giovedì 11 dicembre 2008

Sguardi

Nei giorni vicini al natale la città si riempie di poveri. Mendicanti. Li trovi ad ogni angolo: uomini, donne, giovani, anziani, giovanissimi. Non mi vergogno di dire che mi irritano. Come mai arrivano solo a natale? Dove sono il resto dell'anno? Vengono in trasferta? Molti sono giovanotti in perfetto stato fisico. E li vedi lì, inginocchiati, con una mano tesa e l'altra a stringere il solito cartello sgrammaticato nel quale pretendono di illustrare la loro penosa esistenza. Non caccio nulla per quelle vite, non riescono a muovermi a pietà. Altro discorso sono i bimbi : con loro non sono dura, anche se so che, dietro l'angolo c'è il grande che li sfrutta. Camminavo per strada immersa nei miei pensieri, mi domandavo se il mio cuore fosse troppo duro ed insensibile, quando, in lontananza, vedo una signora anziana che mi guarda. La osservo: sui settant'anni, cappotto marrone, antico, ma in ottimo stato, cappello di lana chiara, fatto a mano , in casa, lana di angora, bello. Un foulard al collo, di seta, di quelli di una volta, quelli che immagino profumati. Scarpe marroni, usurate, sformate, ma lucidate con cura. Una borsa di pelle, antica anch'essa, ha il manico logoro, ma lei lo nasconde con la mano inguantata. Il viso è bello, fiero: ha un velo di cipria e di rossetto. Appena un velo. Una signora distinta. Aquilana dall'accento, appena intuibile, che avverto nel suo saluto ad un passante.Ricambio il suo sguardo e noto in lei uno scoramento indicibile. Uno sguardo che è una sommessa richiesta di aiuto. Lei passa oltre. Vado oltre anch'io, poi mi fermo, la raggiungo e le dico "signora, mi dica". Mi fissa con atteggiamento interrogativo: "pensavo volesse dirmi qualcosa" aggiungo, e lei "no, no, nulla". E va via. Mi resta dentro, mi ha trafitta. Continuo la mia giornata fino ad orario di chiusura dei negozi. Esco e mi avvio verso casa. Passo davanti alla "Mensa di Celestino", la mensa per i poveri della città. C'è la fila fuori e c'è anche lei. La testa bassa, le braccia distese lungo il corpo, le mani incrociate a reggere la borsa, lo sguardo a terra. Ha una dignità che mi stordisce. E mi fa male. Vorrei parlarle, ma non ho il coraggio. Mi appoggio al muro di cinta del cortile della vecchia scuola elementare trasformata in mensa, mi accendo una sigaretta e la guardo. Le mando un segnale. Voglio sapere di lei. Lei mi nota, ma continua a guardare a terra. La fila si muove. Entra e scompare aldilà del portone. Tornerò lì , ogni giorno in cui potrò, ad ora di pranzo. Dovrà parlarmi, prima o poi.

20 commenti:

silvio di giorgio ha detto...

la dignità spesso si trova proprio dove molti sono convinti che non ci possa essere.

maria rosaria rossini ha detto...

ciao anna, mi ha commosso quello che hai scritto.
sono certa che "la signora" prima o poi parlerà con te!
un saluto

rodocrosite ha detto...

Anna sei una ganza!

Saretta ha detto...

chıssa quante persone come leı cı sono.... e nessuno grande come te e pronto a noterle... dıo chıssa che storıa che avra...

zefirina ha detto...

secondo me anche sarà combattuta tra il parlarti e chiederti aiuto e la vergogna di o la timidezza di doverlo fare, altro che indurirsi il cuore, in questi casi ti si scioglie

Nemo ha detto...

Le sofferenze degli altri mettono sempre molta tristezza. Cosa fare per loro?

Lello ha detto...

io mi unirei a lei nella fila, un modo di mettermi al suo stesso livello...

Vincenzo ha detto...

