sabato 29 agosto 2009

Il frate del Perdono

Pietro Angelerio fu personaggio rivoluzionario. Se si supera la lettura convenzionale della sua vita e del suo magistero, si incontra il frate benedettino che, insoddisfatto della vita spirituale condotta in convento, si ritira in eremitaggio sui monti dell'Abruzzo. Ramingo fra grotte sempre più nascoste, raggiunto sin lì dalle folle dei suoi umili seguaci, perseguiva la stessa rivoluzione spirituale di Cristo, rincorrendo le medesime utopie. La sua idea di società vedeva l'individuo riconquistare la fiducia in se stesso attraverso l'azione in comunione di intenti con altri individui, nell'onestà, nel senso della giustizia sociale e nell'esercizio della solidarietà. Istituì i primi rudimentali servizi sociali: ospizi, mense per i poveri e soccorso ed accoglienza per i viandanti ed i pellegrini. Taciturno, schivo, riservato, fra' Pietro da Morrone, il 17 luglio dell'anno 1294, quasi ottantenne, fu raggiunto, nel suo eremo sulla Maiella, dalla notizia della nomina al soglio papale. Dopo quasi due anni di regno vacante, i cardinali del conclave di Perugia, superando gli incociliabili contrasti dovuti alle mire di potere che vedevano contrapposti i casati romani degli Orsini e dei Colonna, votarono all'unanimità l'eremita del monte Morrone, pensando di poter facilmente manovrarne la mente e la presunta inettitudine al comando. Ma Pietro compì immantinente il suo primo atto rivoluzionario, rifiutando di recarsi a Roma per l'incoronazione e scegliando la citta di L'Aquila e la Basilica di Santa Maria di Collemaggio come luogo della cerimonia, dove giunse a dorso d'asino, scortato da Carlo d'Angiò e suo figlio Carlo Martello. E lo stesso giorno istituì un evento di portata grandiosa. Con la Bolla del Perdono concesse ai fedeli tutti l'indulgenza annuale. Se pensiamo che, fino ad allora, la chiesa si era servita delle indulgenze esclusivamante per perseguire e realizzare i propri programmi, quali quelli di conquista con le crociate, o di riconoscimento alla lotta per l'eresia, o dietro compenso in danaro, si comprende in pieno quanto di rivoluzionario vi fosse nell'atto del frate diventato papa Celestino V. L'indulgenza da lui concessa era per tutti, ricchi e poveri, contadini e signori, potenti e diseredati ed aveva origine e destinazione plebea e popolare. Celestino trasforma chiunque in un soggetto di diritto, in un cittadino che, di propria iniziativa, può usufruire dell'indulgenza, senza intermediario alcuno. Realizza, di fatto, l'uguaglianza sociale di tutti i figli di Dio. L'individuo diventa così, finalmente, protagonista ed artefice del suo rapporto con Dio, senza la chiesa a dover decidere e concedere per lui. Dall'anno 1294, qualsiasi fedele che, varcata la porta santa della Basilica di Collemaggio, tra il vespro del 28 e quello del 29 agosto, sarà pentito e confessato, vedrà rimessi tutti i suoi peccati e scontata la pena per essi. Ma fra' Pietro non si ferma qui. Per timore che la chiesa possa impossessarsi della bolla per distruggerla a suo beneficio, la consegna alle autorità comunali della città di L'Aquila, garantendole così la sopravvivenza fino ai nostri giorni. Il vescovo della città mai avrebbe avuto autorità sulla celebrazione del Perdono che, seppur di grande spiritualità, attraverserà i secoli restando evento laico per eccellenza. Dopo centosette giorni di pontificato, papa Celestino V, stanco e nauseato dalle lotte di potere interne alla chiesa e dai faccendieri, maneggioni e trafficanti d'ogni risma che pretendevano di manovrarlo nelle sue decisioni, impose agli allibiti cardinali la sua rinuncia al soglio pontificio. Deposto il manto dorato, assunto di nuovo il saio da frate, motivando l'abbandono con la volontà di non offendere la propria coscienza, perennemente tesa ad una vita onesta e dedita alla ricerca della spiritualità, torna agli eremi dei suoi monti, stabilendo un evento senza precedenti. Presto dovrà lasciare l'Abruzzo, conducendo una precaria vita di fuggiasco, inseguito dagli emissari di Bonifacio VIII, suo successore, che vedeva in lui il pericolo di uno scisma. Raggiunto mentre tentava di approdare in Grecia, fu rinchiuso nel castello di Fumone dove, dopo una durissima detenzione di estremo rigore, venne presumibilmente assassinato nell'anno 1296.
Questo è stato il nostro Papa eremita e santo. Figura che riesco a leggere solo sotto il profilo umano. Il soprannaturale l'ho intravisto ieri. Quando Silvio Berlusconi, per mano dei suoi stessi emissari, non è potuto passare attraverso quella porta santa. Per ora la porta non è in vendita. Dovrà rassegnarsi.

