martedì 20 maggio 2008

Una catena per allegerire l'atmosfera

Mi affretto a sciorinare un post rilassante, ché ultimamente qui la situazione si sta facendo troppo seria. Ricordate che, subito dopo le elezioni, disgustata e stanca,avevo sbandierato ai quattro venti un periodo di disimpegno politico e la netta volontà di trasformare questo spazio in un blog erotico? (Qui ci vuole un LOL, di quelli che usa il rockpoeta) Mi pare di non esserci riuscita, ma prometto di impegnarmi prossimamente. Nel frattempo accetto la catena che mi propone la carissima Cristiana (http://dicolamia.typepad.com/), donna eccezionalmente viva e combattiva e, insomma, una dei nostri. Si tratta di indicare due personaggi, uno letterario ed uno cinematografico, dei quali potrei innamorarmi. Sono passionale per natura, mi innamoro ogni giorno, quindi la scelta mi risulta ardua. Per cui ho deciso di aderire adottando il metodo che si usa per fare i test psicologici; indicare, cioè, il primo che ci balza in mente.



Tralasciando Huckleberry Finn che è stato un amore fanciullesco, indico l'eroe dagli occhi incantati ,il Colonnello Aureliano Buendìa di "Cent'anni di solitudine" di Màrquez. Rivoluzionario romantico e perdente: trentadue sollevazioni armate dalle quali uscì sempre sconfitto, sfuggì però a quattordici attentati ed a settantatre imboscate, nonchè al plotone di esecuzione. L'unica ferita che riportò fu quella che egli stesso si procurò, tentando il suicidio, dopo aver firmato l'armistizio tra liberali e conservatori, accorgendosi che erano fatti della stessa pasta. Visionario, folle, orgoglioso, è vero eroe ed antieroe al tempo stesso, è l'eterno sconfitto idealista, la cui forza di sognatore è più vigorosa della sofferenza causata dalle sconfitte. E' un paradosso vivente, il perdente che diventa leggenda, rinchiuso nel suo laboratorio orafo a costruire e distruggere pesciolini d'oro.
Ti amo, Comandante.

E' ancora più complicato scegliere il personaggio del film, ché è difficile scinderlo dall'interprete. Io mi innamoro degli attori come le quindicenni! Cito davvero il primo dei tantissimi che mi vengono in mente: George Baines, l'uomo che vive come i Maori nel film "Lezioni di piano" della Campion. Simbolo di forza vitale ed esempio di incrocio sensibile ed intelligente di culture e di integrazione. Un proprietario terriero che non rifiuta la tradizione maori, ma ad essa si adatta nella selvaggia New Zeland della metà dell'800 dello scorso secolo. Un anticonformista tra il conformismo, il perbenismo e l'ottusità dei coloni inglesi.
E poi come non amare un uomo che sa guardare e desiderare così follemente una donna? E concedersi a lei totalmente, ed essere suo paladino, e difensore, e salvatore?

Come sempre non passo la mano a nessuno: chi vuole, raccolga pure la catena.

35 commenti:

Nemo ha detto...

mumble mumble... e io che sono appassionato di fumetti come dovrei fare? ;)

Anna ha detto...

Vanno benissimo anche i fumetti.Saresti il primo a raccogliere una mia catena non lanciata. Qua tutti snob e nessuno mi si fila :-))

Anonimo ha detto...

Grazie di avere accolto così sontuosamente i miei desiderata.

Cristiana

Ora ti segnalo al "blog lettori" di Repubblica.

Finazio ha detto...

Io alla mia ho risposto con la mente. Avessi dovuto usare il cuore probabilmente avrei operato le stesse scelte. "Cent'anni" è il libro della mia vita.

Nemo ha detto...

Anche ripensando a tutti i fumetti che ho letto, non riesco a focalizzare l'attenzione su una protagonista in particolare.
Con l'età sta venendo meno anche la mia fantasia? Sarebbe la mia rovina.
Ricordo però che da piccolo (ma davvero piccolo) mi ero innamorato di ... ehm... una co-protagonista di un cartone animato.
Mente deviata, eh? :D

oscar ferrari ha detto...

Io mi innamorerei volentieri di Björk (alias Selma in Dancer in the dark). E probabilmente ne sarei anche ricambiato, dal momento che nel film lei è quasi cieca

silvano ha detto...

Ci sto pensando, cara Anna, e mi riserverò un po' di tempo, per due buone ragioni: i giochi o si prendono sul serio o è meglio non giocare, e la seconda è che mi hai bruciato l' eroe letterario che mi sarebbe venuto spontaneo - Aureliano Buendià.
Ritornerò, ciao.
silvano.

donnigio ha detto...

Annaaaaaaaaaaaaaa....
che periodo pieno!!! Saltello qua e la per il web...ma non lascio segni del mio passaggio...
A proposito, ti dirò (ma non dirlo in giro) a Napoli, ordino le patatine fritte a parte e poi...le butto sulla pizza!!!! ;-)
Ognuno ha le sue perversioni....

newyorker ha detto...

preso zuppetta a piazza de espana?

giulia ha detto...

Belle scelte, Giulia

zefirina ha detto...

ti ricopio quello che avevo scritto da riccardo

atticus nell'interpretazione di gregory peck ne il buio oltre la siepe (ho amato sia il libro che il film)

personaggio letterario ne ho amati molti, ma non ridere mi sono innamorata (ho la casa tappezzata di suoi poster) di Corto Maltese, invidiavo a lui il fatto di esere uno spirito libero e di poter navigare in molti mari

Fabioletterario ha detto...

Hai detto niente? hai scelto il libro che in assoluto ha cambiato la mia vita ed anche il mio modo di approcciarmi alla lettura...!

Melania ha detto...

Sono d'accordo con le tue scelte, sia letterarie che cinematografiche.
Quindi cambio qualcosa.

Letteratura: il protgonista di un libro letto anni fa e che giusto stavo pensando di rileggere. James Farrell di "Anime alla deriva" di Richard Mason.

Cinema: Jack Nicholson (ad esempio in "Qualcosa è cambiato").

Buona serata e baci

Anonimo ha detto...

Che ne dici del tenente Colombo?

Fra ha detto...

Bella scelta anche io sono un po' innamorata di Aureliano e Garzia Marquez lo adoro.Baci Fra

Anonimo ha detto...

e perchè... il commissario Rocca no?

Anonimo ha detto...

IL PRIMO DECRETO AD FREQUENTIAM



Salvate il soldato Retequattro



di redazione
E' tensione alla Camera tra maggioranza e opposizione sull'emendamento del governo in materia di frequenze tv al decreto 'salva-infrazioni', presentato dall'esecutivo Prodi e ora all'esame dell'Aula di Montecitorio. Il Pd chiede il ritiro della norma e annuncia le barricate, il leader Idv Antonio Di Pietro parla di 'proposta criminogena'. Ma anche all'interno del Pdl non mancherebbero perplessita', mentre la Lega Nord frena e invita a 'evitare di andare allo scontro con l'opposizione'. Il governo, intanto, ha preso tempo: dovrebbe sciogliere la riserva nelle prossime ore o al massimo domattina, quando in Aula riprendera' la discussione sul provvedimento. L'emendamento, un solo articolo diviso in cinque comma, punta a evitare il deferimento dell'Italia davanti alla Corte di Giustizia di Strasburgo nell'ambito della procedura di infrazione avviata da Bruxelles a ottobre 2006 sulla compatibilita' di alcune norme del Testo unico della radiotelevisione e della legge Gasparri con la legislazione Ue.

