giovedì 16 luglio 2009

Il punto della situazione


A pochi giorni da quel disastroso 6 aprile, dopo aver collocato mia madre e mia sorella in una casa, io, qui sul campo della tragedia, ripetevo in continuazione, come un tormentone che non riuscivo a tenere a freno, guardando mio marito e l'amico Fabio, con il quale abbiamo vissuto il primo mese di disperazione, " occorre fare il punto della situazione". Lo dicevo con la testa fra le mani,e, alzandola, incrociavo il loro disorientamento. E toccavo il mio. Non so bene cosa volessi significare con quella frase. Credo il desiderio di trovare un punto di partenza. Al quale attaccarci.
Oggi, a centodue giorni da quella notte, so da dove partire. E dove arrivare, per la mia ricostruzione personale. Di questo avrò tempo di parlare,ma, prima di lasciare brevemente la mia città, voglio fare il punto della situazione della ricostruzione e della vita sociale di noi cittadini. Cosa abbiamo avuto? L'aiuto, non elargito, come sottilmente è stato imposto di credere ai cittadini, da mani pietose che ci hanno fatto beneficienza, ma da un governo che ce lo doveva, essendo noi contribuenti e cittadini italiani. Un aiuto, dicevo, a scrollarci di dosso la polvere delle macerie e ad avere un riparo sulla testa e del cibo. Aiuto, devo riconoscere, immediato. Ma dovuto. Chi ha provveduto a se stesso, non sottomettendosi al pietoso padrone, è stato, ed è ancora, ignorato. Invisibile. Ancor più invisibile tra gli invisibili. Inesistente direi. Poiché fonte di mancato guadagno. Cosa, invece, ci è stato imposto? La lista è lunga, armatevi di pazienza, se vorrete seguirmi.

1.Ci è stato imposto lo scellerato piano C.A.S.E. che si è presentato, sin da subito, come progetto atto a far degenerare il piano di ricostruzione della nostra città, e che non risolverà entro l'estate il problema di alloggio dei quasi cinquantamila sfollati.
2.Ci è stata imposta la collocazione del suddetto piano che contribuirà a favorire la disgregazione
della popolazione, pretendendo di mettere un tetto sulla testa solo a qualcuno di noi, senza prevedere spazi di rinascita sociale e lavorativa.
3.Ci è stata negata l'informazione sul piano C.A.S.E. Abbiamo scoperto solo dai giornali, unica fonte discutibile di informazione, il progetto calato dall'alto che mostra orribili case anonime, con la giunta edulcorante di mamme, e bimbi, e cani a passeggio fra prati in fiore. Di contro, davanti ai nostri occhi, stanno sorgendo mostri di cemento che deturpano la bellezza unica del nostro paesaggio, che era di alberi e di orti, e di foraggio ed erba medica. E grano. Ci hanno impedito di dire che tutti avremmo preferito strutture prefabbricate, di basso impatto paesaggistico,e, soprattutto, rimovibili. E molto più economiche.Tutti noi vogliamo tornare nelle nostre case. Nessuno vuole la new town diffusa. E permanente.
4.Le nostre abitazioni non sono state messe in sicurezza, se non pochissime e quelle dei soliti noti. Stanno crollando davanti ai nostri occhi. E l'esito delle verifiche di stabilità non è stato ancora reso noto per le case nella zona rossa, dentro le mura del centro storico. Nessuna stima dei danni è stata effettuata. Si sarebbe dovuta conferire, nella ricostruzione, la priorità assoluta al nostro patrimonio artistico ed architettonico.
5. E' stata fornita, al mondo intero, di noi e della nostra situazione, un'immagine falsata di città e popolazione che sta rinascendo. Di centro storico riaperto, fra concerti e star televisive. Di ospedale, ed uffici e tribunale funzionanti. Basterebbe venire qui per rendersi conto di quanto ciò sia lontanissimo dalla realtà. Ci hanno, quindi, imposto la controinformazione come unica, difficilissima, insidiosa arma. Che pochissimi sanno e possono usare.
6. Ci lesinano le ordinanze per la ricostruzione, centellinandocele con gusto quasi sadico. Le uniche rese note sin ora sono quelle per le case agibili, o da rendere tali con lavori di piccola entità. Ce le vediamo piovere addosso, e sono talmente macchinose che non riusciamo a capire come muoverci. Cosa fare. Da dove iniziare. A chi rivolgerci per chiedere delucidazioni. I lapidari siti internet del Comune e della Protezione Civile recano informazioni di difficile interpretazione, anche per tecnici e professionisti esperti. Nessun referente ufficiale che illustri il percorso amministrativo da intraprendere.
7.Ci è negato di conoscere il futuro scolastico dei nostri figli. Di fatto non sappiamo dove e come torneranno a scuola. E' impossibile qualsiasi tipo di programmazione. Si stanno così favorendo le iscrizioni nelle scuole di altre città.
8.E' stato permesso ad improbabili commercianti forestieri di collocare in ogni dove attività di ogni tipo, impedendo a noi di riattivare le attività commerciali per mancanza di reperimento di luoghi deputati.
9. Si è concessa la possibilità ai proprietari di seconde e terze case agibili, o di terreni agricoli o edificabili, o di locali commerciali di speculare sul disastro. I suddetti sono stati legittimati a chiedere per le loro proprietà importi inaffrontabili. Impossibili per chi ha perso il lavoro e non dispone di fonte alcuna di guadagno.
10.Nessun piano è stato approntato per la ripresa delle attività produttive. Una città non è fatta solo di tetti sulla testa, è fatta, principalmente, di lavoro. Lavoro, casa, piazza, intesa come luogo dove vivere la socialità. Questa dovrebbe essere la scaletta delle priorità. Invece ci hanno negato il diritto al pagamento ritardato delle tasse negli stessi tempi e modi avvenuti per i precedenti sismi, imponendolo sin dal gennaio prossimo venturo. Come se, per incanto, potessimo per allora aver ammortizzato il mancato guadagno e dato inizio all'attività produttiva.
11. Ci hanno imposto la disgregazione totale, nessun luogo comune dove poterci confrontare e prendere decisioni collettive. Subiamo l'ordine militare atto al comando della protezione civile che non risponde a nessun criterio di rispetto della libertà individuale.