38 commenti:

Anonimo ha detto...

grazie

arrgianf ha detto...

ciao Anna come va? :)

Anonimo ha detto...

Silvio passerà.

marbe ha detto...

Ciao Anna, che riesca Celestino a fermarlo?.. intanto gli ha impedito di arrivare fin lì..e questa è già una buona cosa.. ora gli impedisca di portare in Libia un'Italia che non è di sua proprietà!

Anonimo ha detto...

I "mondi dell'Abruzzo" ???????????? ?????????? ?????????????????????????????????????????????????

Anonimo ha detto...

Invece tu sei bravissima a passare....ad altro quando ti si chiede di presenziare ad una manifestazione importante. Infatti non solo non hai risposto a chi ti esortava ad andare ma hai addirittura scritto un nuovo post, così che il vecchio con le sue tracce andasse nel dimenticatoio e tu potessi goderti in santa pace la tua domenica a Roma. Brava Anna Pacifica! ti conosco mascherina...

la signora in rosso ha detto...

ho ricordato, leggendo il tuo post, la storia di Celestino V.... volesse il cielo che fosse capace di farlo stare in Libia per sempre....

Michele ha detto...

Io, in verità, la penso come Dante che colloca Celestino V, nel III canto dell'Inferno, tra gli ignavi apostrofandolo con due celebri endecasillabi "vidi e conobbi l'ombra di colui/ che fece per viltade il gran rifiuto".
E' anche vero che molti sostengono che questi due versi potrebbero essere riferiti anche ad altri personaggi (vedi Giano della Bella o Ponzio Pilato).
Se si legge, però, il contesto nel quale Papa Celestino V - unico pontefice ad abdicare nella storia bimillenaria della Chiesa Cattolica Apostolica Romana - ideò e pubblicò la Bolla nel 1294, egli avvantaggiò quel personaggio molto poco esemplare come il card.Benedetto Caetani che, a soli 59 anni, divenne papa col nome di Bonifacio VIII, nel conclave tenutosi in quel Castel Nuovo di Napoli sempre aperto a chi era pronto ad affiancare gli Angioini.
Bonifacio VIII, forse non avrebbe potuto avere un rilievo così grande se qualcuno - come Celestino V - non gli avesse concesso il soglio pontificio su "un piatto d'argento".
Se poi leggiamo il pontificato di Bonifacio VIII - durato appena nove anni - nell'ottica di una restaurazione delle vecchie prerogative forse sarebbe il caso di ricredersi su quell'atto - abdicazione di Celestino V - che mal giovò all'intera Chiesa e fu solo un'occasione per perpetrare antiche usanze e "vizietti privati".

P.S. sono stato allo "Scoglio" di S.Angelo. Il posto è meraviglioso, ma la cucina è fenomenale!
Thanks!

Anna ha detto...

Vedi Michele, partiamo da un presupposto diverso. Il tuo è quello di Dante, ed anche di Petrarca, che riconoscevano al papa la valenza di personaggio politico. Io qui ho parlato dell'uomo e del pastore di anime, quello che a mio avviso dovrebbe essere il capo della chiesa.Pietro era eremita e uomo del popolo. Egli accettò il soglio per obbedienza e lo rifiutò per scelta.

P.S. i miei consigli sono sempre ottimi :-)

the yogi ha detto...

questi, sono i frati che ci piacciono....

fuoridalmucchio ha detto...

Anna, questa volta non sono del tutto d'accordo con te.
Hai offerto un affascinante ritratto del vostro santo-eremita ma... personaggi di quel calibro, tanto più quando arrivano a ricoprire simili cariche, accettandole si sobbarcano il peso di responsabilità che vanno oltre le individuali scelte di vita. Insomma, ERA DIVENTATO PAPA, mica gli avevano dato una "medaglietta" al valor morale!
Se fosse stato davvero tanto saggio (e non ignavo come dice Dante) avrebbe portato a compimento, magari a prezzo della vita (che comunque fu destinato a perdere, in circostanze "misteriose", per mano della Chiesa), quel progetto RIVOLUZIONARIO che aveva principiato con la Bolla e che lo collocherebbe vicino a Cristo.