In particolare, si modifica il sistema delle 'licenze' tv, sostituito con un meccanismo di 'autorizzazione generale', sufficiente a giustificare il 'trading', cioe' la compravendita delle frequenze. Il testo stabilisce inoltre che chi ne ha titolo possa continuare a trasmettere fino allo 'switch off', cioe' al termine previsto per il passaggio definitivo al digitale terrestre (fine 2012). Si accelerano pero' i tempi per il piano di assegnazione delle frequenze: entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione deve essere definito 'il programma di attuazione del piano di assegnazione delle frequenze tv' in digitale, con l'indicazione delle 'modalita' tecniche' per il passaggio alla nuova tecnologia, delle 'aree territoriali' e delle 'rispettive scadenze'.
Il Pd gia' ieri, con il responsabile comunicazione Paolo Gentiloni, aveva criticato duramente una norma destinata in realta', a suo giudizio, ad 'aggirare la sentenza della Corte di Giustizia Ue del 31 gennaio', la pronuncia sul caso Europa 7 nella quale i giudici di Strasburgo hanno bollato come contrario al diritto comunitario il sistema di assegnazione delle frequenze in Italia. Critiche ribadite oggi dal ministro ombra per le Comunicazioni, Giovanna Melandri, convinta che l'emendamento metta in crisi 'il confronto e il dialogo stesso, perche' evidenzia la priorita' agli interessi parziali, e questo e' inaccettabile'. Ancora piu' duri i toni di Di Pietro, che accusa l'esecutivo di aver avanzato 'una proposta politicamente criminogena per intervenire sulla sentenza della corte di Giustizia europea su Retequattro. Berlusconi perde il pelo ma non il vizio'. E se da Cannes il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, invita a considerare che l'emendamento non e' 'una legge ad personam', ma 'una risposta all'Europa' e definisce Gentiloni 'scorretto' perche' avrebbe dovuto farsi carico dei rilievi Ue, l'ex ministro replica con una punta di sarcasmo: 'Nei mesi scorsi Confalonieri mi accusava di banditismo e intenzioni criminali, oggi parla di scorrettezza.
Deve essere il frutto del nuovo clima di dialogo'.
Qualche maldipancia, comunque, ci sarebbe anche dentro la maggioranza: qualcuno non vedrebbe infatti di buon occhio l'opportunita' di 'tradire' il patto con l'opposizione di evitare la presentazione di emendamenti ai decreti in scadenza.
Qualche distinguo arriva anche dalla Lega: 'Dato che l'opposizione non ha fatto ostruzionismo con i primi decreti', ragiona Luciano Dussin, forse sarebbe meglio 'evitare di andare allo scontro con l'opposizione'. Una delle ipotesi suggerite dall'opposizione e' inserire la norma - resa urgente dal possibile deferimento dell'Italia, che secondo Gentiloni rischierebbe multe da 300-400 mila euro al giorno - nella prossima legge comunitaria.

Anna ha detto...

Anonimo,
come ho fatto a non pensarci? :-))

E io che mi perdo con i rivoluzionari, che scema!!!!!

Anonimo ha detto...

Giudici, lavorate meno. È un ordine!
Dalla scuola materna al trapianto, il file delle raccomandazioni
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Ricchi e sconfitti
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Giudici, lavorate meno. È un ordine!
«Giudici, d'ora in poi dovete lavorare meno». Non si tratta di una battuta, né di una provocazione: lo disponde la circolare inviata a tutti i magistrati dal presidente del Tribunale di Venezia. Non c'è personale nelle cancellerie e quindi è inutile convocare udienze che nessun segretario verbalizzerà.
Per questo il presidente Attilio Passanante ha chiesto ai magistrati di ridurre la durata delle udienze, diminuire il numero di fascicoli per ciascuna udienza e di scegliere la data per processi e decisioni «non a breve termine». In pratica, ha consigliato di fare tutto ciò che serve per rendere più lenti i processi. E questo vale sia per i giudici penali che per quelli civili. Così ci sarà ancora meno giustizia e sempre più in ritardo.
Passanante motiva la sua clamorosa decisione con la crisi negli organici del personale: a Venezia manca un quarto dei cancellieri. Per esempio ci sono solo 18 assistenti giudiziari contro i 28 previsti. Ma anche di quelli formalmente in servizio, molti sono in part-time o restano a casa per gravidanze, infortuni e distacchi. In più, scrive il presidente del Tribunale, mancano «adeguati strumenti informatici»: non ci sono pc funzionanti. Anche il consorzio di stenotipisti che trascrive udienze e deposizioni attende da un anno di ricevere i pagamenti dal ministero: in molti processi adesso i verbali si redigono a penna. Una disfatta. Che avviene nel cuore del Nord Est. A ottobre L'espresso dedicò alle condizioni del tribunale di Venezia l'inchiesta di copertina, ma le cose sono ancora peggiorate. Chissà poi cosa accadrà quando bisognerà smaltire pure i processi per il nuovo reato di immigrazione clandestina.

Scritto il 21/05/08 alle 15:22 | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Dalla scuola materna al trapianto, il file delle raccomandazioni
La raccomandazione in Sicilia sembra diventata come il peccato originale: ti macchia sin dalla nascita. Appena una persona entra in contatto con le istituzioni, deve subito trovare una spintarella. A partire dall’iscrizione all’asilo. Il nuovo record nell’Italia delle scorciatoie è in una richiesta schedata secondo i dati anagrafici dell’interessato. Età? Poco meno di cinque anni. Favore domandato: ottenere la preiscrizione in una scuola materna, dove dominano le liste d’attesa. Il tutto inoltrato all'attenzione dell’uomo più potente della Provincia di Catania, Raffaele Lombardo, appena diventato governatore della Sicilia.

Su e-mule un giornalista siciliano ha scoperto questo file impressionante, dove sono schedate centinaia e centinaia di richieste di favori: chi invoca un posto di lavoro, chi una promozione, chi un trasferimento e persino chi, situazione molto drammatica, un trapianto di rene. Un archivio sistematico, destinato a trasformarsi in pacchetti di voti.

Alle prime anticipazioni, diffuse dal “Corriere della Sera”, Lombardo ha reagito incaricando l’avvocato Antonio Fiumefreddo di querelare. Per il legale si tratta «dell’ultimo tentativo, in ordine di tempo, di screditare l’immagine e la dignità di Lombardo». Nulla, però, viene detto sulla veridicità di quei file, nonostante l’invito rivolto alla magistratura di fare chiarezza sulla vicenda. I dati spaziano nell’arco temporale che va dal 2006 all’inizio del 2007 e in quell’archivio c’è un po’ di tutto. Funzionari della Dia, finanzieri e carabinieri che chiedono il trasferimento a Catania, giovani precari in cerca di un posto nei call center. C’è il giardiniere che aspira a cambiare mansione e i giovani laureati in economia e commercio che devono superare l’esame da commercialista. Nelle loro schede sono riportati anche i nomi degli esaminatori. Numerose anche le segnalazioni nel settore sanità.