Tutto ciò non è ascrivibile esclusivamente al Governo centrale, ma anche all'inettitudine delle istituzioni locali, assolutamente inadeguate a fronteggiare una situazione tanto grave. La Regione Abruzzo è assente, asservita al grande padrone. La Provincia ed il Comune, al di là delle belle e condivisibili parole, si perdono in piccole rivalità interne e giochi di potere. Preoccupati più di mietere improbabili successi elettorali, che del bene comune. L'unica speranza, seppur remota, rimaniamo noi cittadini. Se, armati di pazienza, sapremo lottare coesi. La partecipazione è l'unica arma che abbiamo nelle nostre mani. A settembre si vedrà se saremo in grado di metterla a buon frutto. Voglio essere speranzosa.



33 commenti:

silvano ha detto...

Desolante quadro. Quelli che reagiscono, non mi riferisco solo agli aquilani, rimagono netta minoranza. Quelli che analizzano e pensano rimangono netta minoranza. Che le minoranze facciano la storia forse è vero, ma questa volta la vedo dura. Di fronte all'evidenza, prima o poi anche la mistificazione sistematica e la realtà drogata dovranno fare i conti. A quando la sveglia? Ormai si tratta solo di questo.
ciao.

fuoridalmucchio ha detto...

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE.

Giorgio Gaber



Sottoscriviamo tutti?

Francesco

giardigno65 ha detto...

terribile ! Ogni emergenza diventa palcoscenico !

az ha detto...

Due cose mi colpiscono sempre dei tuoi post e del tuo "desolante quadro" della situazione: la chiarezza spietata dell'analisi e l'attaccamento caparbio (quasi feroce) alla speranza. Continua, continuate, se potete.
Un saluto pieno di condivisione e rispetto
Anna

Stefi ha detto...