Qualsiasi nostra azione "pubblica" è anche, e sempre, atto politico!

Prossimante uscità il documentario di Erik Gandini "Videocracy".
Bhé, lì si mette a nudo come la televisione commerciale, col suo fare bella mostra di tette e culi, in 30 anni, abbia "lobotomizzato" le menti degli italiani, portando al potere il suo re e molti esponenti della sua corte (veline, miss, ex-cantanti e venditori vari)! Se non è stata politica anche quella...

Ateo Francesco da Licola

S. Silvio da Arcore ha detto...

In verità vi dico: chi crede in me sarà salvato.

Anna ha detto...

@Pinelli (mi piace chiamarti così),
a me piace offrire la lettura romantica della vita di fra' Pietro. L'anacoreta che diventa papa e non accetta le brutture del sistema chiesa. Credo che l'accostamento con la mancata presenza di B. il giorno del Perdono sia più efficace se il paragone viene condotto su questa linea.Non volevo accostare Celestino alla figura di Cristo, me ne guardo bene, non ha la stessa potenza. Anzi, rinunciando al soglio, ha mostrato tutto il lato umano della sua esistenza terrena.

Terrò d'occhio il documentario cui fai cenno. Grazie.

Atea Anna da L'Aquila

Anonimo ha detto...

Che noia! Bla bla bla...sai tutto tu!

B&B, mafia and Co ha detto...

Tratto da: site.it

Dopo il terremoto la Protezione civile - Affare macerie sul n. 10 di ''sollevati abruzzo''

di Angelo Venti - 28 agosto 2009

Dopo il terremoto è arrivata la Protezione civile. Ed è arrivata con Bertolaso Guido, De Bernardinis Bernardo e tutte le truppe cammellate al seguito, fornitori e clienti compresi.

Il sisma del 6 aprile - annunciato da 4 mesi di scosse durante i quali la Protezione civile non ha mosso un dito in tema di Previsione e Prevenzione - causa morti e rovine, ma mette in ginocchio anche tutte le istituzioni: una “situazione eccellente” per qualsiasi tipo d’intervento senza il pericolo di essere disturbati.
Come tutte le storie che si rispettino, anche questa delle “macerie che scottano” inizia per caso.
Le ore sono quelle immediatamente successive alla scossa del 6 aprile. Lo scenario è un territorio militarizzato già devastata dal sisma, con le sedi di tribunale, corte d’appello, caserme, comune, genio civile, ecc. distrutte o inagibili. A dirigere senza controllo alcuno le operazioni sul terreno è solo la Protezione civile, che nel caos generale esautora gli enti locali di ogni potere e disarticola le forze dell’ordine nelle loro funzioni istituzionali.
In questo quadro, Berlusconi tenta di arginare il primo tsunami in arrivo sulla gestione del post terremoto. “Se ci sono responsabilità emergeranno - dichiara il premier - Per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute. Quando ci sono questi eventi - insiste il Cavaliere - c’è chi si rimbocca le maniche e chi invece si prodiga a ricercare responsabilità. Io sono diverso, non è nel mio dna. E poi, per indicare responsabilità ci devono essere prove consistenti”.
L’affermazione di Berlusconi è ineccepibile, servono le prove. Infatti, nel frattempo, tra Pasqua e Pasquetta qualcuno le prove le sta facendo sparire a metri cubi, e lo fa a piazza d’Armi con uno spiegamento eccezionale di uomini e di mezzi.
Ma per comprendere il senso dell’irritazione del premier verso stampa e magistratura bisogna fare un passo indietro. A pochi giorni dal sisma, il Procuratore di L’Aquila annuncia l’apertura di un’inchiesta sui crolli di alcuni edifici, pubblici e privati: Alfredo Rossini dichiara che non ci sarebbero stati “indagati”, ma “arrestati”. E’ la prima inchiesta, anzi, “una per ogni crollo sospetto”. Solo che, come ricorda Berlusconi, per indagare, arrestare e condannare servono prove e corpi di reato. Come quelle che venivano triturate a piazza d’Armi.
Migliaia di metri cubi di macerie prelevate dagli edifici posti sotto inchiesta e triturate senza che nessuno avesse provveduto prima al loro sequestro.
La nostra testata denuncia, il tribunale sequestra il poco rimasto, le operazioni a piazza d’Armi si fermano. Il Procuratore annuncia un’altra inchiesta su piazza d’Armi, ma forse solo per la possibile presenza di amianto nei detriti triturati e invita i cittadini a fornire prove: poi nulla. Intanto una di quelle macchine tritasassi finisce nell’ex cava Teges “in preparazione”, ne rendiamo pubblica la presenza e tutto si riblocca. Così a maggio la Protezione civile investe del problema anche il Comune, il quale assegna l’appalto proprio alla Teges. Poi revoca la delibera, scatta l’inchiesta - ed è la seconda sulle macerie - e così la gestione torna a bomba nelle mani della Protezione civile.
Tiriamo le somme: in ballo un appalto da decine di miloni di euro, due inchieste sullo smaltimento macerie invece di una, una macchina tritasassi come filo conduttore, la cava Teges come unico elemento fisso: sempre la Protezione civile come primo attore.