Complessivamente, alcune centinaia le suppliche per la ricerca di un posto di lavoro o di un qualche “accomodamento”. Il criterio di catalogazione è ferreo: per ogni scheda viene riportato il nominativo segnalato, il recapito telefonico, la qualifica professionale o gli studi. Nelle colonne a destra vengono riportati i nomi dei responsabili del “procedimento raccomandativo” e l’esito dello stesso. In molti casi viene riportata la dizione “negativo”. Ma chi sono gli uomini e le donne che, prendendo in carico l’esito dei vari “procedimenti”, avrebbero portato acqua al mulino elettorale di Lombardo? Si va da una nutrita schiera di deputati regionali di ogni partito agli ex manager regionali (tra loro anche Elio Rossitto, ex consulente dello scomparso Rino Nicolosi, presidente della Sicilia alla fine degli anni Ottanta), per arrivare a un pittoresco quanto misterioso “Gino dei polli”.

Insomma, adesso ci sono i computer ma rimane valida una sola regola: se vogliamo che tutto resti come è, bisogna che tutto cambi. Via Cuffaro, ecco Lombardo con il suo partito federalista meridionale Mpa: i metodi però non sembrano affatto nuovi.

Scritto il 16/05/08 alle 12:09 | Permalink | Commenti (18) | TrackBack (0)
Consulenze in pompa magna e funebre
Il consulente ai funerali? Può sembrare assurdo, ma c'è anche questo incarico. E forse, alla luce della situazione politica in Campania descritta nell'inchiesta di copertina de L'espresso, tra le tante consulenze assegnate dal Consiglio regionale questa è la più azzeccata. L'elenco comprende ben 152 nomine con la spesa di un milione di euro. L'avvocato che darà consigli sulla deontologia delle pompe funebri riceverà 3.000 euro. Per il sostegno e la valorizzazione delle piccole librerie interverrà un ingegnere, pagato con 7.000 euro. Altri 5.000 invece voleranno via per dare consigli sulla vigilanza delle spiagge libere. Notevole anche l'istituzione di una consula delle confessioni religiose con consulenza da 4500 euro o i mille euro per un'analisi delle proposte normative sui biodisel. Sorprende poi che l'assessore all'Ambiente del Comune di Salerno si faccia versare 5 mila euro per pareri sulla legislazione ambientale: è un esponente dei Verdi, forse avrebbe potuto rinunciare al compenso. Solo tredici incarichi non prevedono soldi. Ed è difficile pensare che una struttura sterminata come la Regione Campania non disponga di tecnici e professionisti interni a cui affidare le stesse mansioni. Ma al Corriere del Mezzogiorno, il presidente del Consiglio regionale ha difeso le scelte: «Abbiamo tagliato le spese del 30 per cento«. Di chi si tratta? Di Sandra Lonardo Mastella, tornata al suo posto dopo la scarcerazione.

Scritto il 09/05/08 alle 16:36 | Permalink | Commenti (16) | TrackBack (0)
Ricchi e sconfitti
Il portafoglio dei perdenti è molto ricco. Dal numero de L'espresso in edicola questa settimana ecco uno stralcio del testo di Francesca Schianchi sulle indennità che consoleranno, a spese dei contribuenti, i parlamentari sconfitti di destra, sinistra e centro.
Pensione e liquidazione
Oltre 6 mila euro al mese più altri 131.068 una tantum: sono il vitalizio e il tfr del rifondarolo Fausto Bertinotti che, lasciato lo scranno più alto di Montecitorio, si consola con un bell’ufficio e il diritto
a quattro collaboratori e in più la presidenza della Fondazione Camera dei deputati (senza stipendio). Generosi vitalizi e assegni di fine mandato (“reinserimento nella vita sociale”) sono però la consolazione anche di altri illustri esclusi. Come Ciriaco De Mita: per 43 anni di Parlamento (prima con la Dc, poi con la Margherita, infine candidato ma non eletto con l’Udc) 9.947 euro al mese di pensione e 112.344 di tfr, solo per gli ultimi 12 anni consecutivamente in carica. Stessa pensione per Angelo Sanza (anche lui ex Dc, Fi, non rieletto con l’Udc), 36 anni tra i banchi e buonuscita di 337.032 euro. Ottomila 828 euro al mese per Francesco D’Onofrio (22 anni, prima con la Dc poi con l’Udc) e fine mandato di 168.516 euro, solo per gli ultimi 18 anni. Per Gavino Angius (ex Ds, non rieletto con i socialisti), 21 anni, vitalizio di 8.641 e liquidazione di 196.602. Sedici anni di carriera per Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) e Teodoro Buontempo (La Destra): 6.963 euro di pensione e 149.792 di liquidazione. Stesso assegno mensile
per Cesare Salvi (Sinistra democratica) e 153.664 euro di tfr. Con 14 anni Oliviero Diliberto (Pdci) ed Enrico Boselli (partito Socialista) hanno diritto a 6.217 euro al mese e 131.068 di fine mandato, come Bertinotti.
Per Franco Giordano (Prc) e Paolo Cento (Verdi) 12 anni di Montecitorio significano 5.471 euro di vitalizio e 112.344 di buonuscita. Otto anni per Francesco Storace (La Destra): 3.978 euro e 19.208 di fine mandato, per gli ultimi due anni. Infine, Daniela Santanché (candidata premier per La Destra) che, con sette anni, accumula 3.605 euro di pensione e 65.534 di tfr.

Scritto il 24/04/08 alle 17:04 | Permalink | Commenti (47) | TrackBack (0)
Aerei blu, la lezione britannica
Niente aerei speciali per la Regina e per il governo britannico. Alla luce della situazione economica, Gordon Brown ha deciso di rinunciare ai due nuovi jet governativi destinati ai voli internazionali. Per ridurre la spesa, si era deciso di prendere in leasing un paio di Airbus con un costo di circa 125 milioni di euro. Questo per evitare il ripetersi di situazioni giudicate non consone all'immagine dell'esecutivo, come l'arrivo al summit Ue a bordo di un jumbo con la pubblicità del turismo austriaco sulle fiancate. Ma la crisi bancaria, che ha già colpito pesantemente la Gran Bretagna, ha convinto Brown a una scelta parsimoniosa.

Così ai ministri viene ribadito il consiglio di usare quanto più possibile voli di linea. L'unica concessione riguarda la Corona, a cui è stato permesso l'acquisto di un piccolo jet da 10-15 posti per i voli a corto-medio raggio.