Cara Anna,
fare il punto della situazione è avere un primo bilancio ed il quadro che emerge è sicuramente fallimentare e scoraggiante.
Vi auguro che a settembre tu possa fare delle considerazioni più ottimiste!!
Un abbraccio
Stefi

Tinto91 ha detto...

e intanto strade, areoporti e case per i signori del G8 sono state costruite in giro di qualche settimana, che schifo....

Anonimo ha detto...

Gli aquilani oramai pensano ognuno a sè stesso, l'apatia è assoluta, l'asservimento pure...
L'unica cosa che ho visto mantenere intatto lo spirito tenace e combattivo tipico delle nostre zone sono le vecchie case di pietra dei paesetti che resistono tenaci al sisma, all'incuria, alla cialtroneria dei propri abitanti e alla Protezione (In)civile.
Questo disastro ha dimostrato e dimostra ogni giorno di più che l'aquilano è oramai solo un pietoso servo delle clientele del momento e che nulla salverà la vallata dai disastri edilizi che giungono dal governo centrale ed ha accelerato l'autodistruzione di una società già marcia fino al midollo e disposta solo a guardare i fatti propri.
E allora che il terremoto faccia piazza pulita, che la gente inetta se ne vada e che rimangano 1000 abitanti in tutta la zona, almeno saranno i più meritevoli di stare tra quei muri pietrosi che valgono più di migliaia di larve inette ed inutili pure per farci u pappo' pe ji porchi!.
Dal canto mio non arretrerò di un millimetro, continuerò a tornare nel mio paese anche se la casa pietrosa dei miei bisnonni dovesse essere abbattuta (cosa probabile al 95%), mi trincererò nella mia casetta di legno piena dei miei vecchi mobili, perchè quei 6 metri per 6 sono della mia famiglia da almeno 109 anni, comprata e ristrutturata colla fatica e con gli anni e non sarò certo io la pecora nera che li lascerà in mano alle erbacce.
Certo, io posso dirlo con più facilità perchè vivo e lavoro sul litorale romano e un tetto sulla testa ce l'ho, ma se mi impunto io su una vecchia casetta di pietra in un piccolo centro storico sconosciuto a tutti, non capisco come facciano quelli che non hanno più un cazzo a rimanere amorfi di fronte a tutto questo nulla cosmico!

Alessio

rebelde ha detto...

Cara Anna sono contento per te che riesci finalmente a staccare un attimo dalla situazione in cui siete stati "insaccati".
Avevo scritto.."dalla situazione in cui vi anno insaccato" ma mi sono subito corretto perchè è ora di finirla di parlare sempre di "loro" senza accorgersi che così facendo cadiamo magari senza volerlo nell' ipocrisia.
Non vorrei essere frainteso, non ho bisogno di ripetere che condividevo tutte le tue idee prima del disastro e che ho seguito ogni tua testimonianza recente facendo nel mio piccolo da eco alle tue grida di dolore.
Intendo dire che ciò che è successo in questi mesi a L'Aquila e ciò che continuerà a succedere nei prossimi è stato possibile solo perchè il governo ha trovato terreno fertile su cui fare ciò che vuole e certamente non a beneficio della gente.
ALESSIO dice bene quando parla di amorfismo e di nulla cosmico ma ciò non è certamente emerso solo dopo il terremoto.
E' lo spaccato della società italiana e della stragrande maggioranza dei suoi componenti.
Seduti su di una poltrona di pseudo-benessere chiusi nei loro 60 metri quadri di proprietà finemente arredati con un telecomando in una mano e l' estrattoconto mensile nell' altra a crogiolarsi con le immagini patinate della pubblicità appuntando ciò che il prossimo natale non dovrà assolutamente mancare sotto l' albero.
Poi fuori può succedere di tutto, anche un terremoto. Ci si lava la coscinza con una donazione (senza sapere a chi e per che cosa)e tutto torna come prima, amorfo e vuoto. Intorno nient' altro.
Da quando gli italiani (una stragrande maggioranza) vivono così, i governi hanno sempre avuto terreno fertile e a quanto pare la stragrande maggioranza degli Aquilani rientra nello spaccato di società: rassegnata e rinunciataria difronte al bisogno di farsi sentire.
Per fortuna, come cita SILVANO, sono le minoranze che fanno la storia e in questo caso la minoranza (un' estrema minoranza) degli Italiani e degli Aqilani ha in mano una grossa partita da giocare e un grande patrimonio da tenere stretto con i denti: la dignità. Troppo poco per continuare a lottare? Io non credo e neanche Anna penso.
Aldo

Anonimo ha detto...

