mercoledì 24 febbraio 2010

Unirsi

Prima del terremoto, pur avvertendo fortissimo il legame con la mia terra, e provando un amore viscerale per il centro storico della mia città, che conosco pietra per pietra, e per i centri storici dei borghi medioevali del mio territorio, in realtà non avevo legami con la mia gente. E' un problema tutto aquilano: una comunità fatta di persone che si son sempre riunite in cerchie ristrette, e molto chiuse. Siamo per natura diffidenti, e gelosi dei nostri ambiti. Insomma, la tipica provincia italiana, con l'aggravante degli splendidi monti che, di certo, non contribuiscono a far spaziare sguardo e mente verso l'altro. Preferivo di gran lunga passeggiare nei boschi, piuttosto che, per dirla alla Moretti, girare, vedere gente,conoscere, fare cose. Insomma, il rapporto con i miei concittadini era di istintivo affetto, ma molto critico. E decisamente distante. Solo la città mi tratteneva in questi luoghi. Sentivo dentro di me che, pur asserendo da tempo che, prima o poi, sarei andata via, difficilmente avrei accettato il distacco. Ci stavo bene, mi sentivo dentro la mia pelle. Ora la città non c'è più. Diroccata, sola, buia. E infinitamente triste. Ma io ho riscoperto il senso di appartenenza alla mia gente. Ho conosciuto persone nuove, ho riallacciato rapporti sbiaditi dalla quotidanità. Mi sento di appartenere ad una grande famiglia di persone con le quali condivido i medesimi intenti. E lo stesso amore per i nostri luoghi. E la voglia di essere attivi in questa penosa condizione. Non è facile stare insieme. Idee ed approcci diversi. Ma un unico scopo. Perché vi dico ciò? Perchè credo che quello che accade qui, a me, a noi, dovrebbe accadere anche a voi. Immagino che molti di voi si sentano spaesati e sconsolati, e soli, di fronte alla schiacciante ed avvilente situazione che viviamo in Italia. Chi mi segue da tempo, da dopo il terremoto, dovrebbe fare tesoro della mia esperienza. Ero sola, lo ricorderete. Poi con pochissimi. Ora siamo di più. E cresceremo. Tutto sta ad iniziare. Ad uscire da quell'isolamento che ci imponiamo per soffrire meno. Unirsi sotto un'idea e con uno scopo condiviso non è impossibile. Vale la pena provarci. Iniziate con chi vi è più vicino. Gli altri verranno.Non aspettate un terremoto.


Vi lascio le immagini del nostro Luca Cococcetta. Eccoci, domenica scorsa,fra le nostre macerie.

30 commenti:

Luca ha detto...

grazie di sognare una realizzazione sociale!

"Arturo" ha detto...

Anna è bellissimo quello che hai scritto. E' ricco di speranza e di umanità. E' la cosa più di sinistra e più antiberlusconiana che mi è capitata di leggere negli ultimi anni.
Grazie, un affettuoso e caloroso abbraccio.
augusto

Matteo ha detto...

In effetti voi siete sempre stati chiusi, soprattutto quelli del centro. Se poi tiriamo in ballo i borghesotti allora lasciamo stare. Tipo quella che a Presa Diretta ha detto 'No io abito da sempre a L'Aquila, però non lo so dove sta LUcoli. Mo devo andà in lucoli'.
Comunque anche noi dei paesi del circondario siamo simili a voi.
In certe occasioni però, si mette da parte tutto e si fa fronte unito

Valentina ha detto...

Cara Anna,
la tua forza d'animo, il tuo coraggio e la tua dignità mi riempiono il cuore di speranza. In nemmeno un anno da una tragedia immane che ha sconvolto la tua vita, sei riuscita ad ottenere dei risultati straordinari.

Un abbraccio forte e continua così

Valentina

Federico D'Orazio ha detto...

Bello, Anna. Ancora più bello vedere che sentiamo(e conseguentemente scriviamo delle stesse emozioni)
Trovo due cose molto belle.
Noi ragazzi rifiutiamo di andare via da quì, e siamo tanti. E per di più, come ho anche già scritto, quì le generazioni si stanno davvero parlando.
Lo trovo bellissimo.
A me si è aperto un mondo.
Non ci voleva un terremoto, ma cavolo, ne stiamo tirando fuori finalmente il meglio di noi.

Faber ha detto...

Non sono di l'Aquila ma vorrei esserlo , grazie Anna sei la migliore fra tutti noi .

un abbraccio

Anonimo ha detto...

parole molto vere...complimenti!

nheit ha detto...