E visto che in Italia le squadriglie vip dell'Aeronautica sono rimaste senza lavoro, forse potremmo offrire noi la vendita di un modernissimo Falcon. Le nuove regole introdotte da Palazzo Chigi dopo la "gita di Stato" di Mastella e Rutelli al Gran Premio di Monza hanno lasciato a terra ministri e sottosegretari. Così al 31mo stormo ci sono un paio di velivoli praticamente nuovi, con comfort regali, che ormai sono diventati surplus. A meno che il nuovo governo Berlusconi non voglia riprendere a moltiplicare i decolli a spese del contribuente. E ripristini quel via vai a sbafo nei cieli italiani che era la regola fino a un paio di anni fa.

Scritto il 16/04/08 alle 10:30 | Permalink | Commenti (10) | TrackBack (0)
Treviso, le case popolari della casta padana
Case a prezzi popolari? Sì, ma ai leghisti che le hanno gestite. Quello che è accaduto nella Treviso del boom mostra che non ci sono grandi differenze tra nord e sud nella malagestione pubblica. Per il "Progetto casa", un piano finanziato dall'Ater (l'ente che ha ereditato la gestione delle case popolari), politici e loro familiari si sono insediati in pole position. Il piano riguarda la costruzione di 30 appartamenti a prezzo convenzionato: poco più di 100 metri quadrati per 160 mila euro. Palazzine eleganti di tre piani che sorgeranno nella prima periferia della Marca in un quartiere destinato a un grande sviluppo: vi è prevista la nascita della "cittadella delle istituzioni" disegnata da Mario Botta. Ma le graduatorie delle assegnazioni si sono rivelate sorprendenti. Chi si è classificato secondo per ottenere l'alloggio a prezzo agevolato? Pierantonio Fanton, presidente proprio di Progetto casa, consigliere dell'Ater e consigliere comunale leghista nel municipio del celebre Giancarlo Gentilini. Fanton è stato tra i primissimi a depositare la domanda nel giorno stesso dell'apertura del bando. Anche il primo nella graduatoria di assegnazione è un nome noto in città. Si tratta di Giobatta Zampese: è il padre del consigliere comunale leghista Sandro, che presiede anche l'azienda pubblica di trasporto locale. Volete una chicca finale? Fanton e Zampese Junior sono soci nello stesso studio professionale di architettura. Il Carroccio si è difeso: le domande sono state valutate da una commissione. Ma in città la sinistra parla di "Casta padana". Ed è difficile darle torto.

Scritto il 04/04/08 alle 15:39 | Permalink | Commenti (24) | TrackBack (0)
Il bottino legale degli avvocati di Stato
Non basta la mesata, c'è pure "il quadrimestre". In una campagna elettorale dove sbocciano promesse di regali e sussidi, non sorprende che sia stata fatta passare in silenzio l'inchiesta di Primo Di Nicola sugli avvocati di Stato. Eppure l'articolo pubblicato su L'espresso mostrava una situazione in cui sarebbe stato facile intervenire per recuperare milioni di euro. Oltre a un ricco stipendio, oltre alla possibilità di ottenere incarichi esterni, docenze e arbitrati, questi dipendenti dello Stato si spartiscono un bottino senza precedenti. Sono pochi: 370 in tutta Italia. Devono rappresentare e difendere l'amministrazione statale in tutti i tribunali. Ma quando vincono le cause, incassano in prima persona le spese legali che le loro controparti devono versare. Incassano personalmente un rimborso per svolgere il compito per cui vengono già pagati con lo stipendio. Una somma enorme: nel 2006 42 milioni e 405 mila euro, che poi vengono divisi secondo criteri territoriali. Questa gratifica viene chiamata "quadrimestre", perchè calcoli e spartizioni avvengono ogni quattro mesi. In media, nel 2006 ogni toga pubblica romana ha intascatoto 91 mila euro, che diventano 244 mila a Bari, 247 mila a Potenza, 261 mila a Venezia e ben 296 mila a Messina: sempre oltre allo stipendio. Il capo di questa avvocatura a Messina nel 2006 ha ricevuto 222 mila euro di stipendio e quasi 300 mila dal bingo dei "quadrimestri"-
Viste le condizioni disastrose in cui versa l'amministrazione della giustizia, che ha tempi vergognosi e lamenta carenze di fondi, non sarebbe meglio usare i 42 milioni del "quadrimestre" per fare qualcosa che aiuti tutti i cittadini? Non sembra una riforma così difficile da realizzare...

Scritto il 03/04/08 alle 12:40 | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)
Regione Campania, mazzette all'americana
Spot con mazzetta? Anche sulle attività per promuovere l'immagine della Campania nel mondo spunta l'accusa di corruzione. A partire proprio da quella lussuosa sede di rappresentanza nel cuore di New York che è sempre apparsa come uno spreco: solo nel 2004 è venuta a costare un milione e centomila euro. I magistrati napoletani hanno arrestato Elio De Rosa, titolare della Cosmofilm: la società che ha vinto l'appalto per la promozione della Regione e ha realizzato i video per le campagne pubblicitarie destinate a sostenere l'immagine della Campania. Il mandato di cattura riguarda le iniziative realizzate dalla Cosmofilm a New York: De Rosa sarebbe accusato di corruzione, associazione per delinquere e frode nelle pubbliche forniture. Con lui sono sotto inchiesta due dirigenti della Regione: l'ex responsabile della sede newyorchese, che si è dimesso dall'incarico dopo l'apertura dell'istruttoria, e l'ex responsabile del settore stampa, entrambi nominati da Antonio Bassolino. Anche in questo caso, c'è da interrogarsi sul silenzio della politica e della cosìdetta società civile di fronte a sprechi manifesti da anni: la Corte dei conti già nel 2005 aveva denunciato le spesi folli dell'ambasciata campana negli States. Eppure i viaggi di rappresentanza dell'assemblea erano proseguiti: nel'ultima delle sue trasferte transatlantiche Sandra Lonardo Mastella riuscì a spendere ben 59 mila euro, vantandosi di averne risparmiati 6 mila rispetto al budget stanziato. Ma il capitolo più impressionante delle accuse riguarda le iniziative assurde finanziate con i soldi dei contribuenti. Spicca la mostra sulla "ceramica artistica di San Lorenzello e dell'intarsio sorrentino" allestita nella Grande Mela nel settembre 2005 con un investimento di 300 mila euro e nessun visitatore. Scrissero due ispettori, mandati dalla stessa Regione: «È un fallimento, non è stata visitata da nessun operatore di settore nè dal pubblico». Perché allora si continuava a consegnare la gestione di questi eventi alla stessa azienda? Una spiegazione secondo i magistrati può venire da quelle consegne che venivano ritirate dall'allora numero uno della comunicazione regionale: «Quanto pattuito, una busta pallinata, tutto sigillato, anonimo». E dentro 10 mila euro in contanti.