lavaggio di cervello ha detto...

IL CORPO DELLE DONNE è il titolo del nostro documentario di 25′ sull’uso del corpo della donna in tv. Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”. L’obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero ” pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi. Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione.

Guarda il video a questo indirizzo

http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89

Anonimo ha detto...

Bellissimo questo documentario. Grazie per gli spunti di riflessione. Per chi sa riflettere, ovviamente.
Baci Rossella

Mammamsterdam ha detto...

Anch'io peferisco la lettura del Pietro fondatore compulsivo di eremi. E lo venivano sempre a scocciare pure li.

Il discorso di andarsene per non rendersi complice di un sistema che aveva formalmente lo stesso nome del suo, ma che ne differiva anni lui, in una persona con una tensione ascetica del genere, secondo me ha molto senso.

Però è questione di carattere. Intanto anch'io sono felice di come siano andate le cose, altrimenti quest'anno ci ritrovavamo una dama della bolla con il rialzo nelle scarpe e i capelli trapiantati.

Anna ha detto...

@Barbara,
mi hai strappato una risata in un momento di grande tristezza. B. come dama della bolla è, a dir poco, esilarante. E il giovin signore a chi lo facciamo fare? A Brunetta?
Ciao, un bacio.....

zefirina ha detto...

sai che a vieste c'era una lapide che testimoniava che aveva vissuto anche lì

gigadea ha detto...

Ciao Anna,
è tanto tempo che leggo il tuo blog, fino ad oggi non mi ero mai palesata ma ritengo giusto farlo proprio in questo post!!!
W Frà Pietro.

Abbraccio, Antonia

Anonimo ha detto...

mamma mia che noia...
E ogni tanto cambia post, scrivi scrivi perchè qui il blog langue e piange!

Daniele ha detto...

Ciao. Mi sono permesso di linkare il tuo blog sulla mia pagina Facebook. L'ho scoperto stamane per caso facendo una ricerca sulla Falcetti (quell'odiosa), e così ho scoperto la tua esperienza. Purtroppo non ho ancora fatto in tempo a leggere tutto - mi sono fermato a giugno - per cui non so come sia proseguita la tua/vostra vicenda. Spero comunque stiate tutti iniziando a trovare un briciolo, solo un briciolo di serenità in più.

Mi dispiace che vi si sia lasciati soli: i media non parlano più de L'Aquila se non per le visite autoreferenziali del re silvio - che tanto ricordano quelle nelle pianure laziali di un altro "regnante" italiano, per il quale trasportavano sempre gli stessi animali da fattoria a fattoria perchè si, tutto va bene siamo tutti ricchi e felici, vacche grasse! - e purtroppo devo ammettere che anche la gente, anche "noi" che non siamo più come "voi", dimentica in fretta.

Grazie per avermi ricordato di voi.

Daniele Romano

UIFPW08 ha detto...

come tutte le cose anche lui è soggetto a termine, basta solo aspettare..domani.
Ciao Anna
(scusami se non sono stato tra i tuoi pensieri)
Maurizio

sandro ha detto...

Questi anonimi sono sempre più pallosi e inutili. Ecco perchè forse non si firmano.

Per quanto riguarda la storia di Celestino V, egli è stato una delle poche figure vere e autentiche nella storia della Chiesa, ed ha obbedito solo alla profondita del suo credo. E non può essergli imputato nessuno strano tipo di colpa a posteriori.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Grande la conclusione del tuo post. Sarcasmo con una punta di stanca amarezza ma con sempre una grande voglia di lottare.