Ciao,
una briciola di storia sulle verifiche di agibilita'. Ci sono persone che si sono rese disponibili per chiudere il loro studio una settimana e fare i sopralluoghi per le agibilità nella tua citta'. Da tutta Italia. Venivano chiamati settimana per settimana. Uno di loro mi ha raccontato di organizzazione, diciamo così giorno per giorno, da parte della Protezione Civile che "coordina". Poi per inizio luglio non è arrivata più nessuna chiamata. Col G8 nessuno tra i piedi, a verificare le case.
L.R.

occhicheridono ha detto...

ti leggo sempre e pubblico spesso il link dei tupi post sul mio profilo di FB. grazie delle informazioni che ci dai.
un caloroso in bocca al lupo
Viviana

Luciano B. L. ha detto...

Undici punti molto chiaramente centrati delle malefatte. Se mi è permesso, la dodicesima riguarda l'assenza, per ora, di notizie sulle indagini della magistratura sui crolli di molte abitazioni mal costruite. Vedremo a settembre, con la legge bavaglio?
Luciano B. L.

Giorgia ha detto...

@ rebelde
E' molto triste che tu abbia un'opinione così sprezzante dei tuoi conterranei (se sei aquilano/a) e addirittura della maggioranza del popolo italiano!
Pensi davvero, in tutta coscienza, che tutti quelli che non la pensano come te stiano sbragati su un divano, in una mano un Martini ghiacciato e nell'altra l'ultimo telefonino, sì quello di Obama, naturalmente a guardare la televisione? E magari in quei 60 mq superarredati e superaccessoriati riceve monsignori e associazioni di missionari ai quali ha fatto donazioni in cambio di favori? Adesso capisco perchè moltissima gente, anche di sinistra, volge il suo sguardo altrove.
Abbi più rispetto della gente che lavora!
Ha tanta di quella dignità che tu non te la sogni nemmeno!!!

Pietro Taricone ha detto...

Un solo credo, un solo nome: BERLUSCONE! BERLUSCONE! BERLUSCONE! BERLUSCONE! BERLUSCONE! BERLUSCONE! BERLUSCONE! BERLUSCONE! BERLUSCONE! BERLUSCONE!

Nicola l'Operaio ha detto...

Quest'articolo è uscito sull'Unità di oggi 16/07/2009 alla pagina 14.

PS, Cara Anna, non possiamo più , e non dobbiamo più permettere che il potere(da chiunque sia rappresentato, decida le cose per noi, specialmente quando ciò che si decide, va a nostro sfavore!!!
Un salutone grande a tutti gli Abruzzesi come sempre.
Non mollate maiiiiiiiiiiii!

Anonimo ha detto...

e tu Anna cos'hai fatto?

Anonimo ha detto...

anonimo delle 22.04...
giusto anonimo potevi essere...

ti consiglio un account da usare
per eventuale prossimo commento

S C I A C A L L O DEMENTE

è perfetto per te

Anna scusami, ma di fronte a certi mentecatti non resisto a rispondere

quello che scrivi , cara Anna, è un pugno allo stomaco ..e così realmente diverso da ciò che vogliono farci credere
Non so proprio cosa dire..se non tieni ..tenete duro e soprattutto D E N U N C I A con i tuoi scritti quella che è la vera realtà .
ciao ,Stefania

Mary Valeriano ha detto...

Ho incominciato a leggere i punti sta mattina, lasiati a metà e ritornataci su ora... Scoraggianti anche solo a leggerli...
Meno male che uscirai un pochino, perché una ventata d'aria diversa può darti l'energia necessaria per andare avanti, ricominciare e continuare a scrivere perché è molto importante che tu lo faccia.