Scritto il 17/03/08 alle 17:04 | Permalink | Commenti (29) | TrackBack (0)
Sottopasso e sovraprezzo, così a Firenze si gonfiano i costi
Sotto-passo e sovra-prezzo. Così i metodi finanziari più moderni, nati per realizzare opere pubbliche trasparenti e senza ritardi, sembrano essere diventati lo strumento per riproporre vecchi vizi. Come quello dei costi per i cantieri che lievitano di anno in anno, fino a sfiorare il raddoppio. La lezione arriva da Firenze, che ha scelto il project financing per una serie di interventi destinati a cambiare il volto della città. Tra queste il sottopasso di viale Strozzi pare destinato a diventare un monumento allo spreco. I costi sono passati da 5 milioni previsti ad oltre 8, tutti a carico del Comune.

Secondo gli inquirenti, le spese in molti casi sono state gonfiate ad arte. La Guardia di Finanza, per esempio, ha calcolato che per il sottopasso sono state utilizzati 2.416 metri quadrati di pietra pregiata ma ne sono state fatturate al Comune 2.792. Stessa moltiplicazione virtuale per i cubetti di porfido. Così si arriva a un sovra-prezzo di 3 milioni 187 mila: oltre il 60% in più rispetto al contratto.

Le Fiamme Gialle hanno segnalato questa e altre opere urbane alla Corte dei conti, sostenendo che quei soldi in più non andassero pagati: una responsabilità che ricadrebbe soprattutto sull'architetto Gaetano De Benedetto, numero uno della direzione urbanistica del Comune, ma che in seconda istanza coinvolgerebbe tutta la giunta di Palazzo Vecchio, sindaco incluso, accusata di avere pagato i milioni extra senza vigilare. Adesso scende in campo anche la Procura, che indaga sul sottopasso per il reato di truffa: quattro persone sono sotto inchiesta, tra loro l'ingegnere che presiede Firenze Mobilità, designato dal colosso delle costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontello e che ha un ruolo in tutte le nuove iniziative urbanistiche cittadine.

Scritto il 29/02/08 alle 18:09 | Permalink | Commenti (25) | TrackBack (0)
I mezzi fantasma della differenziata di Napoli
È uno scandalo nello scandalo, che nessuno riesce a spiegare. Un'enigma partenopeo, la cui soluzione è sepolta da montagne di spazzatura e malaffare. Nel 2000 in Campania sono stati spesi ottanta milioni di euro per acquistare mezzi destinati alla raccolta differenziata: strumenti fondamentali per sconfiggere il mal di rifiuti che già allora aggrediva la regione. Questa armata di camion compattatori e veicoli speciali però è letteralmente sparita nel nulla: non si riesce a capire dove siano finiti i mezzi. Forse sono stati sabotati e distrutti. Forse sono stati consegnati alle aziende private a cui è stata appaltata la gestione della nettezza urbana in provincia grazie al famigerato sistema dei "consorzi di bonifica". Forse sono stati sottratti e vengono utilizzati con profitto dalle ditte campane che tengono lindi molti comuni del resto d'Italia. Ma di sicuro non compiono la missione strategica a cui erano assegnati.

Dei mezzi fantasma si discute dal 2004: risale ad allora la prima denuncia del Commissario Catenacci sul mistero napoletano. Dopo soli quattro anni la flotta degli ottanta milioni era già svanita. Catenacci spiegò alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti: «Ho la sensazione che molti di quei veicoli non siano mai stati usati, che abbiano preso una strada sbagliata«. Nemmeno il prefetto Bertolaso ha risolto il giallo: eppure non è semplice dissolvere tanti veicoli tutti insieme. Adesso c'è una triplice inchiesta in corso. Indagano procura, ispettori della Protezione civile e 007 del Tesoro: basteranno per ricostruire la rotta dei camion? Finora ci è sembrato di rivedere quella scena dell'adattamento cinematografico de "La pelle" di Curzio Malaparte: un carro armato americano che nel 1943 viene portato in un cortile di Napoli e fatto sparire in un lampo smontandolo fino all'ultimo bullone. Che anche i compattatori della differenziata abbiano subìto la stessa sorte?

Anonimo ha detto...

India pacifica. Ma non con i cristiani
Al pari degli indici economici, crescono nel grande paese asiatico anche gli attacchi contro chiese e fedeli. Nel silenzio e nel disinteresse del mondo. Un reportage dallo Stato dell'Orissa, il più segnato dalle violenze

di Sandro Magister






ROMA, 19 maggio 2008 – Mentre gli occhi severi del mondo sono puntati sulla Cina, in India violazioni altrettanto gravi della libertà e dei diritti umani avvengono nel disinteresse generale. Con i cristiani come vittime.

L'epicentro delle violenze è l'Orissa, uno Stato che si affaccia sul Golfo del Bengala, a sud di Calcutta. Qui, da Natale a oggi, si sono contati 7 morti, 5 mila senza tetto, 70 chiese, 600 case, 6 conventi, 3 seminari distrutti.

"Una distesa di cenere, questo è ciò che rimane", ha esclamato il cardinale Telesphore Toppo, arcivescovo di Ranchi, dopo una visita nelle zone colpite dalle violenze anticristiane.

Ma anche da altri luoghi dell'India arrivano notizie allarmanti.

Nel Maharashtra, lo Stato con capitale Mumbai, nel mese di marzo due suore carmelitane che da tredici anni svolgono il loro ministero tra le tribù fuori casta sono state aggredite da estremisti indù . "Gridavano accusandole di operare conversioni", hanno raccontato alcuni testimoni.

Nel Madhya Pradesh, a Pasqua, il governo ha dovuto schierare le forze dell’ordine a difesa delle chiese: una misura presa dopo oltre cento aggressioni dal dicembre 2003, cioè da quando il BJP, il partito nazionalista indù, ha conquistato questo governo locale.

Negli stessi giorni, il parlamento di un altro Stato indiano, il Rajasthan, ha approvato una legge anti-conversione che infligge una pena di cinque anni di carcere e una multa di 50 mila rupie (circa 1250 dollari) a chi opera conversioni "tramite forza, coercizione o frode". Con il Rajasthan, sono ora sei gli Stati indiani dove è in vigore questo tipo di normativa, di fatto puntata contro i missionari cristiani.

Ma il peggio avviene nell'Orissa, lo Stato indiano con quasi metà dei suoi 36 milioni di abitanti fatta di tribali e dalit, cioè i gruppi sociali più svantaggiati dal rigido sistema delle caste. Nell'Orissa povertà, arretratezza e modernizzazione convivono e producono una miscela esplosiva.

Ed è su questo sfondo che si scatena la violenza anticristiana. Nel disinteresse di un Occidente tutto assorbito dal boom economico di questo gigante asiatico.

A rompere il silenzio sulla tragedia c'è il reportage riprodotto qui sotto, pubblicato sul numero di maggio 2008 del mensile "Mondo e Missione" del Pontificio Istituto Missioni Estere:


Orissa, i perseguitati di serie B

di Giorgio Bernardelli


"Nel villaggio il clima tra noi e gli indù era sempre stato buono. Li invitavamo alle nostre feste e noi partecipavamo alle loro. Ma adesso abbiamo tutti paura". Parla della sua Baminigam padre Santosh Kumar Singh, giovane prete dell’arcidiocesi di Chuttack e Bhubaneswar. Parla di un villaggio come tanti altri in questa zona dell’India Orientale. Un gruppo di case nella foresta che, all’improvviso, si trasforma nell’epicentro della più imponente ondata di violenze anti-cristiane degli ultimi anni.