Un bacio ed un abbraccio
Daniele

Tua madre Ornella ha detto...

Cara Anna,
...il soprannaturale c'è.... visto?? ....non TUTTO si può...anche per Lui!! Questa Anna è davvero ...interessante! Non sò se mi ricordo ...male, ma il significato dell'attraversamento di quella porta non significa, l'assoluzione dai propri peccati???? Non è stato assolto....
Vieni a vedere il mio ultimo post è importante...
Un bacio
Ornella

silvano ha detto...

Mi sa che ho avuto un'allucinazione anch'io, infatti mi sembra d'averlo scorto il soprannaturale.
Berlu non passa.

Anonimo ha detto...

ciao. forse, non ho ancora avuto la conferma perché mi sto organizzando con altra gente, verrò a l'aquila tra venerdì e sabato.
non so se posso essere utile in qualche maniera: fammi sapere.
puoi contattarmi a questo indirizzo di posta.

jeanpierrelafitte@gmail.com

Giorgina ha detto...

Tu dici che è stata la volontà di Celestino? Non c'avevo pensato, ma potrebbe essere benissimo. Nel Buddismo lo chiamiamo Ichinene, ed una cosa molto potente, la 'direzione del pensiero'. Ciò mi incoraggia a non mollare certe lotte...si tratta solo di essere più 'determinati'?
Un bacio grande.

Giorgina ha detto...

'Ichinen', non 'ichinene'...me scappata una 'e'.

Anonimo ha detto...

Anna, tutto bene? sono un pò in pensiero. Non scrivi da giorni e non vorrei che fossi troppo giù.
Se hai bisogno di qualcosa che è nelle nostre possibilità, qualunque cosa, chiedi senza problemi.
Sorridi e vai avanti.
Un abbraccio
Miryam

Simona ha detto...

Almeno quella no, non è in vendita. Grazie per aver ricordato questa storia. Ho letto alcuni tuoi post, sono arrivata qui per caso e ne sono molto contenta.
Un abbraccio e a presto.

Anonimo ha detto...

Sono qui per caso Anna. Comunque coraggio, e forza Berlusconi Re del mondo.
Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

Povero Pietro.

Vi invito a dare un'occhiata all'orribile "cappella" tirata su in poco tempo a Sulmona, nella Cattedrale di San Panfilo. Per "onorare" il ritorno delle sue spoglie a Sulmona, si è detto.

In realtà, è l'ennesimo scandaloso sperpero di denaro da parte della CC (no, non i carabinieri, ma la Chiesa Cattolica). In una Diocesi piena di edifici, religiosi e civili, offesi dal terremoto, anziché restaurare e riaprire le chiese e ristrutturare le case si dà "lavoro" al solito buffone di corte (il nome, ahimé, è noto) perché "progetti" uno spazio che possa magnificare la suddetta CC e le sue inutili vanità.

A confermare come, nel post terremoto e in questo orribile periodo, a "lavorare" siano soltanto i servi, possibilmente incapaci e sicuramente corrotti.

Una risata vi seppellirà? speriamo.

Grazie, Anna, per questo spazio.

luposelvatico ha detto...

La figura di "colui/ che fece per viltade il gran rifiuto" l'ho conosciuta grazie a Silone ed alla sua "Avventura di un povero cristiano".
Questa capacità di rinunciare al potere se esso non è utile al bene del popolo è profondamente rivoluzionaria: ma oggi ci sono in giro più Bonifaciottavi che Pietridamorrone, ahinoi...

Mario Robusti ha detto...

Grazie per continuare a darci informazioni e storie da quella splendida città distrutta che è l'Aquila. Nel profondo nord ormai siete diventati una storia vecchia e coperta di nebbia. Nessuno squarcierà il velo di omertà che copre quest'ennesimo scandalo italiano.
Un sostegno, firmato, anche contro chi qui cerca di smontare chi ha ancora un'unica arma per combattere un potere oppressivo: la parola.

Mario Robusti

Pietro ha detto...

purtroppo, pur abruzzese, non conoscevo nei particolari la storia di Celestino V, ti ringrazio.
mi pare che questa figuri somigli molto a quella di Albino Luciani, ma purtroppo quest'ultimo non ha fatto in tempo a dimettersi.