La Mente Persa ha detto...

Il quadro è desolante.
Hai ragione la resistenza è fondamentale, ma anche sensibilizzare e far conoscere a chi è fisicamente lontano dall'Aquila la vostra situazione è un buon strumento di reazione. Tu ci riesci benissimo.
gio

Squeeze ha detto...

Ciao. Volevo dire che sul sito (rimodernato) www.italia.it parlano dell'Abruzzo e dell'Aquila.

"Da non perdere poi, a l'Aquila, la Fontana delle 99 cannelle, impreziosita da altrettanti mascheroni in pietra"

Siccome non so, ti chiedo se col terremoto è andata distrutta. Non sarebbe il primo errore dei gestori di quel sito.

Arnicamontana ha detto...

Coraggio Anna, fare il punto della situazione è una necessità ed è sempre importante. E' avvilente la realtà che cerchi di condividere con noi ma il lavoro che stai facendo per te stessa, scrivendo, e per noi così male informati è grande davvero. Quando sarà, goditi la tua giusta vacanza, tra giuste comodità e giusta bellezza, che anche quella è un diritto. Un abbraccio

Anonimo ha detto...

L'orgoglio e i climatizzatori

Camilleri, è in arrivo il generale Agosto. E neanche l’Abruzzo sarà risparmiato, con l’aggravante, di cui non è colpevole la stagione estiva, che papi trascorrerà da quelle parti le sue vacanze di lavoro e di astinenza. Sembra una notizietta da nulla, quasi nascosta fra le pieghe di un Tg, quasi sussurrata. Ma nelle tendopoli, dove ci sono già state giornate di caldo insopportabile, gli abruzzesi, tutto sommato, sono tranquilli perché arrivano i condizionatori. E da dove arrivano? Da Roma? No. Dai «paesi europei». Ricorda quando Berlusconi, all’indomani del sisma, da autentico dux autarchico, tuonò che l’Italia bastava a se stessa e che gli americani avrebbero si e no ricostruito qualche chiesetta?


Vi ricordate? All’indomani del terremoto che colpì l’Abruzzo, come sempre capita in questi tragici eventi, molte nazioni offrirono aiuti all’ Italia in segno di solidarietà umana. Ma Berlusconi, all’epoca con l’elmetto di pompiere in testa, ritto sulle macerie, a insegnare ai tecnici come manovrare le ruspe, rifiutò cortesemente, ma fermamente. Il suo sottodiscorso evidentissimo, anche se taciuto, era che l’Italia non era un paese da terzo mondo, mancante di tutto e bisognoso di aiuti esterni.
A volte capita che ti offrono un pasticcino e te lo mangi anche se non ne hai voglia, per semplice cortesia. Ma Berlusconi non ha questi problemi di galateo, si è visto da come si comportò davanti alla regina d’Inghilterra. Ora però si apprende che i condizionatori d’aria, indispensabili agli sfollati per la sopravvivenza nelle tende, sono un gentile omaggio dell’ Europa. Ma come la mettiamo? L’orgoglio nazionale o c’è o non c’è. Non può funzionare un giorno sì e l’altro no, a seconda che tiri libeccio o che soffi scirocco. Perché in tutto il mondo si capirebbe che sopra al tetto della casa Italia c’è una banderuola di latta che cambia direzione a ogni alito di vento.

(http://www.unita.it/rubriche/Camilleri)

PS ti seguo quotidianamente dai primi post, e come me sono tanti...

Future Jurist ha detto...

@Giorgia
@Alessio & rebelde

Da quando si parla di diritti delle persone, il potere ha sempre colpevolizzato le vittime in modo da gettare polvere negli occhi, offuscando il comune senso di giustizia e di ingiustizia, così da vittimizzare i veri colpevoli. Per ragioni storiche e culturali, in Germania la sinistra è più sensibile che da noi a questi aspetti. Aspetti che le fiaccole accese dagli Aquilani in qualche modo illuminano, e che sono essenziali per capire il loro terremoto. Qui di seguito traduco, salvo qualche omissione non significativa, l’articolo “Als wären sie Täter und nicht Opfer. L'Aquila und der G-8-Gipfel” (Come se fossero colpevoli e non vittime. L’Aquila e il vertice del G8) apparso sul quotidiano berlinese “TAZ - Die Tageszeitung” del 6/7/09.