È la storia di quanto avvenuto qui in Orissa a Natale. Con le scorribande dei fanatici indù dell’RSS che hanno lasciato dietro di sé sette morti e centinaia di case, chiese, scuole e dispensari bruciati nel distretto di Kandhamal. E in un clima di intimidazione che – a ormai diversi mesi di distanza – qui si tocca ancora con mano.

Ancora alla Domenica delle Palme, ad esempio, nel villaggio di Tyiangia, una folla istigata dai soliti noti si è radunata gridando slogan anti-cristiani. Le violenze sono state evitate solo perché il parroco ha deciso di annullare la processione.

Tutto è cominciato a Baminigam il 24 dicembre, vigilia di Natale. "Vuoi sapere come è andata davvero?", chiede subito padre Santosh. Ci tiene a raccontarlo. Perché di ricostruzioni dei fatti ne girano parecchie. E quella apparsa sui giornali indiani cita come scintilla l’aggressione contro lo swami Laxmananda Saraswati, un santone indù legato all’RSS che gira per l’Orissa per "riportare alle loro origini" i tribali convertitisi al cristianesimo.

"Non è così", ribatte padre Santosh. "Tutto è nato quando la mattina del 24 dicembre ci è stato revocato il permesso di celebrare in piazza il Natale. Sono arrivati i nostri negozianti e gli è stato detto che dovevano tornare a casa. Ci sarà stata anche tensione. Ma dalla foresta sono subito spuntati fuori duecento uomini armati di bastoni che hanno cominciato a distruggere e bruciare tutto".

Sono andate avanti quattro giorni queste violenze. Favorite da inspiegabili ritardi nell’intervento delle forze dell’ordine. Con i cristiani costretti a scappare nella foresta per sopravvivere, mentre le loro case continuavano a bruciare. Vi sono rimasti per giorni e notti, al freddo, nutrendosi di quello che trovavano. Finché, finalmente, le autorità locali hanno allestito delle tendopoli. E nel distretto di Kandhamal è tornata una calma carica di tensione e di grossi dubbi.

"Avevamo capito quello che stava per accadere", racconta mons. Raphael Cheenath, l’arcivescovo di Chuttack-Bhubaneswar, nel cui territorio si trova il distretto di Kandhamal. "Il 22 dicembre avevamo detto chiaramente alle autorità che per Natale temevamo di subire violenze. Loro ci avevano promesso protezione. Invece non hanno fatto proprio niente".

Incontro mons. Cheenath a Bhubaneswar, la capitale dell’Orissa. Il distretto di Kandhamal dista da qui cinque o sei ore di macchina nella foresta. Eppure in quei giorni la violenza è arrivata fino all’arcivescovado, con una bottiglia incendiaria lanciata contro l’ingresso. E non è un mistero per nessuno che le riunioni dell’RSS in cui si additano i cristiani come nemici avvengano anche in questa città di 800 mila abitanti. Ma, più dei conciliaboli segreti, sono le decisioni pubbliche a preoccupare l’arcivescovo. L’atteggiamento perlomeno ambiguo tenuto dal governo locale, guidato dal primo ministro Naveen Patnaik, alleato del BJP, il partito nazionalista indù.

"A febbraio – continua l’arcivescovo – proprio qui in Orissa c’è stato un attacco da parte dei guerriglieri maoisti. Hanno assaltato una caserma di polizia e ucciso alcuni agenti. Lo stato di emergenza è scattato immediatamente: nel giro di poche ore i militari sono arrivati in massa. A Natale, invece, – quando nel distretto di Kandhamal a subire le violenze erano i cristiani – ci sono voluti quattro giorni. Perché questa differenza di comportamento?".

Ma c’è anche il problema dell’assistenza alle vittime, ancora aperto. "Non permettono alle nostre organizzazioni di portare aiuti", denuncia mons. Cheenath. "Là c’è gente che ha perso tutto: hanno bruciato loro le case, sono rimasti con i vestiti che avevano addosso. Il governo ha promesso che provvederà, ma gli aiuti non arrivano. E la popolazione continua a soffrire".

Con le case, nel distretto di Kandhamal, è l’intero lavoro di trent’anni a essere andato distrutto: scuole, dispensari, centri di assistenza. Persino la casa dei Missionari della Carità, il ramo maschile dell’ordine di Madre Teresa di Calcutta – che ospita lebbrosi e malati di tubercolosi –, è stata attaccata. Tutto è stato lasciato per ore a bruciare, mentre i cristiani scappavano nella foresta. E adesso si fa lezione sotto le tende. "Misereor" – l’organizzazione di solidarietà internazionale della Chiesa tedesca – si è fatta avanti per aiutare a ricostruire. Ma il governo dell’Orissa non dà i permessi. Allo stesso arcivescovo per 42 giorni è stata negata la possibilità di recarsi a visitare le comunità colpite.

"Ufficialmente – commenta monsignor Cheenath – ci dicono che è per motivi di sicurezza. Ma la verità è che vogliono ostacolare la presenza delle organizzazioni cristiane. Gli estremisti indù ci accusano di operare conversioni attraverso gli aiuti. Ma è un’accusa falsa: lo hanno visto tutti qui in Orissa nel 1999, quando c’è stato un tremendo ciclone. Furono duemila i nostri volontari mobilitati. E aiutarono tutti, senza distinzioni". Per sbloccare questa situazione è dovuta intervenire l’8 aprile la corte suprema indiana, con una sentenza che ha dichiarato illegittimo il divieto.

Nel guardare questa grande città, così uguale a tante altre, si fa fatica a credere che sia un covo di fanatici. "Sappiamo che molti indù sono contrari alle violenze", conferma l'arcivescovo. "Privatamente ci hanno anche espresso solidarietà. Però hanno paura di esporsi. E così questa campagna d’odio condotta dai fanatici sta producendo risultati. Ci dipingono come i nemici, dicono apertamente che vogliono distruggerci".

"Ma secondo lei da dove nasce tutto questo odio contro i cristiani?", gli chiedo.

"Sono convinto – risponde l’arcivescovo – che dietro all’estremismo religioso vi sia una motivazione più nascosta, che è di ordine sociale. Il vero problema non sono le conversioni, ma l’opera di promozione che negli ultimi 140 anni in Orissa i cristiani hanno compiuto a favore dei tribali e dei dalit, gli ultimi nella scala delle caste. Prima erano come schiavi. Adesso – almeno una parte di loro – studiano nelle nostre scuole, mettono in piedi attività nei villaggi, rivendicano i propri diritti. E chi – anche nell’India del boom economico – vuole mantenere intatta la vecchia divisione in caste, ha paura che acquistino troppa forza. L’Orissa di oggi è un laboratorio. In gioco c’è il futuro dei milioni di dalit e tribali che vivono in tutto il paese".