"Ora la città non c'è più. Diroccata, sola, buia. E infinitamente triste. Ma io ho riscoperto il senso di appartenenza alla mia gente. Ho conosciuto persone nuove, ho riallacciato rapporti sbiaditi..."

Anna,la città radice vita è come una persona che si è abituati ad avere intorno scontata quasi ma pulsa dentro a giro martellante pensiero fisso quando l'hai perduta.
Tante volte le hai detto che l'avresti lasciata presto e poi succede che è lei che se ne è andata. a questo punto ,tutto cambia e non sei più la stessa. Ma voi Aquilani la state riprendendo la Città. ce la farete.
e noi da voi impariamo. ogni giorno qualcosa . grazie Anna

Anonimo ha detto...

Anna, Repubblica e il Centro raccolgono informazioni dei terremotati.
Una grande iniziativa di Repubblica e il Centro sul post-terremoto.

Chiediamo ai cittadini dell'Aquila e delle altre zone colpite di raccontare la loro situazione. I due giornali mettono a disposizione degli abitanti uno spazio d'informazione e di commento, sui siti e sulla carta
http://racconta.repubblica.it/terremoto-ilcentro/risultatitotali.php?pag=2

zefirina ha detto...

ti sento più "speranzosa" nonostante gli inghippi e gli intoppi creati dai burocrati e dai politici, è bello questo nuovo sentimento che ti anima

marcoboh ha detto...

sembra una visita a un parente ingiustamente incarcerato. gli speculatori sperano che un giorno lascerete perdere e mollerete la città, mentre gli italiani già non ne sanno più nulla. ma voi non lascerete perdere, e noi siamo con voi.

Laura.ddd ha detto...

non ho perso un tuo post, dal 6 aprile. continuo a seguirti e faccio tesoro. grazie per queste immagini.

Rebelde ha detto...

Cara Anna, parole sante.
Posso assicurarti che nonostante da casa mia le montagne più vicine stanno a venti chilometri in linea d'aria, posso assicurarti che i milanesi sono ugualmente chiusi in se stessi per altri motivi riconducibili al non averne mai abbastanza e al conseguimento ossessivo del miglioramento sociale che poi per la maggior parte del popolino si traduce in sfruttamento, fatica e tristezza.
Come vedi non è un problema aquilano o provinciale, è un problema tutto italiano.
Certo le disgrazie uniscono e cambiano nel profondo, generalmente in meglio come stai appurando tu ma non sempre è così.
Noi abbiamo avuto la disgrazia Formigoni come regione Lombardia ma la cosa ci ha cambiato in peggio tanto che verrà riconfermato per altri cinque anni. Poi a livello nazionale (giusto per uscire dal provincialismo) abbiamo avuto la disgrazia Berlusconi ma non ci è bastata perchè riconfermeremo anche lui.
Questo per dire che, come dici profondamente tu, non aspettiamo altre disgrazie per cambiare in meglio, fermiamoci a riflettere, diamoci la giusta collocazione in questo mondo di merda e prendiamo coscienza tutti che è più gratificante unirsi per conoscere e superare le differenze che non isolarsi per conseguire l' impossibile.
In bocca al lupo per la manifestazione di domenica in cui è essenziale la partecipazione e lo sforzo di tutti per dare una spallata alla porticina che con tanta fatica siete riusciti a socchiudere.

Aldo

Fabio ha detto...

Una risposta doverosa.....
http://www.6aprile2009.it/

Anonimo ha detto...

Anna, ti ricordi quando hai risposto al mio messaggio con il quale ti ponevo alcune domande per dare un ordine alle mie poche e confuse idee riguardo ciò che stava succedendo? Ti ho ringraziato per averlo fatto, la tua risposta mi aveva piacevolmente sorpreso solo per il fatto che fosse arrivata. Purtroppo non siamo più abituati ad avere interlocutori, non siamo più abituati alla dialettica. Quando guardo un buon programma in tv (es. linea notte) sono felice per il fatto che possa esistere, da qualche parte, un confronto civile e, soprattutto, costruttivo tra le persone. Anche nel quotidiano è difficile instaurare rapporti di questo tipo, perfino tra conoscenti di più vecchia data. Il malinteso è sempre in agguato, la reazione più istintiva è la chiusura. Forse tutto ciò rende ancora più preziosi quei momenti di grazia in cui si riesce a instaurare un'intesa come quella che si respira da te o dai tuoi amici. Questi momenti sono importanti per tutti noi, sono la nostra ricchezza, l'unica che conta. E penso che l'amore per la tua terra e ciò che di nuovo stai vivendo oggi non appartengano a due diverse dimensioni, ma che siano unite da un legame inevitabile.
Un abbraccio, Simonetta

Matteo ha detto...