Future Jurist ha detto...

COME SE FOSSERO COLPEVOLI E NON VITTIME (1)

L'AQUILA / “Sì che lo so. Voglio riavere ‘L’Aquila mé’”. Paolo non ci pensa due volte, quando deve spiegare perché si trova in piena notte a Piazza della Fontana Luminosa, con una fiammella in mano e davanti a sé un cammino di alcune ore. Dice che è la prima manifestazione della sua vita. E neanche sua madre è mai andata a una manifestazione.

Un buio spettrale avvolge Corso Vittorio Emanuele, che dalla piazza porta al centro della città. L’illuminazione stradale è spenta, le finestre dei palazzi sono buie. In giro nemmeno una macchina, un pedone. La calma di un cimitero. Dalla notte del forte terremoto del 6 aprile il centro storico di L’Aquila è stato completamente evacuato e rimane sbarrato. Ironia della sorte, questa città a partire da mercoledì accoglierà il vertice del G8.

Tre mesi sono passati dal sisma, mancano tre giorni al vertice – un motivo sufficiente, agli occhi di diverse migliaia di Aquilani, per ricordare i propri morti e insieme per mostrare che cosa essi pensano del vertice del G8 organizzato sul territorio del terremoto. Un uomo indica sua moglie, le due figlie grandi. “Da tre mesi dormiamo in auto. Tendopoli? Mai e poi mai! Di giorno andiamo a casa nostra, anche se è vietato. È stata messa tra gli edifici danneggiati. Il governo finora non ha fatto assolutamente nulla per noi. La ricostruzione non parte. E dal vertice non riceviamo proprio nulla.”

Future Jurist ha detto...

COME SE FOSSERO COLPEVOLI E NON VITTIME (2)

Il corteo parte poco dopo mezzanotte. Giù per il Viale Gran Sasso un lungo serpente luminoso si snoda fuori, davanti alle mura della città. Non ci sono slogan, né bandiere. Solo uno striscione alla testa del corteo chiede “verità e giustizia” per le vittime del terremoto. Qualche decina di ragazzi e ragazze del comitato “3e32” indossano magliette gialle con la scritta: “Forti e gentili sì, fessi no”.

“Vogliamo la verità. Sapere perché questo terremoto ha provocato tante vittime”, dice Alessio, studente di filosofia all’Università di L’Aquila. (…) “Subito dopo il sisma il Procuratore della Repubblica di L’Aquila è corso in tv a annunciare mega-processi. Ma una fitta coltre di silenzio è scesa ormai da mesi sull’inchiesta riguardo alle responsabilità
delle imprese costruttrici e dei pubblici poteri.” (…) Annalisa, che studia anche lei filosofia, ricorda che Silvio Berlusconi ha deciso poco dopo il sisma lo spostamento del vertice del G8 dall’isola di La Maddalena in Sardegna a L’Aquila. “Vuole inscenare un gigantesco show sulla nostra pelle, e per questo siamo qui stanotte”. Secondo lei le tendopoli sono veri e propri lager e non si riesce a capire come mai non si cerchino soluzioni provvisorie migliori. Per esempio, si potrebbero avere semplici case in legno.
(…) “Ciò che ci unisce – dice una signora più matura – è la rabbia per come veniamo usati come comparse nello spettacolo del vertice. È una presa per il culo." (…)

Future Jurist ha detto...