L’Orissa è come il nuovo laboratorio dei fondamentalisti: lo ripetono in tanti nella comunità cristiana. Perché è vero che questo è uno degli Stati più poveri del subcontinente. Però anche qui a Bhubaneswar qualcosa si sta muovendo. Esci dall’arcivescovado e ti imbatti nel Big Bazar, il nuovissimo centro commerciale in stile americano. L’aeroporto – come tutti gli scali indiani – è in espansione. E in città crescono le torri dei centri direzionali.

"Sembra incredibile, ma quando abbiamo aperto, vent’anni fa, qui intorno c’era ancora la giungla", racconta padre E. A. Augustine, direttore dello Xavier Insitute of Management, uno dei vanti della città. Una facoltà di economia dalla storia interessante: è frutto di un accordo tra il governo dell’Orissa e la locale Provincia dei gesuiti.

Anche in uno Stato come l'Orissa in cui vige la legge anti-conversione, dunque, non c’è alcuna difficiltà a intitolare a San Francesco Saverioun ente di diritto pubblico. Perché in India Xavier School è ovunque sinonimo di qualità. "Tutti vogliono le nostre strutture – continua padre Augustine –, ne riconoscono la qualità. A parte pochi fanatici, ci rispettano. Però noi non vogliamo essere un centro d’élite. Ad esempio, organizziamo anche corsi di management rurale, pensati specificamente per lo sviluppo dei villaggi".

E poi – sempre qui a Bhubaneswar – c’è l’altro volto della presenza dei gesuiti. Quello dello Human Life Center, con i suoi corsi popolari di inglese parlato per aiutare chi è emigrato in città dalle aree rurali. O i corsi di sartoria, di dattilografia, di informatica, per dare un’opportunità a chi non ne avrebbe altre. E poi le sette scuole aperte direttamente negli slum di Bhubaneswar. Perché il cambiamento deve arrivare anche lì.

L’impressione è che alla fine il vero problema stia proprio qui. La violenza in Orissa non è semplicemente l’eredità di un passato che l’India fa fatica a lasciarsi alle spalle. Lo scontro riguarda il presente e soprattutto il futuro del Paese. Riguarda una situazione sociale in cui quanti per secoli sono rimasti ai margini cominciano ad alzare la testa. E allora chi – al contrario – vuole mantenere lo status quo gioca la carta dell’identità minacciata.

C’è un importante appuntamento elettorale in vista: nel maggio del 2009 in India ci saranno le elezioni generali. Il BJP – il partito nazionalista indù, sconfitto nel 2004 dall’alleanza tra il Partito del Congresso e la sinistra – mira alla rivincita. E – come hanno dimostrato nel 2002 le violenze contro i musulmani in Gujarat – soffiare sulle tensioni tra gruppi religiosi è il modo più efficace per rafforzare le fila. "Non è un caso – sostiene padre Jimmy Dhabby, direttore a New Delhi dell’Indian Social Institute – che queste violenze contro i cristiani siano scoppiate poche settimane dopo la riconferma alla guida del Gujarat di Narendra Modi, uno degli esponenti di punta del BJP. E che siano avvenute proprio in Orissa, uno Stato dove nel 2009 si voterà anche per il governo locale".

È un gioco che – nonostante i fatti di Natale – a Bhubaneswar va avanti. Basta aprire l’edizione locale del quotidiano "The Indian Express" in un giorno qualunque per trovare dichiarazioni come questa, del leader del RSS K. S. Sudar-shan: "Sono molte le minacce che incombono sulla nazione: la violenza dei maoisti, la jihad islamica, le conversioni dei missionari cristiani. Dobbiamo unirci per reagire. Non aspettate che altri lo facciano per voi".

La stessa inchiesta promossa dal governo dell’Orissa per fare luce su quanto accaduto a Natale, sta procedendo con metodi alquanto discutibili. "Dopo mesi in cui non si era saputo più nulla – ha denunciato sul suo blog John Dayal, segretario generale dell’All India Christian Council – il giudice incaricato è arrivato senza preavviso nel distretto di Kandhamal. Ha interrogato le suore e i preti. Che sono rimasti a bocca aperta sentendosi domandare: Avete convertito qualcuno qui?". Come se l’oggetto dell’inchiesta fosse l’operato dei cristiani, non le violenze commesse dai fanatici indù.

Altro capitolo preoccupante è quello dei risarcimenti. "Finora non sono state ancora date indicazioni ufficiali – continua Dayal –, ma sui giornali abbiamo letto che mentre scuole, ostelli e dispensari potranno ricevere un contributo di 200 mila rupie (circa 5 mila dollari), le chiese e i conventi saranno esclusi da ogni risarcimento. Se ciò fosse sarebbe non solo sorprendente ma offensivo. Il principale obiettivo degli attacchi sono state proprio le chiese e i conventi. Escluderli non ha alcun senso".

Questa è l'aria che si respira oggi in Orissa. "Sotto la cenere cova una situazione esplosiva", denuncia Hemanl Naik, dell’Orissa Dalit Adivasi Action Net. "Da tempo i nazionalisti indù fanno campagne per 'riconvertire' i tribali cristiani. Non sono queste delle violazioni delle leggi anti-conversione? Perché non le applicano?".

Dopo tante persone uccise, dopo tante case e chiese cristiane bruciate una domanda si impone. Dove sta la differenza rispetto alle violenze islamiche in altre regioni, alle quali – giustamente – è riservato così tanto spazio sui media? E perché nessuno in Occidente alza la voce su ciò che accade nell'Orissa? A Pasqua la protesta dei cristiani davanti al parlamento a New Delhi non ha fatto notizia sui nostri giornali.

La risposta dell'arcivescovo Cheenath è amara: "L’India di oggi è un mercato che fa gola a tutti – spiega –. Ci sono grandi interessi economici, tutti vogliono avere buone relazioni con noi. In una situazione del genere ciò che accade alle minoranze non interessa a nessuno".

È un grido di dolore scomodo, quello che sale oggi dai cristiani dell’Orissa.

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Anna ha detto...

Oddio anonimo,
volevo fare un post disimpegnato e tu mi vieni a parlare di frequenze e rete4. Qua il mal di pancia viene a me....

Anna ha detto...

Anonimo, abbi pietà......

Nemo ha detto...

Oops! Che succede? Qualcuno sta copincollando tutta la rete?
Ah, non rete 4, ovviamente :D

Anna ha detto...

Nemo, nottambulo anche tu, vedo....
E già, qualcuno si sta divertendo, ma io non ce la faccio a leggere tutto,non questa notte...

zefirina ha detto...

non farebbe prima ad aprire un blog tutto suo????

newyorker ha detto...

ciao.
anch'io so essere logorroico come anonimo, come vedi

Anonimo ha detto...

Posò il libro aperto sul tavolo, in mezzo agli avanzi del pasto.

Un pezzetto di scorza di limone scivolò sulla copertina e si posò proprio sul titolo: 1984




Orwell aveva previsto tutto ma non aveva capito niente, pensò Luca: come faceva a sostenere che era possibile capire attraverso una specie di apparecchio televisivo cosa pensava la gente? E controllarla sempre, istante per istante?