Ciao Anna noto che vivi una piccola contraddizione. E’ una contraddizione comune a tanti altri e non meno me ogni volta che vedo per strada uno “zingaro”, un povero o un bisognoso di sicuro più di me. Vorrei tanto poterli aiutare tutti ma non posso. Dovrò soggiogare prima o poi il mio destino di ipocrita passante che ogni tanto si lascia andare a qualche elemosina. Già, ogni tanto. Ecco questa è la mia contraddizione. Quell’ogni tanto è il segno della nostra eterna ipocrisia sotto un malcelato velo commiserabile tipico del sistema cattoborghese in cui viviamo. E prima o poi dovremmo allontanarci da questi sentimenti contraddittori di durezza e poi di compassione. Ci vuole fermezza e convinzione slegata da vincoli ipocritamente cristiani in ogni nostro gesto. Prova a parlare con quella donna, di sicuro avrà qualcosa da insegnarci a noi piccoli borghesucci dal cuore tenero. Ciao ciao

donnigio ha detto...

Annaaaaaaaaaaaa....ma sembra una favola di natale!! Racconta ancora, aspetto di sapere come va a finire!!

silvano ha detto...

Non so cosa hai provato, hai cercato di spiegarlo ma le parole non bastano, bisognerebbe poter scambiarsi le pance per sentire le sensazioni altrui. Io ho avuto l'impressione dal tuo racconto, forse solo perchè a volte capita a me, che tu abbia inconsciamente visto uno specchio. Capita a volte di incrociare per strada persone che non abbiamo mai visto e pensare dal profondo potrei essere io, forse sono io tra 20 anni, o qualcuno che conosco ora ma non tra 20 anni.
E' terrbile. Cerca di parlarle, anche se forse commetterai una violenza...

marina ha detto...

ce la farai, sono sicura che ti farai breccia e che le farà bene conoscerti
ti abbraccio, marina

digito ergo sum ha detto...

che bella che sei.

ti abbraccio

giorgio ha detto...

Sono con te ad aspettare la signora. Facci sapere.
Giorgio.

Michael Grimaldi ha detto...

Da una parte abbiamo i "poveri organizzati", gestiti da bande (qui a Milano c'è il gruppone degli storpi o finti tali che presidiano le stazioni della metro), dall'altra la dignità minacciata dei nuovi poveri, delle vittime di una politica dissennata che si ritrovano a dover fare i conti con l'impossibilità di un pranzo o di una cena. Ed aumentano sempre di più. Ogni giorno centinaia di persone stanno perdendo il lavoro e sempre più pensionati e lavoratori non riescono a far fonte alle proprie esigenze. E' agghiacciante. Spero ci sia un epilogo lieto per la donna che ti ha colpito e per tutte le altre persone nella medesima condizione.

Arnicamontana ha detto...

E' la dignità con cui certe esistenze povere sono vissute a commuovere...Però, perché gli altri ti irritano?un saluto

Agave ha detto...

Ciao Anna, grazie per il sentimento che hai comunicato. Da un pò di anni a Palermo, avevo notato un "fenomeno" un poco diverso dal solito, che non eravamo abituati a vedere, gli anziani che chiedono l'elemosina. Mi ha fortemente colpita, perchè soprattutto gli anziani hanno sempre un senso molto forte della "dignità", che comunque mantenevano anche in quelle circostanze. Era però un segnale della forte crisi che cresce sempre di più. Cerco la speranza...
Evelin

Blogger ha detto...

Ciao Anna.
Io stesso ho visto molta dignità in alcuni volti ma, devo ammettere, non ho visto tanti ragazzi aitanti chiedere la carità a Milano.
Post molto bello comunque, complimenti.
Blogger

oscar ferrari ha detto...

già per la signora non dev'essere bella la situazione, se poi si sente osservata forse è ancora peggio

stella ha detto...

Intuivo che in te ci fosse sensibilità!!

Passa da me.

l'incarcerato ha detto...

Cara Anna, come sai se Dio esiste, si è nascosto tra quella gente...

Un abbraccio!