COME SE FOSSERO COLPEVOLI E NON VITTIME (3)

Saranno tre-quattromila persone che nel frattempo si sono messe in movimento. A stento se ne trova qualcuno che non sia aquilano. E che non sia stato colpito dal terremoto. Eleonora vive da tre mesi in una tenda, insieme con estranei. A questa studentessa quel che non va proprio giù è il fatto che la Protezione Civile sia “diventata un reggimento para-militare. Veniamo controllati a ogni pie’ sospinto, come se non fossimo vittime, ma colpevoli.” (…) E la sua irritazione è al culmine quando il discorso va a toccare Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile. È l’uomo per tutte le stagioni di Berlusconi, dalla crisi dei rifiuti a Napoli al terremoto e all’organizzazione del G8. “Si comporta come il dittatore assoluto, che non deve rendere conto a nessuno di quel che fa. A noi Aquilani non viene mai chiesto niente su come si deve procedere nella ricostruzione.” Qui la strada che sta battendo il governo viene comunque giudicata disastrosa.

Per esempio, i venti insediamenti di ripiego, che devono essere pronti entro settembre. Tutti situati fuori di mano, in mezzo ai prati verdi. "L'intera struttura della città viene messa in ginocchio", teme Alessio. E spiega perché incombe su L'Aquila una lenta agonia. Dei 27.000 studenti finora iscritti, fin dal prossimo anno ne potrebbero restare solo 7.000. "Non ci sarà nemmeno una nuova matricola, e molti di quelli che attualmente studiano qui se ne andranno, dato che non hanno nessuna abitazione, mentre le loro facoltà versano in situazioni di emergenza."

All'una e mezzo di notte la fiaccolata arriva a destinazione, al parco della Villa Comunale, davanti a Corso Federico II. A sinistra, un centinaio di metri più giù, c’era la Casa dello Studente. Alcune decine di parenti, accompagnati da vigili del fuoco, possono superare il blocco per deporre un mazzo di fiori. A mano portavano uno striscione nero con i nomi delle vittime, Luciana, Francesco, Davide e gli altri, e sotto la scritta “Assassinati nella Casa dello Studente”.

Future Jurist ha detto...

COME SE FOSSERO COLPEVOLI E NON VITTIME (4)

Gli altri manifestanti hanno la possibilità, in gruppi di 200 alla volta, di percorrere a turno il breve tratto fino a Piazza Duomo, riaperto da tre settimane – e che consente per il momento di dare una piccola occhiata al centro storico. Proprio all’inizio di questo tratto decine di fiaccole formano il numero 307, quello delle vittime del terremoto. Le accompagna un musicista con le note tristi della sua tromba. I più tacciono adesso. Guardano su, angosciati, le facciate seriamente danneggiate. Intravedono, nelle stradine laterali, le montagne di macerie che torreggiano davanti ai ruderi. Alle tre è il turno dell’ultimo gruppo. Dovrebbe essere di 400 persone, ora - poliziotti e pompieri chiudono un occhio. Intanto lo striscione “Verità e giustizia” pende dalla grande fontana sul lato aperto della piazza. Centinaia di monconi di fiaccole, depositate sul suo bordo circolare, illuminano la scena.

“Vogliamo che questo striscione rimanga appeso qui anche nei giorni in cui i grandi della terra faranno la loro passeggiata tellurica. E che vi rimanga pure dopo”, dice al megafono una ragazza del comitato “3e32”. Il suo non è un discorso, ma un semplice pronunciamento contro l’appropriazione della città e dei cittadini, l’una e gli altri distrutti dal terremoto, “per una messinscena politica”. Contro l’uso di L’Aquila “come vetrina per il vertice del G8”. Alle 3.32, l’ora in cui il terremoto ha devastato L’Aquila, il silenzio scende sulla piazza. Molti hanno le lacrime agli occhi. Una donna piange rannicchiata a terra, davanti a sé la borsa e l’ombrello. Infine, quando il minuto di silenzio si chiude con un applauso caparbio, i ragazzi del comitato “3e32” discutono già della prossima iniziativa.
“’Yes, we camp’ sarà il nostro slogan”, dice Alessandro, “anche durante il vertice del G8 richiameremo l’attenzione sulla nostra situazione, sui campeggi forzati di migliaia di persone – diversamente da come Berlusconi si immagina”.

zefirina ha detto...

ripartire da sè, tu hai già fatto molto per gli altri dando voce ai disagi che altri non avevano modo di urlare, ora pensa un attimo a te e a peppe, vi abbraccio tutti e due

Alessandro Tauro ha detto...