Eppure l'atmosfera tetra del romanzo, senza speranza né prospettive, l'aveva profondamente scosso, anche se non ne riusciva a capire il motivo. Era irreale, e non aveva neanche le belle avventure di un libro fantasy né suggeriva splendidi paesaggi o incredibili viaggi nel tempo...




Era... era brutto, ecco cosa era. Era brutto e cattivo.




Con questa doppia definizione Luca si alzò dal tavolo e fece per mettere il libro sullo scaffale, poi ci ripensò, lo prese e lo infilò nella pattumiera. Era un atteggiamento illogico, lo sapeva, ma voleva disfarsene, annullare quella presenza nella sua vita. Lui, il Grande Fratello, i microfoni, tutto quello che lo aveva fatto sentire per un momento in balia di qualcosa di oscuro e minaccioso.




Ecco, adesso che aveva anche chiuso il sacchetto si sentiva meglio, quella presenza era sparita per sempre, in mezzo ai resti dell'insalata e alla scatoletta vuota del tonno. Quel tonno che aveva comprato perché alla televisione avevano detto che era meglio evitare il pesce fresco, pieno di mercurio. Un bel servizio, quello, utile: chi sa come si sarebbe avvelenato se non lo avesse saputo! E anche lo speciale sul rischio di uscire la sera dopo le nove, con quelle bande di zingari in giro...




Si, annuì sollevato, era proprio consolante essere messi in guardia dai pericoli. E consigliati quando si doveva decidere qualcosa di importante. Come per chi votare, o che giornali comprare. Che film vedere. Cosa era meglio mangiare. Che lavoro conveniva fare.




Come educare i figli no, naturalmente, per quello c'era la scuola e le trasmissioni specializzate... una bella grana che si era levata, a suo tempo.




Prese il telecomando e fece il giro dei canali, tanti canali. C'erano diversi telegiornali in onda, dicevano le stesse cose. Ovvio, se gli avvenimenti erano quelli, cosa altro potevano dire? Anche i commenti si assomigliavano, ma chi badava ai commenti? Poi film, telefilm sceneggiati, quiz, ce n'era per tutti i gusti!




Ragionando così, Luca si era messo il cappotto e si apprestava ad uscire. La televisione continuava a guardarlo dallo schermo inserito nel muro. Pronta a spegnersi quando lui sarebbe stato fuori dalla porta, come si spegneva automaticamente la notte e si accendeva non appena rimetteva piede in casa. Comodo.




La porta blindata si chiuse con un rumore ovattato. Salì sull'ascensore, scese i due piani che lo separavano dalla strada e uscì dal portone. Subito sentì il biip rassicurante del cellulare che cambiava microcella, mentre la telecamera sopra l'angolo della strada lo osservava tranquilla.




Si sentiva sicuro, tra amici. Sorrise alla ronda di vigilantes che si dava il cambio con i carabinieri e salutò idealmente con la mano il satellite che con il suo occhio perfetto riprendeva ogni movimento a livello strada e ripensò a quel libro nella pattumiera: che idiozie!

Anna ha detto...

Anonimo,
intervento bellissimo,davvero. Grazie!!!!!
Hai citato uno dei libri che hanno segnato e determinato la mia formazione.
Io conto sul fatto che di quei Luca ce ne siano sempre meno, e che i cervelli continuino a ragionare.
“La guerra è pace; La libertà è schiavitù; L’ignoranza è forza” questo recitava il Grande Fratello, cercando spontanea, ma pilotata, adesione. Questo è quello che NON DEVE accadere a noi oggi.


Però firmati la prossima volta....

newyorker ha detto...

anonimo si deve firmare o fermare?

Donna Cannone ha detto...

Fortuna che son personaggi letterari e cinematografici, c'era da diventar gelose.. ;-p

Condivido la scelta, in particolare di Baines.
Anche se a me ancora e sempre piace un sacco Clint Eastwood.....

Banana ha detto...

Ciao cara Annina!
Gradisco molto la scelta del colonello Aureliano; in effetti è un uomo meraviglioso perso in un mondo tutto suo...io invece, qualche anno fa, rimasi totalemnte folgorata da MR DARCY di Orgoglio e Pregiudizio...un uomo al primo incontro burbero, difficile e antipatico che però si rivela una persona incredibile, piena di ottime qualità.Un uomo che riesce persino a buttare l'orgoglio nel cesso per amore. Sarà che anche a me piace scoprire gli altri poco alla volta e che le persone più importanti della mia vita in un primo momento mi sono state incredibilmente antipatiche...che bello ricredersi!!
un bacio grande alla mia Anna.
Chiara

stefanodilettomanoppello ha detto...

sto a prepara delle magliette vieni a vede ciao

silvano ha detto...

Ciao Anna, come promesso sono ritornato per operare le mie scelte. E' stata molto più dura di quanto pensassi...ho molti eroi letterari, e fossi una donna del primo mi innamorerei.
Allora l'eroe letteraio è Thomas Hudson, il protagonista - indimenticabile di Isole nella corrente di Hemingway: in effetti è Hemingway. Che Papa sia stato stato uno dei più grandi del '900 e rimanga uno dei miei preferiti, è inutile dirlo.
Il personaggio cinematografico che mi è rimasto nel cuore fin dalla prima volta che l'ho visto è Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure. Film bellissimo sull'amicizia e sul rapporto dell'uomo con la natura. Un personaggio indimenticabile, un Kurosawa elegiaco.
Bello questo gioco.
ciao Anna, alla prossima.
silvano.

Anna ha detto...

Silvano,
ho dimenticato di precisare che per i signori uomini i personaggi da scegliere devono essere assolutamente femminili. Quindi devi rifare il compitino ;-)
Comunque, ottime scelte, davvero.
L'Hemingwhy postumo è quello che ci fa conoscere meglio l'autore. Quel libro in effetti parla di lui, di un se stesso ancora integro, prima della malattia e degli elettoshock.
Vidi il film di Kurosawa tantissimi anni fa, l'ho rivisto, molto tempo fa. Non ricordo molto, se non i colori. Stupendi.

silvano ha detto...

Eh che è! Non vale tu nutri del pregiudizio e del malanimo nei miei confronti. Mi tocca ricominciare a capo senza passare dal via. E dopo si dice che siamo noi i sessisti. Va bene. Allora le mie nuove scelte "femminili" sono: per la letteratura, l'istitutrice - voce narrante del "Giro di vite" di Henry James. Una donna piena di misteri, complessa come la psiche umana, leggermente paranoica...una donna-donna insomma. Invece un personaggio femminile del cinema che mi ha fatto letteralmente innmorare e che, anche nei suoi ultimi film, ha un appeal ed una classe inarrivabili, nonostante, ora, l'età e Diane Keaton in "Io e Annie". A parte che il film è uno dei migliori di Allen, lei a quel tempo era irresistibile piacendo il tipo intellettuale. Era anche molto bella. La migliore delle muse di Woody Allen. Certo, la sua preferita attuale, Scarlett Johansson, non scherza ma la classe che emanava la Keaton era veramente super.
ciao, con affetto, silvano.