Hai sentito De Matteis e Chiodi sulla 'zona franca'?
Secondo te è una promessa da campagna elettorale o c'è qualcosa di concreto?

zefirina ha detto...

OT Anna c'è una foto di te su vanity fair di questa settimana cerco da fare lo scanner e mandartela

Anonimo ha detto...

che dire Anna Guerriera...

Se ogni Tua Parola fosse un mattone...la Tua Città(la Nostra Città)sarebbe già risorta più bella che mai...

Grande Onore alla Combattente
Watka Yo Ota

coscienza critica ha detto...

Da Roma sono già arrivati nel blog (Presidenza del Consiglio - Protezione Civile) a leggere il post. Hanno paura. Siamo con voi.

http://www.facebook.com/photo.php?pid=65072&id=100000719470623

GM C ha detto...

Ciao Anna, quello che dici in parte mi spiazza ma è ciò che succede ogni giorno, siamo tra la gente ma non "ci apparteniamo"... e per appartenere non intendo possesso ma quel sentimento del quale parli e che voi avete riscoperto e riscoprite ogni giorno. Dovrebbe essere insito nell'animo umano voler condividere, ma poi è proprio l'animo umano che ci fa paura perché riesce a colpire con una violenza inaudita... di contro è anche uno degli universi più belli, è capace di grandi cose, di grande Amore!
GM C

Claudio ha detto...

Sono di Belluno e mi sono molto riconosciuto in queste belle parole. Ognuno di noi, in fondo, ha la sua Recanati. Ma forse bisogna viverci, in mezzo alle montagne, per capire. Le montagne, le montagne che nascondono faglie, al loro interno. Come la nostra Linea di Belluno che ha ci ha fatti tremare, nel 1976. La fortuna può cambiare malamente, diceva giustamente una canzone degli Ustmamò (guarda caso, anche loro "montanari"). Mi ricorderò delle tue parole, Anna, quando andrò a nascondere i miei disagi sino al Bosco delle Castagne, penserò all'esperienza che hai voluto condividere, osservando per l'ennesima volta i rami ai quali i partigiani furono impiccati, e dedicherò il mio raccoglimento a chi sta combattendo - ADESSO - una battaglia vera. Grazie

Anonimo ha detto...

..purtroppo le persone a volte sono troppo apatiche ed abituate all'agio di quello che c'è per ombattere per quel pezzettino in più, per quel centimetro, e a volte dimentica che combattere per delle idee tiene vivi e fa crescere, fa crescere dentro e fa crescere come comunità.
Nel tuo/vostro caso dopo un evento cosi tragico come il terremoto e dopo gli abusi di un potere cosi contorto, le persone riscoprono il valore di quel centimetro, e creare comunità, sopratutto con ideali e scopi giusti, e portati avanti da persone valide e oneste come te, a volte diventa "relativamente più semplice,io vivo in provincia di Frosinone, dove anche solo chiedere l'ora viene scambiato per un attacco alla privacy, ma dove anche solo aprire una porta ad una signora che passa diventa un atto di generosità, invece di essere un gesto semplice e scontato come dovrebbe, rispetto ed educazione sono diventate virtù invece di essere la norma, la base di un vivere civile.
Molto brutta la situazione, ma molto bello il risultato che state ottenendo, che anche se qualche colpo da questo potere lo prendiamo ancora, bèh non può niente contro le idee comuni, contro le aggregazioni di gente per bene che pretende ciò che gli spetta di diritto, quello che TUTTI dovrebbero avere.
Come sempre onorato di poterti leggere.
Free

freeshadow@tiscali.it

giardigno65 ha detto...

DOPO UN PO'
Veronica A. Shoffstall 1971
Dopo un po’ impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza.
Ed inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta con gli occhi aperti con la grazie di un adulto, non con il dolore di un bimbo.
E impari a costruire tutte le tue strade oggi, perché il terreno di domani è troppo
incerto per fare piani.
Dopo un po’ impari che il sole scotta se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte, e che vali davvero.

Il grande marziano ha detto...

Sfortunatamente l'istinto animale dell'homo sapiens lo fa difettare nell'esercizio dell'unità, non dico come solidarietà autentica, ma almeno come comunione di energie verso uno scopo condiviso, a meno che non senta egli stesso per primo, sotto il proprio mento, l'odore del letame che lo incalza. Senza dimenticare che invece, non di rado, in queste situazioni estreme esce fuori l'istinto dello sciacallo. E credo che tu lo sappia fin troppo bene.