Un post bellissimo nella sua esposizione tanto quanto è, ahinoi, terribile nel contenuto...
Fa ancora più rabbia vedere come l'opinione "a caldo" del popolo aquilano era richiesto nei giorni immediatamente successivi al terremoto.

Ora L'Aquila non conta più nulla. Trova spazio quando 8 megalomani si ritrovano a dare una lavata d'immagine ad un vertice inutile, costoso e, come in questo caso, dannoso per chi lo ospita, o quando una nuova scossa fa agitare la terra e le persone che la abitano.
Tutto il resto (ricostruzione, ripresa, università, attività, informazione, partecipazione) non ha più diritto d'asilo nell'informazione di casa nostra (salvo poche lodevoli eccezioni).

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Grande amarezza nel leggere il tuo riepilogo per punti. Ma dall'altra parte c'é una popolazione che lentamente forse si sta unendo e ci sono stati passi importanti almeno a livello di cassa di risonanza.

La strada é lunga e difficile ma c'é spazio per poter lottare e crederci.

francesco pier giuseppe lo piccolo ha detto...

sapevo che era così; sapevo che i racconti di giornali e tv (eccetto manifesto e pochi altri) era falso. ciao
Ps. copierò il tuo punto della situazione

Future Jurist ha detto...

Dopo il balzellone del sisma, i balzelli del governo. Niente paura, ciò che gli Aquilani danno al governo, il governo glielo ridarà indietro attraverso la Regione amica. Parola di Berlusconi.

Tu, cara Anna, metti qui in cima il rosone di Santa Giusta. Il suo iride aperto, come a vigilare sul lampadario della Sala Rossa di Palazzo Centi, che gli stava di fronte (e dove in teoria dovrebbe sedere il governatore Gianni Chiodi). In questo, come in quello, c’erano dodici raggi. Ma quanti ne restano in piedi, ora?

Le tue undici note, su cui fai il punto, marcano altrettante dissonanze, e annunciano ulteriori cacofonie. La dodicesima, la partecipazione dei cittadini, è l’unica che potrebbe risolverle, trasportandoci in un’altra dimensione sonora. E se vogliamo evitare il crollo di tutto il resto, uno schianto più generale, a quella ci dobbiamo per forza aggrappare.

(La parola che il tuo intelligentissimo blog mi ha appena chiesto di verificare è "nonsubir")

Pico ha detto...

Al 10 mi è piaciuta la sintesi urbanistica 'lavoro-casa-piazza'. E' la descrizione del senso che ha l'urbanizzazione. Al di fuori nulla 'ricostruisce' ma addirittura si rischia di generare uno squilibrio permanente in una città già ferita. Peggio mi appare sospetto che non ci si preoccupi a livello locale di creare un servizio per aiutare tecnici e cittadini a redigere correttamente richieste di intervento secondo le norme più recenti.

Anonimo ha detto...

l'idea è stata lanciata da una ragazza che ha fatto una settimana di volontariato nelle cucine del campo, che ha percio' conosciuto le persone ed i bambini ed ha tastato con mano la depressione e la loro sensazione di sentirsi soli ed abbandonati......


abbiamo percio' pensato che una maniera semplice per ognuno di noi e che puo' sollevare il morale e far sentire meno soli gli amici abruzzesi possa essere quella di mandare loro una cartolina.

l'idea è tutta qui

per chi volesse aderire basterà dunque comprare una cartolina un francobollo, scriverci su qualcosa di carino e affettuoso e spedirla a:

c/o campo di fossa via della stazione 67020 fossa l'aquila


Io ho già pronta la mia cartolina (che imbuchero' tra poco) non da un luogo di vacanza ma dalla mia cittadina. e nella cartolina oltre ad un messaggio lungo di vicinanza ho specificato che la cartolina ritrae la mia citta. con amici di ivrea ci stiamo poi organizzando per far mandare disegni ai bambini oltre che cartoline.

per chi la ritenesse un'idea carina...... :-)