo che conosco e che è molto vispo. Ce ne fossero come lui! Però mi ha colpito la confusione che fa. Ha un poster del Che in camera (come quasi tutti gli adolescenti) e poi scrive post anticomunisti come questo e questo non accorgendosi di cadere in contraddizione. Cita Cuba come esempio di regime da condannare, ma lo sa che il Che fece parte del governo rivoluzionario cubano?
Non è colpa sua. Ai ragazzi di oggi non fanno studiare la storia del novecento. Al massimo arrivano alla seconda guerra mondiale. E' chiaro che in tal modo non hanno strumenti per valutare se quello che dicono loro sia vero o strumentalizzato.
Proprio ieri ho letto su questo post uno scambio di commenti simili. Lorenzo, coetaneo di Luca, è convinto che anche le brigate rosse abbiano "compiuto delle stragi" come quella alla stazione di Bologna.
Ripeto: niente di personale con questi due ragazzi che anzi sono sopra la media dei loro coetanei quanto a cultura. Ma è sintomatico e inquietante. Non trovi?

max ha detto...

ciao sono Max,passando e curiosando ho visto questo post.
Curioso come il CHE sia diventato un mito.
Spietato e crudele. Responsabile del sistema di repressione di migliaia di dissidenti e oppositori. Ecco quel che non si sa, o non si vuol dire, di Che Guevara, compagno di lotta del dittatore comunista Fidel Castro e idolo di tanti pacifisti cattolici.
Lui è sempre al fianco di Fidel, sempre con un itinerario ideale diverso, cioè più organicamente comunista, come è stato osservato, nel 1967, dallo scrittore Carolos Franqui che abbandonerà Castro.
Egli ha tracciato un disincantato e veritiero affresco sulle incarnazioni del castrismo, come "lunga marcia dell'America Latina" e sulle sue diverse varianti. Che Guevara materializza quella più irriducibile, severa, spietata e crudele. A mezza strada tra la violenza proto-bolscevica della Ceka e della GPU e la ferocia primordiale perpetrata nelle campagne cinesi dal maoismo. Per Debray, egli è "il più austero tra i praticanti del socialismo".
Egli è in linea pregiudiziale sempre "favorevole ai processi sommari" e di lui si ricorda l'ingiunzione perentoria ai ribelli venezuelani: "Prendete un fucile e sparate alla testa di ogni imperialista che abbia più di quindici anni". Al punto che Debray, riassumendo, lo caratterizza come un "dogmatico, freddo, intollerante che non ha nulla da spartire con la natura calorosa e aperta dei cubani".
Il Che lavora con strategia rivolta non solo al presente ma al futuro Stato ditattoriale. Nel corso dei due anni passati come responsabile della Seguridad del Estado, avendo come collaboratore Osvaldo Sanchez che era esperto principale comunista, si materializza la persecuzione contro la Chiesa. Pascal Fontanie, nel suo libro "America Latina alla prova", calcola che centotreuntuno sacerdoti hanno perduto la vita fino al 1961 nel periodo in cui Guevara era artefice massimo del sistema segregazionista dell'isola.
Viene definito "il macellaio del carcere - mattatoio di La Cabana". Si oppone con forza alla proposta di sospendere le fucilazioni dei "criminali di guerra". Più che da Danton discende dall'incorruttibile, l'"incorruttibile" Robespierre. Quando ai primi del 1960 a lui viene assegnata la carica di Presidente del Banco Nacional, Fidel lo ringrazia con calore per la sua opera repressiva. Egli ne generalizza ancor più i metodi per cui ai propri nuovi collaboratori, per ogni minima mancanza, minaccia "una vacanza nei campi di lavoro di Guanahacabibes".
Notizie prese dal sito del comune di Pignataro e la versione integrale la trovate qui:http://www.comunedipignataro.it/modules.php?name=News&file=print&sid=2315
A questo punto mi viene da chiedermi,ma sarà giusto aver fatto di lui un mito? Un eroe?
Allora lo era anche Stalin?Hitler?
Credo sia da condannare ogni forma di dittatura.
Scusami se mi sono dilungato troppo.
Ciao

dario ha detto...

Mah... non so se e' il caso di specificare meglio il mio pensiero. Io lo faccio, casomai non leggetelo!

Io ho a casa il poster del Che e la bandiera della pace. Francamente amo di piu' quest'ultima, ma e' solo una questione di affezione, non di ideali. Sul mio blog 'sti due simboli non ci sono, ma anche questa e' solo una questione di impaginazione.
Secondo me la pace e la lotta contro la dittatura non sono in contrasto.
Non sono proprio sicuro, come dice Finanzio che a volte la via delle armi e' l'unica. Questa via mi lascia sempre perplesso, e sara' un giorno triste il giorno in cui ammettero' a me stesso che si tratta dell'unica via.

Il problema e' che le armi impongono. Condivido le cose che il Che voleva imporre con le armi, ma la cosa che non mi piace e' il concetto stesso di imposizione.
Poi mi si puo' anche chiedere che cosa proporrei io invece delle armi, ed io rimarrei imbarazzantemente senza parole, ma dire che il Che e' un'icona del pacifismo e' come mettere una fetta di salame a decorare una torta al cioccolato!

Per rispondere a Pellescura, invece... e' vero, io sono un codardo di prima categoria, e non credo che avrei il coraggio di imbracciare le armi per difendere i miei ideali. Ma il pacifismo non e' affatto un giubbotto di salvataggio: ancora meno avrei il coraggio di imporre il mio corpo nudo pacificamente contro le armi per difenderli.

Ma insomma! la mia nonnetta aveva sempre il crocifisso sottomano, ma non credo che avrebbe mai avuto il coraggio di accettare di subire lo stesso trattamento del suo Eroe.

Infine, il Che sara' anche stato un grand'uomo, ma la bandiera che sventola qui, come a casa mia, non credo che rappresenti il Che come persona, quanto piuttosto un certo ideale.