Eppure, come dici tu, Anna, se questo paese vuole sperare in un domani, c'è davvero bisogno di una società più unita. Ma sono quindici anni (ma forse anche di più) che vediamo operare una campagna continua, reiterata, deliberata, martellante, sistematica, di divisione chirurgica del nostro tessuto sociale a livelli diversi, eppure drammaticamente comuni. I ritornelli sono sempre gli stessi: da una parte i buoni/operosi, dall'altra i comunisti/disfattisti, da una parte i sinceri, dall'altra i bugiardi, da una parte i cattolici, dall'altra gli eretici, da una parte i sostenitori della vita, dall'altra i cultori della morte ecc.

E tutto questo viene condito giornalmente con la promozione e l'affermazione di una concezione individualistica della vita, una visione del "tutto-intorno-a-te", come dice il faccione con il bastone, sostenuta e nutrita dai "valori" capitalistici, che fa smarrire all'individuo il senso e la percezione dell'altro. Figuriamoci cercare una parvenza di unità.

E' chiaro che il cambiamento deve avvenire dal basso e dall'interno. Tuttavia, circa l'esigenza di un terremoto, purtroppo ritengo invece che sarà necessario. Senza una scossa forte, non si riuscirà a mettere insieme un movimento di proporzioni tali da catalizzare una spinta positiva di ricostruzione e rinnovamento nazionale. Chiaramente non parlo di un terremoto geologico. Parlo di una vera scossa sociale, economica, culturale, politica. Potrebbe bastare anche solo l'affermazione di una personalità pubblica nuova e forte, uno che riporti il giusto ordine in quella che deve essere la scala dei valori condivisi in una società che vuole dirsi civile. Ma gente "alla Obama" in giro non se ne vede, forse perché in Italia certe personalità vengono soffocate sul nascere perché a troppi viene comodo il mantenimento dello status quo.

Di certo ci vorrà qualcosa che vada a incidere "psicologicamente" sulla realtà della stragrande maggioranza della popolazione, per questo parlo di "terremoto". Solo un avvenimento del genere potrà far cambiare qualcosa nella mentalità di questo povero paese, altrimenti sempre più alla mercé dei consigli per gli acquisti.

Abbiamo bisogno di ideali in cui credere.
Abbiamo bisogno di sogni da inseguire.

Mammamsterdam ha detto...

Anna, conosco e riconosco molto bene quello che dici e l'ho vissuto sulla mia pelle come paesana (quelli della schwa nel dialetto) prima, come studentessa fuori sede dopo (pensa che tra le mie amiche di quel periodo io sono rimasta famosa perché l'unica ad essersi fatta e conservata un'amica aquilana dopo tanti anni di studi lì).

Per questo avevo una gran paura soprattutto del giudizio degli aquilani mentre scrivevo Statale 17. È successo il contrario, aquilani che mi scrivono per dirmi che si riconoscono in quello che dico e che come la descrivo io l'Aquila loro finalmente la 'vedono'.

E poi proprio oggi un anonimo che viene ad accusarmi di turismo intellettuale e vuole sapere quali sono le mie fonti quando parlo di quello di cui parlo.

Quindi s, nulla di nuovo, nulla di vecchio, ma un nuovo modo di porsi con la gente quest si, me ne sto accorgendo da qualche mese persino io.

E lo trovo bellissimo.

Che in fondo a noi montanari isolati con il senso del clan ci vuole un po' di scombussolamente e gente che viene da fuori per riacclimatarci ai vicini.

Pico ha detto...

Una riflessione, letteralmente ci possiamo specchiare in tanti nelle parole che hai usato.
E il tuo invito a non aspettare un terremoto per scoprire quanto adesso senti per chi ti è vicino è il modo più incisivo per capire cosa provi.

Un bel post davvero.

Pino ha detto...

Anna state vincendo, anzi avete già vinta sul piano personale...vi ammiro tantissimo! Un abbraccio e GRAZIE!!!!!

Frank57 ha detto...

Ti ho citata da me. E complimenti anche per la collaborazione con "il Fatto Quotidiano". Oltre alla grande battaglia che hai impostato.

Anonimo ha detto...

finalmente le carriole!
che schiaffo ai parrucconi!
Grandi Tutti gli Aquilani!
Watka Yo Ota

albe^_^ ha detto...

Segnalo dal sito de L'Unità:
http://www.unita.it/news/italia/95306/laquila_mesi_dopo_tra_bugie_e_interventi

Complimenti anche per la collaborazione con Il Fatto Quotidiano :) Chissà quanti, oltre me, hanno suggerito loro questa bella idea ;)

p.s. una idea semplice e carina: aggiungere sul blog una sezione che raccolga tutti i 'pezzi' ospitati da IFQ ;)